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MONDO

Cresce la tensione

Siria, nuovi raid nella notte: è ancora strage. Trump – Macron: “ferma risposta”

Francesi e statunitensi d’accordo per un intervento contro Damasco, contraria la Russia, Save the Children: inorriditi per l’attacco chimico

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Aumenta sempre di più la tensione in Siria, con Stati Uniti e Francia che si preparano ad una reazione dopo l’attacco chimico di Douma, di cui viene accusato il regime di Assad, che nega sostenuto dall’alleato russo. Braccio di ferro anche sull’attacco israeliano alla base di Homs, anche questo contestato da Mosca e che coinvolge anche l’Iran, con 7 “consiglieri” militari di Teheran che sarebbero morti nell’attacco. Atacchi che si sono ripetuti anche nella notte, con almeno 19 civili uccisi nella regione di Idlib, in un’area più volte bombardata dal regime di Damasco.

Nuovi raid con vittime nella notte
È quindi di almeno 19 civili uccisi, tra cui donne e bambini, il bilancio di raid aerei con armi convenzionali condotti nella notte da velivoli non identificati nella regione nord-occidentale siriana di idlib, nel distretto di Wadi Nassim. Secondo la protezione civile locale e fonti mediche sul posto, le vittime appartengono a tre diverse famiglie di sfollati in un'area fuori dal controllo governativo, più volte bombardata da caccia di Damasco. Al momento le informazioni non possono essere verificate in maniera indipendente sul terreno.

Macron – Trump: “ferma risposta”
Il presidente francese e quello statunitense hanno avuto un colloquio sulla situazione in Siria e hanno espresso il desiderio di una "ferma risposta" da parte della comunità internazionale. Emmanuel Macron e Donald Trump hanno ribadito di volere una reazione decisa alle nuove violazioni del divieto delle armi chimiche. Se "la linea rossa è stata superata" in Siria, ci sarà "una risposta": è l'avvertimento ribadito dal portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux, alla luce del presunto attacco chimico lanciato il 7 aprile contro Douma, l'ultima roccaforte dei ribelli nella Ghouta orientale, alla periferia di Damasco. Lo scambio di informazioni tra il presidente americano e l'omologo francese, ha aggiunto, "conferma a priori l'uso di armi chimiche". Dell'attacco è stato accusato il regime siriano di Bashar al-Assad che ha negato, sostenuto dall'alleato russo, secondo cui si tratta solo di una montatura. Trump ha promesso che gli Stati Uniti risponderanno "con forza" all'"orribile attacco" chimico, annunciando una decisione in "24/48 ore". E almeno un cacciatorpediniere Usa con missili guidati sta navigando verso la costa della Siria, secondo quanto reso noto dal Wall Street Journal.

Save the Children: inorriditi per attacco chimico
''Siamo inorriditi dall'attacco avvenuto a Duma. È chiaro che ancora una volta i bambini sono stati uccisi e feriti in modo indiscriminato. I nostri partner riferiscono di aver aiutato bambini in preda a soffocamento, con schiuma alla bocca, convulsioni, in una situazione di caos'': lo ha dichiarato Sonia Khush, direttrice della risposta in Siria di Save the Children.  Dall'inizio del 2018 alla metà di febbraio nell'area est di Ghouta sono state uccise più di 600 persone, oltre 2000 sono state ferite e più di 60 scuole sono state distrutte o danneggiate dai bombardamenti, obbligando 57mila alunni a interrompere o abbandonare la scuola.

Su Homs rabbia di Libano e Iran
L’attacco alla base militare siriana di Homs coinvolge in pieno l’altro grande attore dell’area, l’Iran, visto che sarebbe salito a sette il numero dei "consiglieri militari" iraniani morti nel raid, presumibilmente eseguito da Israele nella notte tra domenica e lunedì, contro la base aerea T-4 nella provincia di Homs, nella Siria centrale. Lo ha riferito l'agenzia di stampa semiufficiale iraniana 'Tasnim', secondo la quale le salme degli iraniani sono già rientrate nella Repubblica islamica e nelle prossime ore si terranno i funerali. Il Libano ha deciso di presentare un reclamo alle Nazioni Unite dopo che il suo spazio aereo è stato presumibilmente usato per il raid aereo, attribuito all’aviazione israeliana, contro una base militare nella provincia di Homs, in Siria. Lo riferiscono i media ufficiali libanesi.