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EUROPA

Spagna: svolta sulla Catalogna, governo annuncia indulto per 9 separatisti

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Il premier spagnolo Sanchez
Svolta in Spagna. Quattro anni dopo il referendum per l'indipendenza della Catalogna, che nel 2017 fece piombare il Paese nella più grande crisi politica da 40 anni, il premier socialista Pedro Sanchez ha annunciato l'indulto per nove leader secessionisti incarcerati. Il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare il provvedimento martedì. "Per raggiungere un accordo qualcuno deve quasi sempre fare il primo passo" e "il governo spagnolo farà questo passo adesso", ha detto Sanchez, sottolineando che "con questa azione materialmente portiamo nove persone fuori dalla prigione, ma simbolicamente portiamo milioni e milioni di persone alla coesistenza".

In relazione al referendum non autorizzato del 2017, duramente represso dalla polizia, e alla conseguente dichiarazione unilaterale di indipendenza, 12 leader separatisti sono stati condannati per sedizione e altri crimini: a 9 di loro sono state imposte pene detentive lunghe, mentre 3 furono riconosciuti colpevoli di disobbedienza ma non incarcerati. Nel suo discorso tenuto al Teatro dell'opera di Barcellona, Sanchez non ha precisato se gli indulti copriranno del tutto o solo in parte le pene comprese fra 9 e 13 anni di carcere. In ogni caso, dopo l'ok del Gabinetto, sarà necessario il via libera di re Felipe VI, prima che la Corte suprema emetta pronunciamenti individuali sull'effetto degli indulti su ciascuna delle condanne.

L'intenzione dichiarata di Madrid è quella di tendere la mano per una riappacificazione, come dimostra il titolo scelto da Sanchez per il discorso con cui a Barcellona ha fatto l'annuncio: 'Riunione: un progetto per il futuro di tutta la Spagna'. Ma la mossa ha spaccato l'opinione pubblica a livello nazionale e non pare essere risolutiva: gli indipendentisti protestano, sostenendo che sarebbe stata più opportuna un'amnistia totale anziché un indulto (l'indulto viene concesso dal governo come modo per risparmiare la pena ai condannati, l'amnistia viene considerata invece un riconoscimento di mancata colpa) e insistendo sulla necessità di un referendum. Mentre la potente Chiesa cattolica catalana e le principali associazioni di imprenditori si sono schierati a favore degli indulti, la Corte suprema spagnola si è opposta sottolineando che i separatisti non avevano mostrato pentimento, oltre il 60% degli spagnoli in un sondaggio si è detto contrario (compresa metà degli elettori che hanno votato per i socialisti di Sanchez nelle ultime elezioni) e il mese scorso migliaia di persone sono scese in piazza a Madrid per chiedere addirittura le dimissioni del primo ministro, rispondendo all'appello di tre partiti d'opposizione che andavano dal centro all'estrema destra.

Su Sanchez fioccano accuse da una parte e dall'altra. Oriol Junqueras, ex vice presidente della Catalogna e il separatista di più alto rango finito in carcere, nel fine settimana ha dichiarato che gli indulti "mostrano la debolezza dell'apparato statale", suggerendo che il tempismo dipenda dal fatto che l'esecutivo teme che Corti europee di livello più alto possano ribaltare le condanne degli indipendentisti pronunciate in Spagna. "Lo Stato adesso prova a proteggersi dalle misure ingiuriose che ha adottato prima", ha detto a Catalunya Radio. Mentre il leader d'opposizione Pablo Casado del Partito popolare ha accusato Sanchez di cedere alla pressione dei separatisti in cambio del sostegno dei deputati catalani in Parlamento dunque, alla fine, per restare al potere.

Le tensioni sulla secessione della Catalogna, regione di 7,5 milioni di abitanti, sono cresciute negli ultimi 10 anni nel mezzo di difficoltà economiche per via della recessione e dello scontento per l'opposizione del governo conservatore a una maggiore autonomia. Sanchez e il nuovo governatore catalano Pere Aragones hanno in programma colloqui per questo mese, ma le loro posizioni restano in disaccordo: il premier ha escluso la possibilità di tenere un referendum, sostenendo che una maggiore autonomia accontenterebbe più catalani.