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ITALIA

Corte d'Assise

Strage di Bologna, pm chiede l'ergastolo per Gilberto Cavallini

Così il pm Enrico Cieri ha concluso la sua requisitoria

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Cavallini esce dal Tribunale di Bologna (Foto 30 gennaio 2019)
"Un delitto come questo, nonostante il tempo passato e la condotta successiva dell'imputato, non merita altra pena che l'ergastolo". Cosi' il pm di Bologna Enrico Cieri ha concluso la sua parte di requisitoria nel processo all'ex Nar Gilberto Cavallini per concorso nella strage del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria del capoluogo emiliano.

Ai giudici della Corte d'Assise, Cieri ha detto che "se doveste ritenere che Cavallini ha semplicemente offerto a Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini (condannati in via definitiva come esecutori  della strage, ndr) solo un passaggio fino a Bologna mentre lui si dedicava ad altro, quantomeno dovreste ritenere il contributo di aver offerto una base logistica e documenti contraffatti una condotta di partecipazione colpevole alla strage, che lo deve far ritenere responsabile".

Per il pm Enrico Cieri ci sono "quattro chiodi" che costituiscono gli indizi su cui si fondò la condanna all'ergastolo, per la strage del 2 agosto, di Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini, e che "devono portarvi - ha detto rivolgendosi ai giudici della Corte d'Assise - alla conclusione assolutamente obbligata della condivisione piena del progetto stragistico anche da parte di Cavallini, che in quei giorni ospitò il resto della banda in casa sua e di Flavia Sbrojavacca a Villorba di Treviso".

I "quattro chiodi", ha spiegato Cieri durante la sua requisitoria, sono le dichiarazioni di Massimo Sparti, principale accusatore dei Nar per la strage, "ancora mai contraddette", e il movente dell'omicidio di Francesco Mangiameli, leader siciliano di Terza Posizione, ucciso perché avrebbe potuto rivelare "sconcertanti responsabilità sulla  strage". E ancora, la telefonata di Luigi Ciavardini a Cecilia Loreti, sua amica, per avvisarla di posticipare un viaggio a Venezia dal 2 al 3 agosto, poi infine il fatto che l'alibi fornito dai Nar per il giorno della strage è "fasullo".

"Non è credibile - ha spiegato ancora il pm - che i quattro, la mattina del 2 agosto 1980 si siano divisi, che solo in tre siano andati a Bologna con 15 chili di tritolo, non si capisce come, visto che erano tutti insieme nella macchina di Flavia Sbrojavacca, che invece Cavallini sia andato a Venezia da solo per far filettare un'arma".