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MONDO

Condannata a morte per apostasia

Sudan, Meriam si è rifugiata nell'ambasciata Usa

A riferirlo l'avvocato della donna poche ora dopo la scarcerazione. Meriam, 26 anni, era stata condannata a morte per apostasia, la pena era stata poi annullata. Fermata e poi rilasciata all''aeroporto di Khartoum cercava di lasciare il paese con marito e figli 

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Meriam Yeya Ibrahim Ishag, la 26enne cristiana sudanese di cui è stata revocata la condanna a morte per apostasia, ha trovato rifugio all'ambasciata americana a Khartum. Lo ha annunciato il suo legale, Mohanad Mustafa. La donna, rilasciata lunedì scorso, era stata nuovamente fermata in aeroporto, mentre con il marito stava tentando di partire per Washington. Le autorità sudanesi hanno convocato gli
ambasciatori di Stati Uniti e Sud Sudan nell'ambito delle verifiche dell'autenticità del suo documento. "I nostri referenti di 'Sudan change now' ci hanno confermato che le autorità sudanesi hanno rilasciato Meriam Yeya Ibrahim Ishag" scriveva sulla pagina Facebook di Italians for Darfur la presidente dell'associazione, Antonella Napoli.

Fermata all'aeroporto
All'aeroporto di Khartoum gli agenti le avevano contestato di essere in possesso di documenti di viaggio - di un documento dell'ambasciata del Sud Sudan e di un visto per gli Stati Uniti - emessi dal governo del Sud Sudan nonostante lei non sia una cittadina sudsudanese, come invece lo è il marito. Inoltre la donna stava andando negli Stati Uniti, che non è il suo Paese natìo mentre il marito ha anche la cittadinanza americana. ''Questo viene considerato illegale da parte delle autorità sudanesi, che hanno convocato sia l'ambasciatore americano, sia quello sud sudanese'', si legge sulla pagina Facebook dei servizi di intelligence sudanesi. 

Fine di un'odissea
È stata interrogata e poi rilasciata. "Anche il dipartimento di Stato Usa ha assicurato che le autorità dopo aver sentito Meriam per diverse ore per questioni legate ai loro documenti l'hanno lasciata andare perché non era formalmente in arresto - ha raccontato Antonella Napoli-  Sulla vicenda sono intervenute anche altre rappresentanze diplomatiche, tra cui quella italiana che è intervenuta subito dopo il fermo per accertare cosa fosse avvenuto e per velocizzare il suo rilascio".

La condanna a morte
La donna era stata arrestata per aver sposato un uomo cristiano nel 2011, Daniel Wani, e di aver per questo abbandonato la fede islamica. Il loro matrimonio non era stato riconosciuto dalla corte di Khartoum, che ha fatto tra l'altro infliggere a Meriam cento frustate. Dopo un'enorme pressione internazionale, e mediatica, la condanna è stata annullata. Anche la Commissione nazionale per i diritti umani sudanese era intervenuta per denunciare la condanna a morte di Meriam come incostituzionale poiché contraria alla libertà di culto.