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ECONOMIA

Allarme dei sindacati sul futuro della società

Cda straordinario Tim, ipotesi proposta di acquisto da Kkr

Ci sarebbe la manifestazione di interesse avanzata da fondo statunitense per l'acquisto dell'intero gruppo. Vivendi: "Nessun contatto con fondi e Cvc per opa". Fonti Mise: "No comment, massimo riserbo"

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Consiglio di amministrazione straordinario di Tim convocato per discutere della manifestazione d'interesse del fondo Usa Kkr per rilevare l'intera società. Tutti presenti i consiglieri, la maggior parte in video collegamento. 

Sul tavolo, la manifestazione di interesse avanzata dal fondo statunitense Kkr per l'acquisto dell'intero gruppo. Fonti della società interpellate in merito confermano la convocazione del consiglio per oggi, senza fornire indicazioni sui contenuti della riunione.

"Vivendi nega fermamente di aver avuto discussioni con qualsiasi fondo, e più specificamente, con Cvc" per una eventuale offerta pubblica di acquisto su Tim, in risposta alla proposta di Kkr. E' quanto fa sapere un portavoce della media company francese, primo azionista di Tim, con il 24% circa del capitale. "Vivendi ribadisce la propria disponibilità e volontà a collaborare con le autorità e le istituzioni pubbliche italiane per il successo a lungo termine di Tim" dice il portavoce sottolineando che "Vivendi è un investitore di lungo termine in Telecom Italia e lo è stato fin dall'inizio".

Il governo, con l'eventuale ingresso in Tim di un altro investitore estero come il fondo statunitense Kkr, potrebbe esercitare il 'golden power' per tutelare la rete, l'asset più strategico e di valore della
compagnia telefonica. A questo proposito, Palazzo Chigi sarebbe pronto a varare una sorta di supercomitato di ministri e superesperti per esaminare questa possibilità. Tra i nomi ipotizzati, ci sarebbero quelli del ministro dell'Economia Daniele Franco, del ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, il ministro dell'Innovazione Digitale, Vittorio Colao, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Francesco Gabrielli, e gli economisti e consulenti  del governo Francesco Giavazzi, Roberto Garofoli e Giuseppe Chine'. 

Il fondo Kkr è già azionista di FiberCop, la società in cui Telecom Italia ha spostato l'ultimo miglio della rete telefonica. Il fondo Usa punterebbe all'acquisizione dell'intero gruppo e, secondo quanto riporta il Corsera, sarebbe disponibile a lanciare un'offerta pubblica sull'intero capitale del gruppo, anche grazie al fatto che le azioni sono al momento ai minimi storici. Venerdì a piazza affari, nonostante la chiusura in controtendenza con un aumento del 3,65%, l'azione veniva quotata a 0,3465 euro.

Va comunque ricordato che il governo ha la possibilità di utilizzare il 'golden power' a tutela della rete considerato un asset strategico per la sicurezza nazionale, inclusa la rete internazionale di Sparkle."E' ipotizzabile - scrive il Corsera - che in caso di un'Opa il governo metta dei paletti a difesa della rete, tanto per la parte contenuta in FiberCop quanto per la cosiddetta 'rete primaria' rimasta a Tim. La manifestazione di interesse arriva in un momento sicuramente delicato per la società, e per l'amministratore delegato Luigi Gubitosi. Il presidente di Tim, Salvatore Rossi, aveva già convocato un Cda del gruppo telefonico per venerdì prossimo dopo che undici consiglieri, tra i quali in particolare i rappresentanti espressi da Vivendì, avevano firmato una lettera dai toni aspri, dove si parla di sfiducia e preoccupazione chiedendo con urgenza un cda straordinario per discutere di governance e dello stato di deterioramento dei conti aziendali. Anche i sindaci hanno espresso preoccupazione per il trend dei conti, che scontano due profit warning in quattro mesi e che hanno costretto S&P a tagliare a BB il rating del gruppo telefonico, ormai sempre più lontano dall'investment grade.   

Le tensioni che scuotono Tim provocano la dura reazione dei sindacati, che se la prendono con il governo, accusato di aver contribuito alle difficoltà del gruppo mettendo nel congelatore il progetto della rete unica (che sconta anche l'ostilità dell'Europa), e con un azionista, Vivendi, che punta "a ribaltare la Governance aziendale, anziché lavorare ad un piano industriale di sviluppo", ha detto il segretario della Fistel-Cisl, Vito Vitale. "Un'azienda che aveva basato il proprio piano di rilancio industriale su un progetto infrastrutturale condiviso dal Governo vede ora rimesso tutto in discussione per il repentino e ad oggi tutt'altro che chiaro cambio di impostazione dell'Esecutivo. C'è in gioco la tenuta occupazionale di Tim con il rischio di migliaia di esuberi e la tenuta di tutto il settore Tlc", hanno scritto Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil al ministro, Giancarlo Giorgetti, minacciandole mobilitazioni "più opportune", incluso lo sciopero, se non dovesse arrivare una convocazione "ad horas" al Mise.

Kkr, il fondo Usa con 430 miliardi di dollari in gestione
Circa 430 miliardi di dollari in gestione, 109 società in portafoglio e oltre 240 miliardi di dollari di ricavi l'anno. Sono i numeri del fondo Kkr. Il piano per Tim, al vaglio del Cda odierno, secondo quanto si apprende, prevederebbe un "modello Terna" (o Snam) da replicare anche per la rete di tlc: separare la divisione che fornisce i servizi alla clientela dalla rete che diventerebbe un asse regolato, basato sul meccanismo della Rab, che garantisce parità di accesso a tutti gli operatori.

In Europa, Kkr è il maggiore azionista dell'editore tedesco Axel Springer, in Spagna, assieme ad altri fondi, possiede il quarto operatore telefonico nazionale MasMovil. Due gli investimenti in Italia: il principale è quello relativo a Fibercop, la società a cui Tim ha conferito l'ultimo miglio della rete. Il fondo a stelle e strisce ha messo sul piatto 1,8 miliardi di euro per aggiudicarsi il 37,5% della società infrastrutturale controllata da Tim e partecipata anche da Fastweb. L'accordo dell'ingresso di Kkr, annunciato ad agosto 2020, si è perfezionato lo scorso aprile. L'altro investimento del gruppo Usa nel nostro Paese è la Cmc Machinery, azienda umbra di Città di Castello gestita dalla famiglia Ponti, principale produttore di soluzioni di packaging automatizzate in Italia.