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CULTURA

Il business dell'arte

Traffico illecito di opere d'arte: cuffie, metal detector e spilloni, così scava un tombarolo

Nonostante scavare e vendere beni culturali sia vietato, a farlo sono in molti. Negli anni si è creato uno dei mercati neri più attivi del mondo: oltre 1300 persone denunciate nel 2014 e 60 scavi clandestini trovati. Ne abbiamo parlato con il colonnello Antonio Coppola, comandante del reparto operativo Tutela Patrimonio Culturale (Tpc) di Roma

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L'Italia, oltre ad essere il paese al mondo con più siti patrimonio dell'Umanità, ha anche un sottosuolo ricchissimo di reperti ancora da scoprire, manna dal cielo per i cercatori illegali di tesori, i cosiddetti "tombaroli". Si pensi al famosissimo "Vaso di Eufronio" che dal 1972, per 35 anni, è stato esposto al Metropolitan Museum di New York, e venne acquistato dal trafficante americano Robert Hecht per un milione di dollari. Analogo è il caso della "Venere di Morgantina", trovata da alcuni tombaroli nel 1977 ed esportata illegalmente dopo averla tagliata a pezzi.

Il cratere di Eufronio

Nonostante scavare e vendere beni culturali sia vietato, a farlo sono in molti. Negli anni, si è creato uno dei mercati neri più attivi del mondo: oltre 1300 persone denunciate nel 2014 e 60 scavi clandestini trovati. I tombaroli però sono solo il primo livello della catena: al vertice ci sono i grandi trafficanti, che fanno da tramite tra chi scava e chi acquista. Il lavoro di "tombarolo" viene trasferito da padre a figlio ed è un lavoro redditizio. Le procedure dei tombaroli sono sempre le stesse da secoli: statue, vasi, affreschi, commercializzati illegalmente e acquistati non solo da rispettabilissimi musei, ma anche da grandi collezionisti privati. 

I carabinieri del TPC combattono il fenomeno
A combattere il fenomeno i carabinieri del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale, il primo reparto specializzato nel genere al mondo, unità che ha fatto scuola. Tra le tele più importanti non ancora recuperate ci sono la "Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi" di Caravaggio, trafugata nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969 dall'oratorio di San Lorenzo a Palermo, e la "Madonna con i santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo" del Guercino. L'arte, in Italia, va letteralmente a ruba.



"Gli scavi clandestini sono complessi e difficili da trovare, le batterie dei tombaroli effettuano studi sul terreno per sapere dove cercare e scavare - ci spiega il colonnello Antonio Coppola, comandante del reparto operativo Tutela Patrimonio Culturale (Tpc) di Roma - I primi ferri del mestiere sono metal detector e spilloni per sondare: una volta individuato il punto, e se il punto è buono, si scava anche con mezzi meccanici, spesso in orario notturno". 

Il nostro patrimonio è vulnerabile?
"Il patrimonio culturale è sempre vulnerabile - prosegue Coppola - soprattutto le opere nelle chiese che spesso sono sottovalutate". Quasi la metà di tutti i beni trafugati ogni anno in Italia, viene rubato proprio dalle chiese perché nelle 65.500 parrocchie sparse sul territorio sono custoditi secoli d'arte e architettura, capolavori volutamente esposti e fruibili al pubblico. E ai ladri. Il caso più clamoroso, l'anno scorso il furto della Pala del Guercino dalla centralissima chiesa di S. Vincenzo a Modena. I carabinieri, insieme con la Cei, hanno anche diffuso un rapido e intelligente opuscolo con le "Linee guida per la tutela dei beni culturali ecclesiastici italiani" destinate a essere applicate per evitare furti. Alcuni consigli sono: ancoraggi per i piccoli oggetti e illuminazioni adeguate per evitare zone cieche ma anche gestione degli impianti di sicurezza, prevenzione degli incendi e consigli pratici su cosa fare in caso di furto.

Una legge poco incisiva
Per l'Ufficio delle Nazioni Unite di Vienna che se ne occupa, il traffico illegale di opere d'arte è il quarto business mondiale dopo i traffici di droga, armi e denaro riciclato. Nonostante questo, la legislazione del settore continua ad essere poco incisiva: le pene sono lievi, massimo tre anni di carcere e poche migliaia di euro di multa, in confronto ai valori milionari delle opere d'arte che vengono rubate e poi rivendute. Attualmente è allo studio una riforma normativa del settore.

Mercato dell'arte e criminalità organizzata
"L'investimento o il reinvestimento di capitali illeciti in arte - spiega il colonnello Coppola - è uno dei più sicuri perché non perde valore ed è semplice da sottrarre. Il bene artistico è un bene rifugio nel quale investire denaro accumulato nel traffico di stupefacenti". Le opere rubate o falsificate vengono immesse sul mercato clandestino e qui, in particolare per quelle falsificate, a farla da padrone è il web. Il traffico segue poi piste internazionali e le opere d'arte vengono portate fuori dall'Italia.