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MONDO

Una sfida partita da San Francisco

La guerra di Uber: un'app si aggira per il mondo

Esplode la protesta anche in Francia. I tassisti bloccano aeroporti e stazioni di molte città

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La protesta in Francia contro il servizio Uber
di Bernardino Rinaldo
Tutto è cominciato a San Francisco. La città californiana che è stata la culla della Beat generation, della contestazione studentesca e di molte politiche liberali, partite dalla costa occidentale degli Usa per diffondersi poi nel mondo, ha visto nel 2009 la nascita di Uber, azienda che l'anno successivo ha lanciato l'applicazione per mettere in contatto diretto passeggeri e autisti.

Le proteste in Francia
In pochi anni il servizio è stato esteso in altre città americane e in diversi paesi di vari continenti, incontrando l'opposizione dei tassisti e numerose sfide legali. Oggi l'attenzione è alla Francia, dove la protesta dei tassisti ha portato al blocco di aeroporti e stazioni di molte città, con l'intervento della polizia antisommossa per ristabilire l'ordine.

L'Italia dice no
Va detto che il quadro varia da paese a paese. In Italia, lo scorso mese, il Tribunale di Milano ha disposto il blocco su tutto il territorio nazionale di UberPop, servizio di tipo taxi che permette di ottenere passaggi da privato a privato, accogliendo il ricorso presentato dalle associazioni di categoria dei tassisti che l'accusavano di concorrenza sleale.

Le condizioni per aderire
Il servizio messo a disposizione è di fatto molto innovativo. In origine, Uber offriva ai propri clienti il trasporto con vetture guidate da professionisti. UberPop segna un'evoluzione che permette a facili condizioni a chiunque di fare l'autista per Uber. Occorrono una fedina penale pulita, la patente da almeno tre anni, non aver avuto sospensione di patente, essere in possesso di un'auto immatricolata da non più di 8 anni e avere l'assicurazione per i passeggeri. 

Tribunale: "Perché è concorrenza sleale"
Il Tribunale di Milano ha deciso che si tratta di concorrenza sleale perché il servizio ha provocato "un vero e proprio salto di qualità nell'incrementare e sviluppare il fenomeno dell'abusivismo". In precedenza, "i soggetti privi di licenza avevano un circoscritto perimetro di attività e di possibilità di contatto con gli utenti", scrive il giudice. UberPop, al contrario, "consente un incremento nemmeno lontanamente paragonabile al numero di soggetti privi di licenza che si dedicano all'attività analoga a quella di un taxi". Inoltre, "la mancata soggezione degli autisti UberPop ai costi inerenti al servizio taxi consente l'applicazione di tariffe sensibilmente minori rispetto a quelle del servizio pubblico e non praticabili da tassista".

Le critiche dei consumatori
La decisione del Tribunale è stata criticata da associazioni di consumatori che parlano di "danno enorme per gli utenti, perché limita la concorrenza e riduce la possibilità di scelta per i cittadini. E' impensabile che un paese moderno possa essere privato di sistemi innovativi come Uber, che rispondono ad esigenze di mercato e sfruttano le nuove possibilità introdotte dalla tecnologia". Occorre "integrare Uber nel mercato italiano rendendolo conforme alle disposizioni vigenti, garantendo legalità e sicurezza senza danneggiare gli altri operatori".

La soddisfazione dei tassisti
Le associazioni dei tassisti hanno invece cantato vittoria, affermando che "non l'abbiamo fatto solo per noi e il nostro lavoro, ma anche per la sicurezza degli altri".

Lo scenario europeo
In un quadro internazionale, la Commissione Ue sta valutando l'ipotesi di regolare l'app a livello europeo piuttosto che nazionale. Secondo quanto riferito dal Financial Times, una regolamentazione comunitaria potrebbe facilitare la diffusione del servizio e regolarlo in modo omogeneo nell'Ue, invece di sottostare alle leggi dei singoli paesi.

Il fronte cinese
Se questa è la situazione in Europa, l'azienda californiana è oggetto di interesse dal colosso cinese di Internet Baidu, che pensa di investire fino a 600 milioni di dollari su Uber. Il motore di ricerca cinese pensa a inserire un link diretto all'app sul suo portale e di fornire a Uber le informazioni raccolte attraverso la consultazione delle proprie mappe.

La raccolta dei fondi
Quale che sia la situazione, l'azienda ha comunque raccolto capitali nei mesi scorsi per 1,2 miliardi di dollari, concludendo una nuova raccolta di finanziamenti. La scommessa è che la società si espanda rapidamente, nonostante le sfide poste dalle authority e dalle compagnie di taxi, e per questo parte delle risorse raccolte sarà indirizzata alla difesa del servizio.