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ITALIA

Il moncone trovato nell'Aniene

Ultrà ucciso: il piede fu tenuto in un freezer. Un nuovo tassello si aggiunge al giallo dell'estate

Il corpo dell'ultrà pluripregiudicato, il cui piede sinistro è riaffiorato lungo gli argini del fiume Aniene, a Roma, l'11 agosto scorso, sarebbe stato fatto a pezzi e conservato in un congelatore per due settimane. Del resto del corpo non c'è traccia e il fascicolo è ancora senza indagati

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Un nuovo tassello si aggiunge al giallo dell'estate e consegna agli inquirenti un'ultima certezza: Gabriele Di Ponto, il pregiudicato ultrà della Lazio scomparso alla fine di luglio e di cui gli investigatori hanno ritrovato solo un piede, riaffiorato l'11 agosto lungo gli argini dell'Aniene, è stato prima ucciso, poi fatto a pezzi quindi tenuto dentro a un freezer. Perlomeno nel freezer sarebbe stato tenuto il moncone di gamba, perché degli altri resti non c’è ancora traccia.

La scomparsa di Di Ponto, casa a La Rustica e base operativa per lo spaccio a San Basilio, precedenti per droga e per rapina, risale alla fine di luglio. Il moncone, secondo il risultato dei primi esami, sarebbe rimasto in acqua per quattro giorni al massimo. Da qui l’ipotesi che sia stato tenuto insieme al resto del corpo all’interno di un congelatore prima di essere gettato nell’Aniene. E questo spiegherebbe il buco di due settimane tra la scomparsa di Di Ponto e il ritrovamento del suo piede sinistro nel fiume. Un periodo di tempo che partirebbe dal 24 luglio, giorno in cui l’ultrà ha pubblicato l’ultimo post su Facebook. Più certamente da fine luglio, giorno in cui i familiari hanno fatto la denuncia di scomparsa: è da questo momento che il telefonino di Di Ponto risulta spento.

Se il corpo dell’uomo non fosse stato conservato al freddo prima di essere buttato a pezzi, il piede avrebbe mostrato segni marcati di putrefazione, cosa che i primi esami istologici non hanno riscontrato. Il tranciamento del corpo non sarebbe stato dunque frutto di torture, sarebbe invece avvenuto quando mostrava già rigidità cadaverica e non prima di 12 ore dal decesso, più probabilmente giorni dopo.

Gli investigatori, intanto, cercano una pista. Ricostruiscono gli ultimi contatti Facebook e soprattutto telefonici di Di Ponto. Il fascicolo resta per ora senza indagati. L’ultrà era un 30enne instabile e violento, con anni di carcere alle spalle e anche di reclusione in ospedali psichiatrici giudiziari. Vendeva cocaina a San Basilio e potrebbe aver pestato i piedi a qualcuno. Si è vociferato a qualche bandito albanese, ma nulla in questo senso è emerso.