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MONDO

Dodici mesi di "Stato Islamico" tra Iraq e Siria

Isis: un anno fa nasceva il "Califfato"

Il 29 giugno del 2014 Abu Bakr al-Baghdadi dichiarava al mondo di essere il leader del "Califfato", un vasto territorio controllato dai fondamentalisti islamici dell'Isis

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Era il 29 giugno 2014 quando un uomo vestito di nero e con la barba lunga si presentò al mondo con il nome di Abu Bakr al-Baghdadi dichiarando di essere il leader del "Califfato", un territorio compreso tra Siria e Iraq, caduto nelle mani dei fondamentalisti islamici. Nel suo discorso il leader destituiva di ogni legittimità i gruppi jihadisti diversi dall'Isis. In molti risponderanno positivamente alla "chiamata". Altrettanti, come gli affiliati di al Qaeda, almeno nei primi mesi di vita del "Califfato", ne dichiareranno l'illegittimità.  

Ridisegnare i confini geografici del Nordafrica
L’annuncio del “ritorno del Califfato” da parte di Ibrahim al-Badri (vero nome di al- Baghdadi), autoproclamatosi califfo, ha riesumato, per la prima volta dalla fine dell’Impero ottomano, la presenza di un’entità statuale che si autodefinisce Stato Islamico, su una superficie pari a quella della Gran Bretagna, autosufficiente economicamente e radicata nel territorio. Entità che modifica per la prima volta i confini geografici del Nordafrica segnati da inglesi e francesi dopo la prima guerra mondiale e dopo la fine dell'impero Ottomano. 

Nel mese in cui ricorre il primo anniversario dell'autoproclamato Stato islamico, i festeggiamenti si sono trasformati in realtà dell'orrore, come temevano i governi occidentali e le principali agenzie di intelligence internazionali.

Un crescendo di stragi
Poco dopo la proclamazione di al-Baghdadi, i miliziani neri si macchieranno di un vero e proprio "genocidio" nei confronti della minoranza irachena degli yazidi con uccisioni, torture, stupri, schiavitù sessuale e uso di bambini soldato. Il 19 agosto arriverà anche la prima vittima occidentale: il giornalista americano James Foley, barbaramente decapitato in Siria non prima di essere costretto ad indossare una tunica arancione (come i prigionieri di Guantanamo) ed essere il protagonista di un videomessaggio diretto ai governi occidentali.

A Foley seguiranno altre 8 vittime tutte condannate alla stessa orribile fine. I miliziani dell'Isis dimostreranno sempre più le proprie "doti comunicative" girando video agghiaccianti con cui daranno notizia al mondo, attraverso la Rete e soprattutto attraverso i social network, dei loro efferrati crimini. L'inizio del marketing del terrore.

In questi dodici mesi le promesse di seminare il terrore in tutto l'Occidente si sono susseguite con l'obiettivo di estendere i confini del "Califfato" per raggiugnere la Mecca, il Cairo, il Marocco: in pratica tutti gli Stati che affacciano sul Mediterraneo, per poi puntare anche a Roma.

Forse 15mila le vittime
Il bilancio di 365 giorni di terrore puro è davvero pesante: sulle vittime dei terroristi non esiste ancora una stima ufficiale: si teme siano circa 15mila; molti occidentali, tanti cristiani ma soprattutto moltissimi musulmani, vittime che credono nello stesso Dio dei loro carnefici. Il timore è che i numeri del massacro compiuto quotidianamente dai "soldati di Dio" sia però molto più alto: potrebbero esserci centinaia di fosse comuni ancora non scoperte. 

L'economia del terrore
I finanziamenti per questa politica del terrore arrivano da una serie di attività illecite come il traffico d'armi, la vendita del petrolio sul mercato nero, il traffico di esseri umani e opere d'arte; e anche quello della droga che pare abbia già fruttato al “Califfato” circa 40 miliardi di dollari. 

Con le mire espansionistiche oltre che la forza militare, in un anno è cresciuta esponenzialmente anche la forza mediatica: i seguaci di al-Baghdadi inondano la Rete e i media con video, manuali e messaggi di ogni genere che hanno un doppio obiettivo: terrorizzare gli infedeli ma soprattuto richiamare alla Guerra Santa i tanti arabi che vivono nel mondo occidentale.

Ora l'incubo continua e l'elenco degli obiettivi sensibili diventa lunghissimo.