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ECONOMIA

Stati Uniti

La Fed lascia i tassi invariati tra lo 0 e lo 0,25%, rimandata l’annunciata stretta monetaria

L'attesa decisione della Fed statunitense lascia i tassi tra lo 0 e lo 0,25%. L'ultimo rialzo nel 2006. Ottobre resta possibilità per aumento tassi. I mercati reagiscono male: in calo le borse asiatiche

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La Federal Reserve ha lasciato i tassi di interesse invariati a un minimo storico tra lo zero e lo 0,25%, un livello al quale il costo del denaro in Usa è fermo dal dicembre 2008. Preoccupano gli sviluppi dell'economia globale e la Fed monitora, consapevole che la debolezza economia mondiale potrebbe pesare sull'inflazione, afferma il presidente della Fed, Janet Yellen, sottolineando che i forti timori per la crescita in Cina e in altri paesi emergenti hanno creato volatilità sui mercati finanziari.

E' stata quindi rimandata l'annunciata stretta monetaria. In una nota la Fed ha spiegato i motivi per cui è rimasta ferma. L'attività economica negli Stati Uniti si espande a ritmo moderato e anche se si registra un solido rafforzamento del mercato del lavoro con una flessione della disoccupazione, non è ancora giunto il momento di tornare ad alzare il costo del denaro.

Borse asiatiche in calo
I mercati finanziari reagiscono male alla decisione della Fed: a Tokyo l'indice Nikkei chiude a -1.96%. Piatte le altre piazze asiatiche.

La Fed non rialza i tassi dal 2006
La Fed non rialza i tassi dal 2006, da prima che esplodesse la crisi dei mutui subprime, prima del fallimento di Lehman nel 2008 e della grande recessione mondiale. A frenare l'economia "potrebbero essere gli eventi finanziari globali", afferma la Federal Reserve Usa, sottolineando che l'inflazione resterà nel breve termine ai minimi e continuerà a salire gradualmente verso il 2% nel medio termine.

Rischi dalle turbolenze dei mercati emergenti
I "recenti avvenimenti economici e finanziari mondiali potrebbero comprimere l'attività economica ed è probabile che premano ulteriormente al ribasso sull'inflazione nel breve termine", sottolinea ancora la Federal Reserve. Alla luce delle turbolenze sui mercati emergenti, la Fed "monitorerà gli sviluppi esteri". 

La decisione del Fomc, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve, non è stata unanime ma è passata con nove voti su dieci. Contrario Jeffrey Lacker, che avrebbe preferito un rialzo dei tassi di un quarto di punto. "Quando il Comitato deciderà di iniziare a ritirare la politica accomodante, assumerà un approccio bilanciato", si legge nel comunicato del Fomc, "il Comitato al momento prevede che, anche una volta che l'occupazione e l'inflazione saranno prossimi a livelli coerenti con il proprio mandato, le condizioni dell'economia potrebbero richiedere per un po' di tempo di mantenere i tassi di interesse al di sotto dei livelli considerati normali nel lungo termine". In questa fase, sottolinea ancora la Fed, "la spesa delle famiglie e gli investimenti delle imprese sono aumentati in maniera moderata e il settore immobiliare è migliorato ulteriormente, sebbene le esportazioni nette siano state deboli; il mercato del lavoro continua a migliorare, con solidi aumenti occupazionali e una disoccupazione in declino".

"Gli indicatori del mercato del lavoro mostrano che il sottoutilizzo della forza lavoro è diminuito dall'inizio dell'anno", conclude la Fed, "l'inflazione ha continuato a correre al di sotto degli obiettivi di lungo termine del Comitato, riflettendo in parte la flessione dei prezzi dell'energia". Le aspettative di inflazione di lungo termine rimangono, ad ogni modo, stabili.

Ottobre resta possibilità per aumento tassi 
Ottobre resta una possibilita' per un aumento dei tassi di interesse. Lo afferma il presidente della Fed, Janet Yellen, sottolineando che la Fed guardera' gli sviluppi economici globali.