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MONDO

Medio oriente

Alta tensione in Israele per "Venerdì della collera". A Nablus data alle fiamme la tomba di Giuseppe

Una 'Giornata di collera' è stata indetta da Hamas in Cisgiordania e a Gerusalemme est al termine delle preghiere. Centinaia di palestinesi hanno dato fuoco alla Tomba di Giuseppe, venerata dagli ebrei. Un giovane israeliano è stato accoltellato da un palestinese ad Hebron

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Scontri a Nablus
Centinaia di palestinesi prima dell'alba hanno dato fuoco con bottiglie molotov  alla tomba di Giuseppe, venerata dagli ebrei a Nablus, nel Nord della Cisgiordania occupata, causando ingenti danni. Lo ha riferito l'esercito israeliano, aggiungendo che forze di sicurezza palestinesi sono intervenute per disperderli e hanno ripreso il controllo del sito, luogo di pellegrinaggio e già fonte di grande tensione in passato. 

Il ministro Uri Ariel (del Partito nazionalista focolare ebraico) ha commentato: "Gli stessi palestinesi, mentre mentono sfrontatamente quando denunciano un asserito cambiamento da parte nostra dello status quo del Monte del Tempio (la Spianata delle moschee - ndr) a loro volta profanano e bruciano un luogo sacro all'ebraismo".  Il direttore generale del ministero degli Esteri israeliano, Dore Gold, coglie invece 
l'occasione per rivendicare per lo Stato ebraico un ruolo maggiore. L'incendio appiccato da palestinesi alla tomba di Giuseppe a Nablus, sottolinea, dimostra che "solo Israele è in grado di proteggere i luoghi santi di tutte le religioni a Gerusalemme". La destra religiosa israeliana soffia sul fuoco e chiede di riprendere il controllo del sito religioso. Dopo il rogo, gruppi di coloni israeliani hanno bloccato uno degli accessi alla città di Nablus, impedendo il transito agli automobilisti palestinesi.

Duro il commento su quanto accaduto alla tomba di Giuseppe da parte del presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen: "Un atto irresponsabile".  Annunciando un'indagine sull'accaduto, Abu Mazen ha sottolineato "il rifiuto assoluto di questi atti illegali, offese alla nostra cultura, religione e morale".

Per gli ebrei, la tomba contiene le spoglie di Giuseppe, uno dei dodici figli di Giacobbe, influente consigliere del faraone d'Egitto. Ma questo sito sacro è venerato anche da musulmani, cristiani e  samaritani. Secondo gli accordi di Oslo del 1993 sull`autonomia palestinese, il sito doveva restare sotto controllo israeliano. Ma Tsahal lo ha lasciato nell`ottobre 2000, poco dopo l`inizio della seconda Intifada.

Parzialmente distrutta dai palestinesi, la tomba è stata restaurata e trasformata in moschea. Dal 2007, grazie a un accordo di cooperazione sulla sicurezza con `Autorità
palestinese, l`esercito israeliano autorizza dei pellegrinaggi notturni una volta al mese.

Tensione altissima in Israele
Intanto è ancora altissima tensione in Israele dopo due settimane di violenze in cui sono morti sette israeliani e una trentina di palestinesi. Un giovane israeliano è stato accoltellato da un palestinese ad Hebron. Si tratta di un soldato che però non sarebbe in condizioni gravi.  Secondo le prime ricostruzioni, l'aggressore, che poi è stato ucciso, si sarebbe finto un fotoreporter indossando il giubbotto giallo con scritto Press. Un altro soldato è stato ferito nello scontro.
Oggi Hamas aveva proclamato un "Giorno della rabbia" in coincidenza con la preghiera islamica del venerdì, invitando ad attaccare l'esercito israeliano "per punirlo dei suoi crimini" e esortando tutti i gruppi palestinesi a partecipare a queste azioni. L'appello è stato lanciato poche ore dopo che al leader del Movimento islamico, lo sceicco Raed Sallah, è stato impedito di partire dall'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv per recarsi in Turchia dove avrebbe dovuto incontrare deputati turchi ed arabi. A Sallah, considerato l'ispiratore dei disordini alla moschea al Aqsa che sono stati il preludio alla nuova Intifada, sarebbe stato notificato un divieto di espatrio per il prossimo mese. Intanto la diplomazia è al lavoro per cercare di fermare le violenze che rischiano di affossare ogni speranza di dialogo tra Israele e palestinesi. Il segretario di Stato Usa, John Kerry partirà presto per la regione e intanto starebbe cercando di organizzare un vertice ad Amman tra il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e il presidente palestinese, Abu Mazen, con l'obiettivo di abbassare la tensione. A Tel Aviv la polizia ha fermato dopo un lungo inseguimento due palestinesi residenti a Gerusalemme est: la caccia all'uomo è iniziata dopo la segnalazione dello Shin Bet che i due si accingevano a compiere un attacco terroristico.

Battaglia mediatica
La battaglia tra Israele e palestinesi si combatte anche a livello mediatico: il ministero degli Esteri dello Stato ebraico ha diffuso le foto di Ahmed Mansara, il ragazzino palestinese di 13 anni che aveva ferito gravemente un coetaneo israeliano a Gerusalemme, per mostrare che è vivo ed è ricoverato in ospedale. E' stata così smentita l'accusa di Abu Mazen che aveva affermato che il giovanissimo palestinese era stato "giustiziato". L'ufficio del premier israeliano ha tacciato il presidente dell'Anp di "istigare" alla violenza e di diffondere "bugie". Le immagini sono anche la risposta d'Israele alle allusioni del portavoce del dipartimento di Stato americano, John Kirby, verso un "uso eccessivo della forza" nell'affrontare gli attacchi palestinesi. L'accusa ha fatto infuriare il ministro della Difesa, Moshe Yaalon, che ha accusato Washington di "malinterpretare" il conflitto israelo-palestinese. "Se qualcuno brandisce un coltello e lo uccidono, è questo uso eccessivo della forza? Ma di cosa stiamo parlando", ha commentato Yaalon ai microfoni della radio militare. Intanto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite terrà una riunione d'urgenza su quanto accade in Israele e nei Territori palestinesi. La riunione, secondo una fonte diplomatica, è stata chiesta dall'ambasciatore giordano altermine di un meeting che si è tenuto tra gli inviati dei paesi arabi, allarmati per la crescente escalation di violenza.