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MONDO

Iran chiede ammissione di colpevolezza Usa e garanzie per il futuro

Riprendono a Vienna i colloqui sul programma nucleare iraniano

 

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Robert Malley (AP Photo/Florian Schroetter)
Dopo cinque mesi, riprendono a Vienna i colloqui con Teheran sul programma nucleare iraniano. I diplomatici occidentali hanno avvertito che il tempo stringe per negoziare una soluzione a causa dei significativi progressi che l'Iran ha fatto nel suo programma di arricchimento dell'uranio, che è un possibile percorso verso la costruzione di un ordigno nucleare.

Il presidente iraniano Ebrahim Raisi, fino ad oggi, ha sempre ribadito che i negoziatori iraniani non si tireranno indietro "in alcun modo" nel difendere i propri interessi.

Il ministero degli Esteri iraniano ha detto di volere una "ammissione di colpevolezza" dagli Stati Uniti, l'immediata revoca di tutte le sanzioni statunitensi e una "garanzia" che nessun futuro presidente degli Stati Uniti abbandonerà di nuovo unilateralmente l'accordo, come fatto dall'ex inquilino della Casa Bianca, Donald Trump.

L'inviato speciale di Biden per l'Iran, Robert Malley, ha affermato che gli Stati Uniti sono pronti a prendere tutte le misure necessarie per tornare in regola, compresa la revoca delle sanzioni imposte dall'amministrazione Trump che hanno paralizzato l'economia iraniana. Ma Malley ha anche avvertito l'Iran che la "finestra per i negoziati... non sarà aperta per sempre".

"Ad un certo punto, il JCPOA (Accordo sul nucleare iraniano) sarà molto eroso perché l'Iran avrà fatto progressi che non possono essere invertiti. In questo caso non potremo negoziare - non si può far rivivere un cadavere", ha detto in un briefing il mese scorso.

Da parte sua, il dipartimento di Stato Usa ha spiegato che "ogni opzione è sul tavolo" se l'Iran non negozierà in buona fede e non rimetterà il suo programma nucleare "nel quadro" dell'accordo.