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MONDO

Incerta la sorte del presidente Hadi

Yemen, è escalation: l'Arabia Saudita bombarda Aden per fermare l'avanzata dei ribelli sciiti

Si allarga il conflitto nello Yemen, coi ribelli sciiti che stanno dilagando nel paese, fino a raggiungere l'importante città meridionale di Aden. Nella notte aerei sauditi hanno bombardato postazioni Huthi. Lealisti riprendono controllo aeroporto

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Aden (Ap/photo, Yassir Hassan)
Aden (Yemen)
Decine i morti nello Yemen, dove l'Arabia Saudita ha iniziato la più grande operazione militare della sua storia impegnando ben 100 aerei da guerra e 150.000 soldati nell'intervento armato iniziato a mezzanotte contro i ribelli sciiti Houthi in soccorso del presidente, il sunnita Mansour Hadi. Lo riferisce la rete al Arabiya, secondo la quale, nella coalizione islamica (sunnita) guidata da Riad, la Giordania ha inviato 6 caccia-bombardieri F-16 mentre gli Emirati Arabi Uniti 30 jet. Gli altri Paesi impegnati sono Marocco, Egitto, Sudan, Kuwait, Bahrein, Qatar. Pronto ad impegnarsi, anche in operazioni di terra, il Pakistan. 

Lega araba: "Completo sostegno a intervento militare"
Il segretario generale della Lega Araba, Nabil al-Arabi, ha dichiarato "pieno sostegno" alla campagna aerea guidata dall'Arabia saudita per colpire le milizie sciite Houthi nello Yemen. "E' un'operazione contro obiettivi Houthi che hanno compiuto un golpe" nel Paese arabo, ha detto l'egiziano al Arabi durante la riunione tenuta a Sharm al Sheikh dei ministri degli Esteri arabi in preparazione del vertice dei capi di stato arabi in programma domani nella località egiziana sul Mar Rosso.

Iran: "Fermare immediatamente aggressione e raid aerei"
Intanto l'Iran fa sapere: "Azioni militari in Yemen complicheranno ulteriormente la situazione e ostacoleranno gli sforzi per risolvere la crisi con mezzi pacifici". Lo afferma il ministero degli Esteri, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Fars. "L'Iran chiede che venga fermata immediatamente l'aggressione militare e i raid aerei contro lo Yemen e il suo popolo" aggiunge.

La Siria: "Atto di aggressione senza ritegno"
Un atto di "aggressione senza ritegno". Così l'agenzia di stampa ufficiale siriana Sana ha definito l'operazione militare guidata dall'Arabia Saudita contro gli houthi in
Yemen alla quale partecipano una decina di Paesi. "Gli aerei da combattimento del Golfo guidati dal regime della famiglia saudita hanno lanciato un'aggressione senza ritegno contro lo Yemen", si legge sul sito dell'agenzia di stampa Sana. Il governo siriano guidato dal presidente Bashar al-Assad è alleato dell'Iran, che a sua volta si ritiene alleato dei miliziani sciiti houthi che dal 21 settembre controllano la capitale Sana'a. L'Arabia Saudita e altri Stati del Golfo sono invece importanti sostenitori della rivolta contro il regime di Assad.

Contrario all'intervento anche l'Iraq
L'Iraq ha espresso la propria opposizione all'intervento militare saudita nello Yemen, sottolineando che il ricorso alle armi non è una soluzione. Il ministro degli Esteri iracheno, ha dichiarato oggi di sostenere un approccio "pacifico" alla crisi yemenita.

Lealisti riprendono controllo aeroporto
Intanto sul campo, le forze leali al presidente yemenita Abd-Rabbu Mansour Hadi hanno ripreso il controllo dell'aeroporto di Aden, nel sud dello Yemen, dopo violenti scontri con i ribelli sciiti Houthi, che lo avevano strappato ieri ai governativi. Lo riferisce una fonte ufficiale locale.

Giallo sul Presidente Hadi  
E mentre resta alta la tensione nel Paese, è giallo sul presidente Hadi. Secondo Sky News Arabia sarebbe arrivato in Oman. A metà febbraio Hadi era evaso dagli arresti domiciliari impostigli dagli houthi a Sana'a ed era fuggito ad Aden, nel sud dello Yemen. Ed è proprio qui che si era concentrata l'ultima offensiva degli houthi, che ieri avevano anche conquistato l'aeroporto internazionale di Aden, oggi nuovamente sotto il controllo dell'esercito. E' da ieri che si susseguono affermazioni e smentite circa la presenza o meno di Hadi ad Aden. Fonti non ufficiali lo davano per fuggito, mentre quelle ufficiali, compreso il suo ministro degli Esteri, Riad Yassin, hanno sempre sostenuto che il presidente si trovasse ancora ad Aden e da qui guidasse la resistenza armata contro gli houthi.

Obama autorizza supporto logistico
Intanto a sostegno delle azioni lanciate in Yemen dall'Arabia Saudita il presidente americano Barack Obama ha autorizzato supporto dal punto di vista logistico e in materia di intelligence alle operazioni militari guidate da Riad. Lo rende noto la Casa Bianca.

Londra appoggia raid sauditi
"Appoggiamo l'intervento militare dell'Arabia Saudita in Yemen dopo la richiesta di sostegno avanzata dal presidente Hadi". Lo ha fatto sapere in una nota il ministero degli Esteri britannico, affermando che "le recenti azioni degli houthi e la loro espansione ad Aden e Taiz sono un ulteriore segnale del loro disprezzo per il processo politico". 

Anche la Turchia sostiene l'operazione contro i ribelli houthi
Anche la Turchia sostiene l'operazione militare contro i ribelli houthi in Yemen, guidata dall'Arabia Saudita. Lo fa sapere il ministero degli Esteri turco in una nota in cui afferma: il gruppo sciita houthi e i suoi "sostenitori stranieri" devono rinunciare ad azioni che minaccino la pace e la sicurezza nella regione.

Le altre reazioni internazionali
La Russia è "preoccupata" per gli sviluppi della situazione in Yemen e ha chiesto a tutte le parti in conflitto e ai loro alleati stranieri di fermare "immediatamente" ogni forma di operazione militare.

Anche la Cina si è detta "profondamente preoccupata" per la situazione in Yemen dopo l'annuncio del via libera dell'Arabia Saudita a operazioni militari nel Paese. Il ministero degli Esteri cinese, attraverso la portavoce Hua Chunying, ha fatto appello alle parti coinvolte nel conflitto per "risolvere velocemente il conflitto con mezzi politici" e "ristabilire la normalità" all'interno del Paese.

Prezzo del petrolio cresce
Greggio in rialzo del 6% dopo gli attacchi della coalizione guidata dall'Arabia Saudita in Yemen contro i ribelli Houti. Il future maggio sul Wti guadagna il 6,5% a 52,43 $, mentre quello sul Brent sale del 5,6% a 59,65 $.