Lega: a rischio le coltivazioni "I mufloni sull'Isola del Giglio stanno mettendo a rischio le coltivazioni, per questo ho raccolto l'appello di diversi imprenditori agricoli locali ed ho presentato un'interrogazione in regione Toscana per capire come si intenda dare piena attuazione al progetto europeo 'Life Nature and Biodiversity Technical Applications Forms' che prevede l'eradicazione di questa specie alloctona, importata negli anni '60 da un'azienda locale e tenuti all'interno di recinzioni. A causa della trascuratezza degli anni successivi le reti si sono rotte e gli animali hanno iniziato a circolare liberamente sull'Isola creandovi il loro nuovo habitat". Così il consigliere regionale della Lega nel consiglio regionale toscano, Andrea Ulmi ha raccolto l'appello di alcuni imprenditori agricoli del Giglio (Grosseto). "Il Parco dell'Arcipelago - afferma Ulmi in una nota - ha dato vita ad abbattimenti selettivi, concordati anche con l'amministrazione comunale, ma occorre fare di più per arrivare a riportare il Giglio ad una situazione di normalità. Negli ultimi tempi l'Isola ha visto una crescita dell'attività agricola con la produzione di prodotti di qualità. L'inserimento da parte del ministero dell'Agricoltura dell'Isola tra le zone disagiate permetterà agli stessi di poter dare nuovo impulso alle loro attività grazie alle nuove opportunità, anche in termini di finanziamento, che questo status comporta. Per questo - conclude l'esponente della Lega - è necessario eliminare, così come previsto dal progetto continentale e come richiesto dagli agricoltori locali, il muflone che rappresenta una criticità per questo tipo di attività, che, nel passato, si era trovato già a fare i conti con quella rappresentata dai conigli selvatici".    ">
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AMBIENTE

Ambiente, appello al Governo: "Fermare l'abbattimento dei mufloni all'Isola del Giglio"

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"Il governo ed il ministero della Transizione ecologica intervengano per impedire l'assurda strage dei mufloni dell'isola del Giglio". A lanciare l'appello è l'ex senatore Vincenzo D'Anna, presidente dell'Ordine Nazionale dei Biologi, puntando il dito contro il progetto " Life Letsgo Giglio", adottato dall'ente Parco Arcipelago Toscano, "che prevede l'eradicazione di questa ed altre specie, considerate non autoctone e dunque inutili o dannose per la biodiversità in quanto danneggiano le produzioni agricole in modo irreparabile".

"Un'accusa - spiega D'Anna - in gran parte smentita dagli stessi agricoltori dell'isola in provincia di Grosseto, i quali lamenterebbero danni esigui (e ristori ancora più bassi) a causa dei mufloni". Eppure da lunedì 22 novembre - prosegue il rappresentante dei biologi italiani - "un team di cacciatori sbarcherà al Giglio per abbattere a fucilate i pochi esemplari di 'grandi pecore dalle corna' rimasti sull'isola (una trentina di capi)". "Come biologi - rincara la dose D'Anna - stentiamo a comprendere la ratio di una soluzione così dura e cruenta, contro la quale si sono già mobilitati la Lav ed il mondo dell'associazionismo. La ricchezza della biodiversità, infatti, va sempre tutelata e curata, a prescindere dalla provenienza della specie".

Molto meglio, conclude D'Anna: "sarebbe stato procedere, ad esempio, con campagne di sterilizzazione mirate o con l'istituzione di riserve protette in cui lasciare vivere liberamente ed in pace questi animali". "L'Onb è pronto a mettere in campo una 'task-force' di esperti per contribuire a trovare una soluzione alternativa a quella che si preannuncia, a tutti gli effetti, come una vera e propria choccante mattanza", conclude D'Anna.

"Non soltanto deve cessare la mattanza dei mufloni dell'isola del Giglio, ma sono quanto mai opportune le dimissioni del presidente e degli amministratori del Parco dell'Arcipelago toscano che l'hanno decisa senza valide giustificazioni, senza aver reso noti i risultati degli esami veterinari sugli animali già catturati e prevedendo invece 'graziosi regali' ai selecontrollori-cacciatori: oltre al piacere di sparare, anche quello di portarsi a casa il trofeo, visto che il Parco ha facoltà di donare loro le carcasse. Il tutto al costo di 1,6 milioni di euro dei contribuenti italiani ed europei", afferma l'onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente dell'Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali e presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente, che chiede l'intervento del
premier Draghi e del ministro Cingolani perché fermino il massacro e annuncia azioni legali: un esposto in Procura e un reclamo alla Corte dei Conti europea.

Appelli al Governo sono stati lanciati anche dalla Lega antivivisezione e dall'Italian horse protection, tra altri. Da Bruxelles, l'associazione Green Impact ha inviato una lettera aperta al premier Mario Draghi in cui si sottolinea che "i mufloni hanno il passaporto europeo ad eccezione del Parco dell’ Arcipelago Toscano" e annuncia che "si rivolgerà alla Commissione Europea per una verifica del progetto Eu Life (engaging with Biodiversity- LetsGo Giglio)   e depositerà  una reclamo  alla Corte dei Conti dell’Unione Europea.

Secondo Green Impact, "la perdita di biodiversità è considerata la più grande emergenza del pianeta insieme a quella climatica eppure in Italia si vive ancora nel passato"  e formula alcune raccomandazioni: qualora sia assolutamente necessario ridurre la popolazione di mufloni à sufficiente sterilizzarli; se tale popolazione dovesse essere considerata comunque troppo ampia -  è sufficiente traslocare alcuni animali già sterilizzati in altre aree da identificare nei parchi faunistici o aree Utb dei Carabinieri Forestali dello Stato o altre aree idonee.

L'associazione segnala, inoltre che "l’Enciclopedia Treccani riporta che i mufloni sono specie presenti da moltissimo tempo  in Sardegna e Parco nazionale  Appenino Tosco- Emiliano.  Non sono specie aliena. Apparentemente le prime tracce di muflone sono risalenti a 7000 anni fa in Sardegna e in Corsica. In Corsica l’abbattimento di mufloni è proibita dal 1953. Attualmente i mufloni si trovano nei seguenti Stati: Repubblica Ceca, Germania, Ungheria, Austria, Spagna, Croazia, Slovacchia, Serbia, Bulgaria".  All’Isola del Giglio i mufloni "sono stati portati spontaneamente dall’ uomo nel 1955, da emeriti esperti  del conservazionismo italiano  per un progetto di conservazione il quale sicuramente al tempo non aveva potuto neanche ipotizzare il loro successivo abbattimento ai nostri giorni", conclude Green Impact. Appello raccolto anche dalla europarlamentare dei Verdi, Eleonora Evi:

Lega: a rischio le coltivazioni
"I mufloni sull'Isola del Giglio stanno mettendo a rischio le coltivazioni, per questo ho raccolto l'appello di diversi imprenditori agricoli locali ed ho presentato un'interrogazione in regione Toscana per capire come si intenda dare piena attuazione al progetto europeo 'Life Nature and Biodiversity Technical Applications Forms' che prevede l'eradicazione di questa specie alloctona, importata negli anni '60 da un'azienda locale e tenuti all'interno di recinzioni. A causa della trascuratezza degli anni successivi le reti si sono rotte e gli animali hanno iniziato a circolare liberamente sull'Isola creandovi il loro nuovo habitat".

Così il consigliere regionale della Lega nel consiglio regionale toscano, Andrea Ulmi ha raccolto l'appello di alcuni imprenditori agricoli del Giglio (Grosseto). "Il Parco dell'Arcipelago - afferma Ulmi in una nota - ha dato vita ad abbattimenti selettivi, concordati anche con l'amministrazione comunale, ma occorre fare di più per arrivare a riportare il Giglio ad una situazione di normalità. Negli ultimi tempi l'Isola ha visto una crescita dell'attività agricola con la produzione di prodotti di qualità. L'inserimento da parte del ministero dell'Agricoltura dell'Isola tra le zone disagiate permetterà agli stessi di poter dare nuovo impulso alle loro attività grazie alle nuove opportunità, anche in termini di finanziamento, che questo status comporta. Per questo - conclude l'esponente della Lega - è necessario eliminare, così come previsto dal progetto continentale e come richiesto dagli agricoltori locali, il muflone che rappresenta una criticità per questo tipo di attività, che, nel passato, si era trovato già a fare i conti con quella rappresentata dai conigli selvatici".