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Milano

Migranti, il torturatore somalo condannato all'ergastolo

Massimo della pena per Osman Matammud, accusato di omicidio plurimo, sequestro di persona e violenza sessuale su decine di ragazze

I giudici della Corte d'Assise di Milano hanno condannato all'ergastolo Osman Matammud, il 22enne somalo ritenuto autore di numerose torture nel campo di Bani Walid, in Libia.

Massimo della pena
Al termine della camera di consiglio durata oltre quattro ore, la presidente del collegio, Giovanna Ichino, ha confermato la richiesta avanzata dal pubblico ministero, Marcello Tatangelo.

L'accusa aveva richiesto il massimo della pena per il presunto "carceriere" imputato di omicidio plurimo, sequestro di persona a scopo di estorsione di alcune centinaia di suoi connazionali e violenza sessuale su decine di ragazze.

Torture e sevizie compiute, secondo la ricostruzione del pm, per costringere i profughi detenuti nel centro di raccolta libico a pagare 7 mila dollari per raggiungere l'Italia a bordo di barconi.


Inutile ultimo appello
L'imputato, presente in aula al momento della lettura del verdetto - come alcune sue vittime - si è sempre proclamato innocente e ha provato fino all'ultimo a convincere il Tribunale: "Ho detto la verità, non ho mentito, non ho commesso nessun reato. Spero nella giustizia e nella vostra correttezza" è stato il suo ultimo appello rivolto ai giudici prima che si ritirassero in camera di consiglio per il verdetto.

Dopo la condanna, l'espulsione
Inoltre, la Corte d'Assise di Milano ha stabilito che il giovane somalo venga espulso una volta espiata la condanna. I giudici hanno anche riconosciuto alle parti civili provvisionali da 50mila e 100mila euro alle vittime, oltre a 10mila euro all'Associazione studi giuridici per l'immigrazione.

La difesa
Il legale del somalo Gianni Rossi ha dichiarato che ricorrerà in appello: "Non ha commesso nessun reato, ha le
stesse ferite delle sue presunte vittime, ma i giudici ci hanno negato una perizia per accertarlo. Il lato positivo della sentenza è che è caduta l'accusa di omicidio volontario".

Testimonianze choc
Ad indicarlo come uno dei torturatori erano stati alcuni suoi connazionali che lo avevano riconosciuto in stazione Centrale. Più di una decina di vittime avevano confermato i loro racconti dell'orrore in incidente probatorio. "Ci legava i piedi con il fil di ferro e ci teneva a testa in giù. E se urlavi, ti metteva la sabbia in bocca", è stata solo una delle tante testimonianze choc che si sono sentite in aula.