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ITALIA

Aveva testimoniato nella trattativa Stato mafia

E' morto il pentito Angelo Siino, il 'ministro dei lavori pubblici' di Cosa Nostra

Deceduto a luglio, solo oggi la notizia per volere della famiglia

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A quanto apprende l'Adnkronos  il pentito di mafia Angelo Siino, 77 anni, ex "'ministro dei Lavori  pubblici" di Cosa nostra, mente economica del boss Totò Riina che, sarebbe  morto lo scorso 31 luglio, ma la notizia è stata tenuta segreta anche per  volere della famiglia. Siino soffriva di diabete e di altre patologie, tra cui una forma di demenza senile. La sua condizione di salute è  nettamente peggiorata dopo il suicidio del figlio Giuseppe, avvenuta  nel 2019. Il pentito aveva deciso di collaborare nel 1997, in gran  segreto, raccontando tutti gli affari di Cosa nostra, imprenditoria e  politica. 

Il personaggio
Qualche anno fa Siino decise di raccontare tutti i segreti di Cosa nostra in un libro, scritto con il  suo legale storico Alfredo Galasso. Nel libro ("Vita di un uomo di  mondo") ha raccontato personaggi come Salvo Lima e Michele Sindona,  senatori della Repubblica come Giulio Andreotti e Marcello Dell'Utri.  Ci sono i ricordi dei viaggi fra i lussi di Parigi e quelli nei gironi del carcere dell'Asinara, delle battute di caccia con le "mangiate" e  le "parlate" nelle masserie dei boss, ma anche i retroscena di alcune  vicende che hanno fatto tremare un'isola e anche l'Italia intera. 
"Sono e mi chiamo Angelo Siino, nato a San Giuseppe Jato il 22 marzo  del 1944. Ho ripetuto queste generalità cento volte dinanzi ai  Tribunali e alle Corti di tutt'Italia, fino a perderne il senso reale, il senso della mia vita". Così iniziava il suo libro.
Aveva testimoniato nel processo sulla trattativa tra Stato  e mafia. E aveva rivelato che il boss mafioso Totò Riina per tutti era  "Zio 1"  mentre "Iddu"  Bernardo Provenzano era "Zio 2" .  In quell'occasione parlò della figura di Pino Lipari, l'ex consigliere economico del boss Provenzano: "Si occupava delle  segrete cose dei corleonesi". Ma rivelò anche che negli anni Ottanta  Cosa nostra aveva progettato di uccidere l'ex Presidente della Regione siciliana, Rino Nicolosi. Parlò anche  delle elezioni politiche del 1987: "Claudio Martelli mi venne a  trovare a casa a Palermo per chiedermi di votare per lui e per cercare voti per lui". Quello che poi sarebbe diventato il ministro delle  giustizia, sempre secondo il racconto di Siina, gli avrebbe promesso  che avrebbe fatto "approvare delle leggi che avrebbero incontrato  l'interesse di certe persone".

Angelo Siino era soprannominato "Bronson", aveva la passione per le auto da corsa, era pilota di rally  e fu lui a guidare la  Papamobile nella visita che Karol Wojtyla fece a Palermo il 21  novembre 1982. A quel tempo era ancora "ministro" in carica in Cosa  nostra. Le sue dichiarazioni, a partire dal 1997, hanno fatto luce sull'intreccio mafia-politica-imprenditoria fino a quel momento  soltanto sfiorati. Aveva avuto da Totò Riina la "delega" ad occuparsi  dei grandi appalti miliardari degli enti pubblici ed a mediare con gli imprenditori, grossi e piccoli, siciliani e del nord Italia. A lui  Riina aveva anche affidato la "divisione" delle tangenti per i  politici che avevano aiutato Cosa nostra a gestire in prima persona  con prestanomi i grandi appalti. Quando ha deciso di collaborare gli avevano già sequestrato patrimoni per  ben 12 miliardi di vecchie lire.

Nel suo libro racconta episodi come quelli sull'uccisione del giornalista Mario Francese ("Stefano Bontate mi disse infastidito che non si faceva gli affari suoi") e di Mauro Rostagno del quale sentì parlare dai parenti stretti di Matteo Messina Denaro ("Deve finire sta camurria o gli spacchiamo le corna") o di Peppino Impastato la cui morte fu commentata così da uno dei Badalamenti: "Hanno deciso di farlo smettere".