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MONDO

Il Papa che ha abdicato

Quando ​Benedetto XVI annunciò la rinuncia al pontificato

Quello che avvenne l'11 febbraio 2013 è stato un evento straordinario, una rivoluzione per la Chiesa cattolica, ma non è dovuta certo alla lettera trafugata dal suo maggiordomo proprio nel suo studio o per gli scandali legati agli abusi. La sua rinuncia è stata di coscienza, davanti a Dio, e ben ponderata

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di Roberto Montoya
«Un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore». Esordisce con queste parole Papa Benedetto XVI dal balcone della Basilica di San Pietro nell’aprile del 2005, dopo essere stato annunciato dal Cardinal Jorge Medina Estevéz. La Chiesa aspettava con ansia, colma di gioia all’idea di scrivere una nuova pagina della sua storia, che segnasse anche una continuità con il pontificato di Giovanni Paolo II, che lo stesso Ratzinger ha definito un grande Papa, già in odore di santità mentre era ancora in vita.

Il Papa Polacco sceglie Joseph Ratzinger come suo braccio destro; dal loro sodalizio nasceranno documenti importanti quali l’enciclica "Fides et Ratio" e la "Veritatis Splendor". Sua prima enciclica è stata la “Deus Caritas Est”, Dio è Amore; nella sua seconda enciclica, “Spe Salvi” salvati nella speranza, segnalava che un mondo senza Dio è un mondo senza speranza. Molti problemi della Chiesa cattolica del nostro tempo sorgono perché si parla poco di Dio e con poca allegria. Il cristianesimo è soprattutto positivo. A spiegarlo meglio sono coloro che lo incarnano.

L’incarico di Benedetto XVI dura 8 anni. È eletto con 84 voti; è il secondo più votato, seguito dall’allora arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, con 40 voti. Gli unici due candidati stranieri più votati dopo secoli di storia della Chiesa cattolica. Ratzinger è stato un uomo distinto, tuttavia mai distante dai suoi fedeli. Un uomo dal pensiero limpido e coerente, capace di parlare agli uomini del nostro tempo senza mezzi termini e senza timore. Chiarezza e profondità sono tratti distintivi di un linguaggio che sa parlare al cuore. Trasmette il suo messaggio di libertà con pienezza di vita, per farsi strumento dell’amore infinito di Dio verso la sue creature.

Il documentario “Benedetto XVI, in onore della verità” prodotto da Rome Report, Agenzia di notizie sul Vaticano, e tradotto in cinque lingue, fa luce, senza costrizioni e finzioni, su alcuni momenti della storia del pontificato di Ratzinger, un “papà” per la Chiesa, un uomo che ha sempre mantenuto quella ferma dolcezza di chi è consapevole di aver ricevuto da Cristo l’incarico di confermare i fratelli nella fede. Non è stato un Papa dell’attualità, ma un Papa della profondità.



La rinuncia al suo pontificato è stato un evento straordinario, una rivoluzione per la Chiesa cattolica, ma non è dovuta certo alla lettera trafugata dal suo maggiordomo proprio nel suo studio o per gli scandali legati agli abusi. La sua rinuncia è stata di coscienza, davanti a Dio, e ben ponderata. Solo a distanza di circa sei anni i fedeli capiranno meglio la lungimiranza, saggezza e consapevolezza del suo gesto.

Questo atto di profonda umiltà del pontificato di Ratzinger ha permesso un rinnovamento nella Chiesa, che guardava soprattutto ai problemi dell’Europa, di un continente che bruciava di un relativismo culturale che la fa ancora da padrone. Un Papa che, per dare una direzione diversa al corso della storia, aveva puntato sul dialogo con le leadership del vecchio continente e del mondo anglosassone. La perdita dell’umanità, della visione soprannaturale e della cristianità sono componenti referenziali della grandezza dell’Europa. I grandi artisti, scrittori, filosofi europei hanno avuto una grande spiritualità, che si custodisce da secoli in ogni manifestazione dell’arte, della letteratura e della filosofia del vecchio continente. Un tentativo, quello del Papa Emerito, di ricomporre la grandezza culturale che oggi è fuori da quella spiritualità che ha reso l’Europa grande. 

Papa Benedetto tante volte ha sottolineato che la malattia che affligge il mondo occidentale è la dittatura del relativismo: è come se l'uomo contemporaneo fosse incapace di scoprire la verità. Lo sottolinea più volte anche Papa Francesco, quando afferma che la cultura dello scarto porti all’esclusione di alcune categorie della società sulla base della loro capacità di “funzionamento”. Se riteniamo che non esista una verità oggettiva, allora coloro che reggono le sorti del mondo possono decidere sulla vita e sulla morte delle persone più deboli e indifese. Infatti, la cultura dello scarto è la conseguenza pratica della dittatura del relativismo e ciò rappresenta l’elemento di continuità tra i due pontefici; perfettamente in linea con “Introduzione al Cristianesimo” che il giovane Joseph Ratzinger scrisse nel 1968.

Benedicto XVI: en honor a la Verdad from ROME REPORTS on Vimeo.


Abbiamo intervistato Antonio Olivié, Direttore dell’Agenzia Televisiva di notizie specializzata nel Papa e nel Vaticano "Rome Reports" e responsabile del documentario “Benedetto XVI. In onore della verità”.
 
Com’è nata l’idea di fare un documentario?

Quando Benedetto rinuncia al ministero petrino nel febbraio del 2013, molti sedicenti esperti hanno iniziato a esprimere delle loro opinioni, dando mille spiegazioni e mille ragioni sul tema. Il ragionamento di un Papa è spesso chiaro, ma non riusciamo mai a comprenderlo pienamente. Dopo 6 anni dalla sua rinuncia, il nostro tentativo è quello di cercare di portare più chiarezza.

Credo che il pontificato di Benedetto stia acquisendo più forza, e acquisterà più valore con il tempo. Forse questo evento ci ha molto confuso inizialmente, a causa delle tante coincidenze che si sono verificate al momento. La rinuncia da parte di un Papa, un evento che non accadeva da più di 600 anni nella storia della Chiesa, aveva causato un terremoto nel mondo intero. Benedetto XVI era molto stanco e credo che non sia facile per una persona di una certa età portare avanti il peso di un pontificato. Mettersi al servizio della Chiesa richiede grandi energie. È chiaro che per fare questo documentario abbiamo avuto bisogno di raccogliere testimonianze di persone che sono state vicino a Benedetto XVI, il fratello Georg Ratzinger, l’ex portavoce Vaticano, Padre Federico Lombardi, il segretario personale padre Georg Gänswein, il teologo e professore, padre James Corkery e tanti altri che ci hanno aiutato.

Cosa ha funzionato e non nel pontificato di Papa Benedetto XVI?
Il suo approfondimento teologico dottrinale ha avuto la capacità di comprendere meglio il mondo in cui viviamo oggi. Il fatto che fosse un teologo ha aiutato molto il suo pontificato, ha avuto un dialogo straordinario con il mondo culturale, accademico, con il mondo intellettuale. Questo tipo di approccio è stato molto importante per la Chiesa. Credo che la gente di un certo livello culturale, quando legge e approfondisce maggiormente ciò che ha fatto Benedetto XVI, sia convinta che è stato un grande Pastore.

Invece le cose che non hanno funzionato bene…
Penso che sarebbe poco corretto addossare la colpa a Benedetto XVI di tutto quello che è capitato negli ultimi anni del suo pontificato. Anzi, ha fatto tutto quello che poteva fare secondo la sua coscienza. Forse è stato il primo ad affrontare in maniera seria questo tipo di problemi. Per esempio, riguardo agli scandali degli abusi sessuali nella Chiesa, credo che ci sia stata un po' di disattenzione da parte dei suoi collaboratori nel gestire le fonti, nell’affrontare correttamente il problema e di avere peccato, in alcuni momenti, di una mancanza di determinazione.

Quali sono state le caratteristiche del pontificato di Benedetto XVI?
Papa Benedetto è stato una figura profondamente spirituale, esigente con se stesso e luminoso. Ogni decisione presa è stata analizzata con coscienza davanti a Dio, in un costante atteggiamento di preghiera. Le decisioni di un Papa sono sempre ispirate da uno Spirito più alto, non sono mai dettate da decisioni personali o da necessità prettamente umane. Sono molte le cose che ad ognuno di noi piacerebbe fare, ma la persona in costante rapporto con Dio si rende strumento, e a tutto pensa meno che a se stessa. Ogni decisione presa da Benedetto è stata sempre per il bene, con una capacità intellettuale e spirituale straordinaria, una decisone di una persona di altissimo spessore umano. Credo che aiuterà molto la Chiesa del futuro, quando diventerà normale per i papi ritirarsi dal proprio incarico. Ci vuole molta coerenza.

Possiamo dire che fosse un Papa che guardava più verso la vecchia Europa, al mondo anglosassone che bruciava di relativismo?
Che ci piaccia o no Benedetto XVI ha avuto un occhio di riguardo per la vecchia Europa e il mondo anglosassone, per la forte influenza culturale e intellettuale che avevano questi paesi. L’obiettivo era quello di dare uno scossone da cui partisse una ventata di cambiamento morale per gli altri paesi del mondo. Per esempio, Papa Francesco crede che si debba insistere nel lavoro apostolico con le periferie. Sono due punti di vista diversi. A volte la nostra logica, la logica umana non è quella di Gesù. Ci fermiamo sempre all’apparenza, ma bisogna andare in profondità. Stare al fianco dei poveri, spirituali e agli indigenti. La Carità non impone un ‘aut aut’…o questo o quello.

Qual è la relazione di vicinato tra Benedetto XVI e Papa Francesco?
Molti giornalisti vorrebbero vederli litigare. Tra entrambi i Papi c’è un ottimo rapporto di amicizia. Ripeto: lo Spirito Santo ci fa dono di ciò di cui abbiamo bisogno in un determinato momento. La figura di Papa Francesco è molto importante in questo preciso momento della Chiesa… Certo, le visioni sono diverse, ma Benedetto con tutta la sua discrezione e semplicità, il suo non ostentare a tutti i costi la sua presenza…il silenzio di Benedetto che è una scuola, è stato molto apprezzato da Papa Francesco, e questa lealtà è corrisposta. Mi ricordo un aneddoto… Papa Benedetto fu avvicinato da persone che volevano parlare male di Papa Francesco. Il Papa emerito li cacciò via subito, non aveva la minima intenzione di avere tra i suoi collaboratori gente nostalgica, che non voleva guardare al futuro. Benedetto è stato più conosciuto come Teologo, ma poco come persona. È profondamente umano, molto timido e molto premuroso.