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SPETTACOLO

Kermesse al via dopo la morte di Philip Seymour Hoffman

Festival di Berlino 2014, ombre dietro ai sorrisi

La Berlinale è il più "piccolo" dei grandi festival. Meno glamour di Cannes e Venezia, ma senza rinunciare a star e polemiche. Occhi puntati sul ritorno di Wes Anderson e sullo scandaloso Lars Von Trier

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Lea Seydoux, Bill Murray e Saoirse Ronan
di Giancarlo Usai
Doveva esserci anche Philip Seymour Hoffman a questa edizione 2014 del Festival di Berlino. Con un paio di film fuori concorso cui ha preso parte, l’attore americano, scomparso il 2 febbraio per una overdose di eroina, verrà ricordato con una proiezione speciale di “Truman Capote”, il film che gli regalò l’Oscar e il passaporto per una seconda parte di carriera da protagonista e non più da comprimario. Un lutto così importante, e così ravvicinato all’inizio della rassegna, non può non turbare l’allegria del red carpet. Oltre alla tragedia di Hoffman, le polemiche legate a Woody Allen, accusato dalla figlia adottiva Dylan di molestie sessuali, sono l’altro macigno con cui si apre la Berlinale. Il regista newyorchese ha già rispedito al mittente le insinuazioni, parlando di vergognose menzogne, ma gli addetti ai lavori già dicono che con questa storia di violenza e segreti “Blue Jasmine” abbia già compromesso il suo cammino agli Oscar.

A Berlino sbarca anche il nuovo film di Michael Winterbottom, adattamento del libro-inchiesta “Face of an Angel” sulla vicenda giudiziaria di Amanda Knox. Già prima di sbarcare in Germania, si parla dei problemi di distribuzione e promozione dell’opera. La nuova condanna per omicidio della giovane di Seattle non aiuterà certo il film a ottenere investimenti e finanziamenti per arrivare nelle sale di tutto il mondo.

E l’Italia? Nel 2012 portò a casa l’Orso d’oro grazie ai fratelli Taviani. Quest’anno, invece, guardiamo da spettatori i film che sfilano alla Berlinale. Uniche eccezioni: Gianni Amelio ed Edoardo Winspeare nelle sezioni collaterali. Il concorso è partito con il finto thriller di Wes Anderson ambientato nel colorato Grand Budapest Hotel. La distanza con Venezia, dicono gli organizzatori, è ormai ridotta al minimo.

Meno glamour e ricco di gossip, questo Festival si vanta di mettere al centro dell’attenzione mediatica soprattutto i film, le storie che raccontano e le personalità emergenti delle cinematografie più diverse, da quelle asiatiche a quelle sudamericane. La prima di Anderson, ormai uno dei nomi più richiesti da ogni kermesse, è stata però  accolta con freddezza. Forse troppo alte le aspettative dopo l’exploit a Cannes dell’anno scorso con “Moonrise Kingdom”. Stavolta, i critici hanno giudicato troppo “fredda” e “calcolata” l’operazione, anche se il pubblico ha affollato i bordi del red carpet per applaudire la parata di star del cast.

Ma le prime pagine non saranno tutte e sole per il giovane cineasta americano. C’è grande attesa anche per “The Nymphomaniac”, il tanto chiacchierato kolossal-porno firmato da Lars Von Trier, che ha trovato a Berlino un palcoscenico di livello mondiale. Diviso in due parti, e disponibile in due versioni, una soft e una hard, il film racconta delle avventure erotiche nell’arco di un’intera vita di una donna interpretata da Charlotte Gainsbourg. E quella che si vedrà al palazzo del cinema sarà proprio la versione non censurata.

Occhi puntati, poi, su uno dei pionieri della Nouvelle Vague, quell’Alain Resnais che continua a realizzare film nonostante i suoi novant’anni e che presenta in anteprima assoluta “Aimer, boire et chanter”.

E sempre in corsa per l’Orso d’oro ci saranno anche il nuovo adattamento de “La bella e la bestia” con la diva francese del momento, Lea Seydoux, nei panni della giovane prigioniera del castello miserioso, e il racconto di formazione firmato da Richard Linklater, “Boyhood”. L’autore di “Before Midnight”, dopo anni di annunci e interruzione della lavorazione, ha finalmente concluso il suo attesissimo nuovo film, che riprende il percorso di crescita di un ragazzo, dalla nascita fino all’età adulta.

E prima dell’annuncio del vincitore, da parte della giuria presieduta dal produttore James Schamus, ci sarà anche il tempo per “Monuments Men”, il più atteso tra i film americani, con il ritorno dietro la macchina da presa di George Clooney, anche impegnato come protagonista accanto ai vari Bill Murray, Matt Damon e John Goodman. Ancora la storia al centro degli interessi della star americana: per lui si tratta dell’adattamento di una poco conosciuta vicenda ambientata durante la Seconda guerra mondiale, quando un manipolo di soldati statunitensi si mise a girare l’Europa per cercare di salvare le opere d’arte minacciate dal nazismo. Clooney punta tantissimo sulla proiezione berlinese anche perché, non essendo ancora uscito neanche in patria, il suo film è fuori dalla lotta per gli Oscar, almeno per quest’anno. L’appuntamento è per il 2015.