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MONDO

La crisi umanitaria e diplomatica al confine

Bielorussia, l'ok degli ambasciatori Ue a nuove sanzioni contro Minsk

Nella "black list" 17 persone e 11 entità. Le misure restrittive comprendono il divieto di viaggio nell'Ue e il congelamento dei beni, e il divieto ai cittadini e alle imprese dell'Ue di mettere fondi a disposizione delle stesse

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Il Presidente Lukashenko in un'immagine recente
La crisi al confine tra Polonia e Bielorussia, sia sul fronte umanitario che diplomatico, ancora al centro delle determinazioni europee. Riuniti in Coreper (il Comitato europeo dei rappresentanti permanenti) gli ambasciatori europei hanno dato luce verde al quinto pacchetto di sanzioni contro 17 persone e 11 entità legate al regime di Minsk.

Secondo fonti diplomatiche di Bruxelles, l'iscrizione sulla 'black list' Ue prevede il congelamento dei beni ed il divieto dei viaggi nell'Unione. Il nuovo provvedimento sarà pubblicato domani, dopo l'adozione formale, sulla Gazzetta Ufficiale europea.  

​Ieri in una riunione Nato Stoltenberg e Blinken avevano promesso una "risposta forte" sulla crisi al confine, tornando ad accusare il presidente bielorusso Alexander Lukashenko di usare migranti "vulnerabili" per destabilizzare l'Europa con "tattiche ibride", anche se la tensione era apparsa in calo dopo che alcuni di loro, per lo più curdi iracheni, giunti alla frontiera polacca, hanno accettato il rimpatrio.  

Sul versante polacco iI presidente Andrzej Duda, ha ratificato un disegno di legge che impone un divieto di accesso nell'area di confine sia alle ong e ai suoi operatori umanitari che ai giornalisti. Per entrare nella zona sarà necessario ottenere un permesso dalle Guardia di frontiera che potrà accordarlo "a sua discrezione". La legge, riporta la stampa locale, è entrata in vigore al termine dello stato d'emergenza frontaliero che Varsavia aveva introdotto il 2 settembre in seguito a un aumento di migranti provenienti dalla Bielorussia.  Anche se, secondo la stessa legge, lo stato di emergenza può essere dichiarato solo per un periodo massimo di tre mesi. L'accesso alla zona di confine, dunque, resta per ora vietato ai non residenti. I giornalisti che in precedenza erano stati banditi ora potranno richiedere un permesso speciale alle guardie di frontiera.

Il ministro dell'Interno Mariusz Kaminski ha motivato la misura con "ragioni di sicurezza". Rispetto all'area designata dallo stato d'emergenza, il nuovo provvedimento comprende ben 183 villaggi, ed è profonda tre chilometri. Solo ieri, secondo la Polizia, sono stati registrati 134 tentativi di accesso irregolare. C'è poi l'articolo 4 dell'Alleanza secondo cui può essere sospesa la decisione di avviare consultazioni di emergenza, nel caso un Paese ritenga che sia minacciata la sua integrità territoriale, indipendenza politica o sicurezza. 

Dopo l'annuncio il garante per i diritti umani della Polonia ha contestato la legge, sostenendo che vieta il diritto all'informazione esercitato dei media e più in generale la libertà di movimento costituzionalmente riconosciuta, permettendo al ministero dell'Interno limitazioni a tempo indeterminato. Tutto questo mentre le organizzazioni non governative richiamano l'allarme sulla crisi umanitaria, dal momento che i profughi sono rimasti per lo più accampati all'aperto e in questi giorni la neve complica le cose. Secondo Varsavia da novembre sarebbero arrivati al confine oltre 5.000 migranti dalla Bielorussia e tornano le accuse a Minsk di aver intenzionalmente facilitato la concessione dei visti dal Medio Oriente con l'obiettivo di fare pressioni sull'Unione Europea.
 
Sul fronte ucraino, altro attore importante nell'area, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che l'Ucraina non potrà fermare la guerra nel Donbass senza colloqui diretti con la Russia e chiede l'aiuto della Nato per contenere la minaccia russa con segnali politici forti, compreso il sostegno militare. "Se agiamo in modo coordinato saremo in grado di esercitare deterrenza su Putin e di demotivarlo dal scegliere lo scenario peggiore, che è l'operazione militare", ha dichiarato il ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, in un intervento alla riunione dei ministri degli Esteri della Nato a Riga. Kuleba aveva denunciato il dislocamento di 115mila soldati russi alla frontiera.