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MONDO

Chiesto arresto anche per sei dirigenti di Oas e Bancoop

Brasile, la Procura di San Paolo chiede l'arresto di Lula

La richiesta dei giudici giunge all'indomani della formale accusa di riciclaggio di denaro

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Sarà una donna, la giudice Maria Priscila Veiga Oliveira del quarto distretto di San Paolo, a decidere se evitare o meno l'umiliazione del carcere per Luiz Inacio Lula da Silva, l'ex presidente brasiliano finito nei guai giudiziari nell'ambito dell'inchiesta sulle tangenti della Petrobras. I procuratori dello Stato hanno chiesto ieri un mandato di arresto preventivo per l'ex presidente accusato di aver nascosto la proprietà di un lussuoso attico di oltre 200 metri quadrati, disposto su tre piani, a Guarujà, località turistica sul mare, acquistato ad un prezzo di favore dall'impresa di costruzioni Oas e messo a disposizione dell'ex presidente.

La richiesta dei giudici giunge all'indomani della formale accusa di riciclaggio di denaro rivolta a Lula, una manovra di accerchiamento che finisce con l'aggravare anche la posizione dell'attuale presidente del Brasile, l'ex guerrigliera Dilma Rousseff, alle prese con una richiesta di impeachment, una recessione galoppante, un coinvolgimento nella vicenda Petrobras e un'inchiesta su presunte violazioni commesse durante la campagna elettorale per la sua rielezione lo scorso anno.

Secondo i magistrati, "è stato dimostrato che Lula, grazie al suo stato di ex presidente, è in grado di porsi al di sopra della legge" e ha "violato le leggi sull'ordine pubblico" chiamando in piazza i suoi sostenitori a protestare venerdì scorso. Per il Partito dei lavoratori, che Lula ha contribuito a fondare, è un altro duro colpo e le reazioni non si sono fatte attendere. "Accettare questa richiesta non avrebbe senso, sarebbe un errore per qualsiasi giudice", ha detto il numero uno del partito, Rui Falcao, mentre la Fondazione dell'ex presidente ha accusato i procuratori di usare "i propri poteri per fini politici". Negli ultimi giorni erano circolate voci sulla possibilità che la Rousseff nominasse Lula per qualche incarico ministeriale di un certo peso, in modo da garantirgli l'immunità e la possibilità di essere giudicato solo dalla Corte Suprema.

Le accuse nei confronti di Lula fanno parte di una vasta inchiesta federale su un enorme schema di corruzione che girava attorno alla Petrobras, la compagnia petrolifera di Stato e la più grande azienda del Paese. I funzionari della società sono accusati di aver intascato mazzette dalle compagnie edilizie, che a loro volta superfatturavano i lavori fatti per conto della Petrobras. Una parte del "bottino", secondo i magistrati almeno due miliardi di dollari, sarebbe finita nelle tasche dei politici.

Nell'inchiesta, denominata operazione "Lava Jato" (autolavaggio), sono coinvolti anche la moglie dell'ex presidente, Marisa, e il loro primogenito, Fabio Luis. Oltre a Lula, i magistrati hanno chiesto l'arresto anche per altre sei persone fra dirigenti e funzionari della Oas e della Bancoop, la cooperativa per le abitazioni di San Paolo.