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Coronavirus

Sono 74 comuni in 7 regioni

Iss, Brusaferro: diminuiscono le zone rosse, curva decresce in tutte le regioni

Secondo il presidente dell'Istituto superiore di Sanità meno zone rosse è segno della capacità di individuare e limitare focolai. Lo studio con Istituto Kessler sulla curva epidemiologica in vista delle riaperture "è basato su dati, non ci sono errori": vediamo solo il 5% dei casi di contagio

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Si è ridotto il numero delle zone rosse: sono 74 comuni in 7 regioni, quindi è segno della capacità di individuare precocemente focolai e limitarli. Lo ha detto il presidente dell'Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro alla conferenza stampa sull'andamento epidemiologico della pandemia da Sars-Cov2.   

Il tasso di contagiosità del nuovo coronavirus Rt è sotto 1 in tutte le regioni. "La curva dell'epidemia di Covid-19 continua sostanzialmente a decrescere nel numero di sintomatici e dei casi in tutte le regioni". Inoltre, "ad aprile il numero delle regioni in cui i casi sono limitati sta aumentando progressivamente, e questo ci dà un segnale positivo delle misure che sono state adottate". 

Stranieri, curva identica
"L'84% di chi è morto aveva più malattie, due o tre. i decessi totali sono oltre 25mila", ha detto Brusaferro. "Ci sono 6395 casi di individui di nazionalità straniera. La loro curva è uguale a quella dei cittadini italiani. La letalità colpisce purtroppo sempre le età più elevate. Chi ha più di tre patologie è una quota che cresce: chi decede è perché ha delle co-morbosità", commenta il presidente dell'Iss in conferenza stampa.

Lo studio Iss per le riaperture
La logica del documento epidemiologico elaborato dall'Istituto Superiore di Sanità con la Fondazione Bruno Kessler è riaprire il Paese cercando di capire quale variabile ha più peso nella diffusione del virus.

"E' uno studio nazionale che dovrà essere modulato sui dati regionali ed è focalizzato alla riapertura" e i "modelli dovranno essere  aggiornati periodicamente e tarati sulle realtà regionali", ha aggiunto il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità nella conferenza stampa organizzata dall'Istituto.

Fondazione Kessler: non ci sono errori, no riapertura scuole
Lo studio con le previsioni sulla curva epidemiologica in base alle varie riaperture, fornito al Governo per la fase 2, "è basato sui dati, non ci sono errori", ha sottolineato Brusaferro.  "Riaprire le scuole di ogni ordine e grado porterebbe subito il tasso di contagio R0 a 1,3. Una situazione assolutamente preoccupante che porterebbe a problemi serissimi in pochissimo tempo", ha aggiunto Stefano Merler della fondazione Kessler alla conferenza stampa sulla situazione epidemiologica e lo studio congiunto.

"Qualcuno ha detto che abbiamo sbagliato i conti, ma sono giusti - ha spiegato Stefano Merler della fondazione Kessler, che ha collaborato all'elaborazione dei dati -. Chi ha criticato ha fatto un calcolo sul rapporto terapie intensive/infezioni, ma si dimenticano dei decessi per covid che non sono entrati in terapia intensiva. Il conto giusto è 3-400 in terapia intensiva in quel periodo più i decessi, uguale 13.000, non 1.300 come
ha calcolato chi critica lo studio. E sappiamo inoltre che i positivi reali rispetto a quelli noti sono 10-20 volte tanto". 

"Abbiamo realizzato uno studio, pubblicato su 'Science', che evidenzia come i bambini sotto i 15 anni sono il 66% meno suscettibili rispetto agli adulti tra 15 e 65 anni", ha sottolineato  Stefano Merler, "gli adulti sopra i 65 anni sono il 47% più suscettibili dei soggetti fra 15 e 64anni", evidenziando la differenza di suscettibilità tra bambini e anziani rispetto a Covid-19.

"Vediamo solo il 5-10 per cento dei reali contagiati. Che sono molti di più", ha concluso Stefano Merler della Fondazione Bruno Kessler sulla situazione epidemiologica.