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ITALIA

Operazione 'Demetra'

​Caporalato, 60 indagati e 14 aziende sequestrate tra Cosenza e Matera

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Caporalato in Calabria e Basilicata.  Oltre 300 finanzieri del Comando provinciale di Cosenza, con l'ausilio di militari dei Reparti di Catanzaro e Crotone, dall'alba di stamane stanno dando esecuzione, tra le province di Cosenza e Matera, a un'ordinanza di applicazione di misura cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Castrovillari Luca Colitta, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica Flavio Serracchiani, a carico di 60  persone, indagate di associazione per delinquere finalizzata  all'intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e al  favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Sequestrate anche 14 aziende agricole.

Partite nel 2017, dal fermo di un furgone con 7 braccianti a bordo diretto in Basilicata, le indagini hanno consentito di far chiarezza sulle attività di due organizzazioni criminali, che a volte collaboravano per il reclutamento di lavoratori stranieri da impiegare nella raccolta di agrumi nella sibaritide e di fragole in Basilicata.

In carcere sono finiti 14 caporali, agli arresti domiciliari 38 persone tra le quali imprenditori e un dipendente del Comune di Rossano che si adoperava per porre in essere finti matrimoni, mentre 8 dei testimoni delle unioni sono stati sottoposti a obbligo di firma. Delle quattordici aziende coinvolte, due sono in provincia di Cosenza nei Comuni di Corigliano Rossano e San Lorenzo del Vallo. Il colonnello  Danilo Nastasi, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza, ha affermato che "dalle risultanze investigative il bracciante agricolo veniva considerato merce di scambio, appellato con termini animaleschi".

"Una triste realtà - ha spiegato il colonnello - fatta di  intermediazione tra domanda e offerta da parte di caporali che  reclutavano braccianti anche nei centri di accoglienza per migranti,  tenevano la contabilità delle giornate eseguite, ne anticipavano i  pagamenti e ne organizzavano il trasporto nei campi. Il tutto per  paghe variabili da 0,80 centesimi a cassetta raccolta ad un massimo di 10/18 euro al giorno. L'attività era così fiorente che avevano la  possibilità di avvalersi di subcaporali e selezionare i lavoratori in  base all'etnia ed il tipo di coltura: africani e pakistani per gli  agrumi, donne dell'est per le fragole".

"Domani servono le scimmie, così finiamo"
"Domani mattina là ci vogliono le scimmie"... "e facciamo venire le scimmie, così cerchiamo di finire". E' una delle intercettazioni contenute nell'ordinanza di custodia cautelare . A parlare sono due degli indagati. Agli atti c'è anche una seconda conversazione, nella quale si parla dell'acqua da bere da dare agli immigrati che lavorano nei campi: "Ai neri mancano un paio di bottiglie di acqua. Nel canale, gliele riempiamo nel canale", afferma una delle persone intercettate. I braccianti venivano ripagati con 80  centesimi per ogni cassetta di agrumi raccolta, mentre per le donne dell'Est Europa che raccoglievano fragole, il compenso era di 28 euro al giorno, cifra dalla quale, però, venivano sottratti i costi di  trasporto e per il vitto.