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ECONOMIA

La zona euro e i mercati emergenti col fiato sospeso

Tra poco la decisione della FED sui tassi. Che cosa c'è in gioco?

Per la prima volta dalla grande crisi del 2008 la Federal Reserve potrebbe decidere stasera di alzare il tasso di interesse. Una decisione che avrebbe un impatto enorme sui paesi emergenti, circa il 40% del pil globale, innescherebbe possibili reazioni cinesi e investirebbe in pieno l'America latina. Sull'area dell'Euro l'effetto è controverso: i benefici sul cambio potrebbero essere controbilanciati dalla crisi dei mercati globali dove le nostre imprese esportano

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di Luca Gaballo
L'agenzia Bloomberg dà una probabilità di rialzo dei tassi americani di appena il 33%. Molto meno di qualche mese fa. Qual è il motivo? L'inflazione negli Stati Uniti, come da noi del resto, è molto al di sotto del target, a causa della debolezza dei prezzi dell'energia. Il mercato del lavoro, che per la FED è molto più importante che per la BCE, non dà segni di surriscaldamento. E' vero che in america la disoccupazione è bassa, almeno quella ufficiale, ma vi sono moltissimi scoraggiati che hanno smesso di cercare attivamente un lavoro. L'economia tira, è vero, ma è attraversata da processi di ristrutturazione epocali, che richiedono da una parte meno manodopera, dall'altra competenze che ancora non sono formate sufficientemente. E comunque i 5 milioni di posti di lavoro non occupati non sembra che stiano generando alcuna pressione sui salari e quindi sull'inflazione che, infatti, è prossima allo zero (includendo l'energia). 

Non c'è nei fondamentali una pressione ad alzare i tassi in questo momento, semmai accade il contrario. Dunque, perché la FED dovrebbe agire proprio ora? Il tema è quello della credibilità di una banca centrale che da oltre un anno annuncia l'imminente aumento dei tassi, una politica elaborata in un momento diverso e annunciata ai mercati con grande anticipo, una politica, che oggi rischia di produrre effetti indesiderati. 

Un rialzo dei tassi di interesse nell'area dollaro, infatti, avrebbe come conseguenza una fuga dei capitali dal mondo emergente, parliamo di colossi che sentono già il morso della crisi, come il Brasile, il Sudafrica, la Russia, la Cina e L'india. Sono i BRICS la cui inarrestabile marcia ha supportato l'economia globale negli ultimi 15 anni.  "Questi paesi, come è noto, non avendo valute forti sono indebitati per lo più in dollari, e quindi, a seguito di un apprezzamento del dollaro, si vedrebbero maggiormente indebitati senza aver fatto alcuna politica fiscale espansiva e solo per una dinamica finanziaria di mercato" come fa notare l'economista Marcello MInenna.  L'effetto negativo sulla loro economia, già segnata, sarebbe dirompente. Un effetto austerity involontaria che investirebbe il 40% del pil globale.

E noi? già oggi l'istat certifica un calo dell'export dell'area dell'euro rispetto ai trimestri precedenti, un calo tutto figlio delle difficoltà in cui si dibattono i nostri mercati di elezione. Sarà possibile, in caso di crisi degli emergenti, far leva solo sulla locomotiva statunitense? Dipende. Per noi, per l'Italia sarà, per una volta, più agevole di quanto non lo sarebeb per la Germania, molto impegnata in Cina.