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ITALIA

Le indagini della Procura di Firenze

Concorsi truccati, bufera nel mondo accademico: l'inchiesta partita dalle denunce di un tributarista

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Sette professori universitari arrestati, 22 sospesi per un anno e un totale di 59 indagati:  bufera sul concorso all' 'abilitazione scientifica nazionale' per aspirare a coprire cattedre universitarie di diritto tributario. Un'inchiesta della procura di Firenze deflagrata ieri con l'esecuzione delle misure cautelari e di una mole di perquisizioni, circa 150, lungo la Penisola. La procura attendeva da quasi un anno il via libera del gip. E dal Governo ha detto la ministra Valeria Fedeli: "Voglio andare fino in fondo", aggiungendo che presto arriverà un codice di comportamento sull'università sul quale il Miur sta lavorando con l'Anac.   

Come una goccia d'olio l'indagine della Guardia di Finanza, coordinata dai pm Luca Turco e Paolo Barlucchi,  partita dalla singola denuncia di un ricercatore, l'avvocato professore Philip Laroma Jezzi di Firenze, 'escluso' dai 'cartelli' professionali dal concorso per l'abilitazione. E poi si  è estesa da Firenze al resto d'Italia.

Per accedere a una cattedra universitaria occorre avere la “patente scientifica” ossia un’abilitazione che poi permette di partecipare ai concorsi veri e propri, quelli che garantiscono il posto di professore ordinario.  Questa abilitazione viene data da una commissione a livello nazionale . Nel caso in questione sembra che i tributaristi si fossero messi d’accordo per non permettere a Laroma di accedere nemmeno all’abilitazione. Di fermarlo dunque ancora prima di ottenere una cattedra vera e propria.    

Laroma, che aveva titoli superiori ai candidati proposti da un cartello fiorentino costituito da due celebri studi legali tributari, denunciò tutti alle Fiamme Gialle dopo che gli fu detto: "Non sei nella lista, ritirati dal concorso". La lista, illegale,  quella concordata tra gruppi di pressione per spartirsi i posti. E veniva segnalata ai commissari. Materia ostica il diritto tributario, ma notoriamente molto remunerativa nonché fonte di prestigio per gli studi legali che annoverano un collega prof.   
Le accuse sono, a vario titolo, di corruzione, induzione indebita e turbativa del procedimento amministrativo. Non contava il merito, né i titoli, ma l'appartenenza 'giusta' per venire abilitati. Il gip Angelo Antonio Pezzuti ha riconosciuto fondate le accuse della procura di Firenze secondo cui accordi corruttivi influenzavano le valutazioni dei candidati da parte dei membri delle commissioni giudicatrici nominate dal Ministero dell'Università (Miur). Accordi, sempre secondo l'accusa, frutto di precedenti patti raggiunti da emeriti tributaristi che così 'piazzavano' propri allievi o "protetti". Il prezzo della corruzione era nello stesso scambio di 'abilitazioni' tra i gruppi di professionisti: oggi a me, domani a te. Oggi passa un mio 'allievo', ma domani tocca a uno tuo. Chi non aveva appoggi, veniva scartato in partenza. 

Superato lo scoglio dell'abilitazione, si trattava poi di aspettare l'assegnazione di una cattedra da parte di qualche ateneo. Attive in questo senso - rivela sempre l'inchiesta - due società scientifiche di studiosi del diritto tributario, la Ssdt e l'Aipdt. Ma lo stesso gip evidenzia "il totale spregio del rispetto del diritto proprio da professori che sarebbero deputati ad insegnare il valore di esso".   

L'inchiesta ha sciolto fili intrecciati nei rapporti di affermati prof coi membri della commissione. Ora agli arresti domiciliari ci sono Fabrizio Amatucci, docente della Federico II di Napoli, Giuseppe Maria Cipolla (Università di Cassino), Adriano di Pietro (Università di Bologna), Alessandro Giovannini (Università di Siena), Valerio Ficari (Università di Roma 2), Giuseppe Zizzo (Università Carlo Cattaneo di Castellanza, Varese), Guglielmo Fransoni (Università di Foggia). Ma tra gli indagati figurano l'ex ministro Augusto Fantozzi, Roberto Cordeiro Guerra, Pasquale Russo, perfino il professor Victor Uckmar, nel frattempo deceduto. Molti degli indagati hanno manifestato la propria estraneità, in alcuni casi affermando di aver agito in buona fede. Per cinque indagati il gip si riserva di decidere la misura cautelare in attesa dell'interrogatorio.