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ITALIA

A Grosseto nuova udienza del processo

Costa Concordia, il racconto di un naufrago: "Così ho salvato mia figlia dalla calca"

Proseguono i racconti dei passeggeri al processo di Grosseto

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“La nave si inclinava sempre di più ma l’unica cosa a cui pensavo era proteggere mia figlia di 4 anni. Ho cercato di metterla al sicuro, farle da scudo ma la calca di gente spingeva da tutte le parti e io ho rischiato di schiacciarla”. Trema la voce di Walter Cosentini, passeggero della Costa Concordia, mentre ricorda attimi che forse vorrebbe solo dimenticare.

Walter è uno dei 18 passeggeri della Costa Concordia che stanno testimoniando in questi giorni al Processo di Grosseto per la tragedia del Giglio del 13 gennaio 2012.

Come lui anche Debora Incutti che racconta il momento in cui decise di affidare la figlia ad un marinaio pur di salvarla. “Misi in tasca della bimba la carta d’identità affinché, quando avesse raggiunto terra, potessero identificarla”. Debora si interrompe più volte per piangere. Ricorda anche le risse per avere i giubbotti salvagente e il posto nelle scialuppe di salvataggio: “c’erano passeggeri che tiravano pugni per salire sopra. Erano scene da film”.

“A distanza di due anni – ha proseguito il marito della donna – ci svegliamo ancora di notte di colpo per il terrore. Tutta la mia famiglia è in cura da psicologi”.

Sono molti i passeggeri superstiti della Costa Concordia che non riescono a superare i momenti terribili del naufragio. Domenico Garritano ha chiesto 1 milione di euro di risarcimento danni perché, per salvare la moglie in stato di choc dallo schiacciamento della calca, si è sfilacciato un tendine e storto una spalla.

I racconti dei naufraghi confermano quando emerso nelle precedente udienze: il personale di bordo durante la tragedia fu completamente assente e non diede loro alcuna assistenza.