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MONDO

La storia della penisola

Dopo 60 anni, la Crimea si prepara a tornare russa

Russa dal 1783, fu 'regalata' all'Ucraina da Krusciov nel 1954 come segno di fraterna vicinanza fra le due Repubbliche dell'Urss. Il voto potrebbe sancirne la secessione da Kiev 

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La penisola di Crimea si prepara a tornare alla Russia, alla quale è stata unita per oltre 250 anni, dopo esattamente 60 anni di amministrazione da parte dell'Ucraina, alla quale fu "regalata" nel 1954 dall'allora leader sovietico Nikita Krusciov, come segno di fraterna vicinanza fra le due Repubbliche dell'Urss.

La penisola (Krym in russo), ponte fra Europa e Caucaso, protesa sul Mar Nero, è separata dalla Federazione russa solo dallo stretto di Kerch. Strappata dai russi all'Impero ottomano nel 1774, fu annessa dalla zarina Caterina II nel 1783. Divenne punto d'influenza su Balcani e Mediterraneo, quindi di attrito con l'Impero turco, fino alla Guerra di Crimea del 1854-56, a cui partecipò anche il Piemonte di Cavour. Fu invasa con gravi perdite da Hitler nel 1941 e liberata dall'Armata Rossa nel 1944. Ospitò il vertice di Yalta, poi perse l'autonomia.

Fu esattamente 60 anni fa, il 27 febbraio del 1954, quando la Pravda pubblicò in prima pagina la notizia: il Politburo del Partito comunista dell'Urss aveva deciso che la 'oblast' (provincia) passava dalla Federazione socialista sovietica russa alla repubblica "sorella" ucraina: il "regalo" di Krusciov a Kiev per i 300 anni del trattato di Perislav, che sancì l'unione alla Russia zarista dei cosacchi ucraini.

La Crimea è irrinunciabile per Mosca: ha una maggioranza assoluta di abitanti che si dichiara russa, fattore che ha giustificato la sua costituzione in "repubblica autonoma" ucraina. Dei quasi 2 milioni di abitanti, infatti, il 58% è russo, il 24% ucraino (molti dei quali russofoni) e il 12% tataro. La penisola ospita anche la base navale russa di Sebastopoli, "in affitto" a Mosca fino al 2042, dov'è ormeggiata la Flotta del Mar Nero, testa di ponte strategica proiettata anche nel Mediterraneo, dove pure Mosca ha la base navale a Tartus, in Siria, le cui sorti sono però legate al conflitto in quel Paese.