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ITALIA

Difesa: "Processo stalinista"

Caso Cucchi. Processo depistaggi, famiglia chiama in aula ex ministri Trenta e La Russa

Processo che inizierà il prossimo 12 novembre. Insieme con i tre sono stati citati anche altri cinque generali dell'Arma: Vittorio Tomasone, Leonardo Gallitelli, Tullio Del Sette, Biagio Abrate e Salvatore Luongo

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Ci sono anche l'ex ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, Ignazio La Russa e il comandante generale dell'Arma, Giovanni Nistri, nella lista testi presentata questa mattina dall'avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi, in vista del processo sui depistaggi legati ai falsi per nascondere il pestaggio in caserma la sera dell'arresto del geometra.

Processo che inizierà il prossimo 12 novembre. Insieme con i tre sono stati citati anche altri cinque generali dell'Arma: Vittorio Tomasone, Leonardo Gallitelli, Tullio Del Sette, Biagio Abrate e Salvatore Luongo. 

Difesa attacca: "Processo stalinista"
"Non è stato un omicidio. Cucchi non è morto per le botte, ci sono le perizie di venti medici esperti che lo dicono". Il processo sulla morte di Stefano Cucchi che vede imputati cinque carabinieri, tre dei quali per omicidio preterintenzionale, si avvia alle battute finali e stavolta la parola passa alla difesa. Quest'ultima, in particolare l'avvocato del maresciallo Mandolini, accusato di falso e calunnia, contrattacca e punta il dito contro quello che definisce "un processo stalinista".

"Questo processo non è finalizzato a stabilire se Cucchi abbia avuto percosse, ma se in ragione di quelle percosse Cucchi sia morto. E ci sono almeno una ventina di medici le cui perizie hanno parlato di morte improvvisa ed accidentale non riconducibile a traumatismo pacificamente subito da Cucchi in occasione del suo arresto", ha detto nella sua arringa Giosué Bruno Naso, legale di Mandolini. L'avvocato ha anche criticato l'iter di tutto il procedimento in questi mesi, attraversato da testimonianze e nuove indagini parallele che hanno portato a un nuovo processo - quello sui depistaggi - nei confronti di altri otto carabinieri, che partirà il 12 novembre.

"I processi stalinisti - ha aggiunto Naso riferendosi al procedimento in corso sulla morte di Stefano, la cui sentenza è prevista il 14 novembre - si caratterizzarono così: partivano dal pregiudizio, che il più delle volte cominciava dalla personalità dell'imputato per arrivare ad affermarne la responsabilità. In questo processo non si è fatto molto di diverso". E non sono mancati gli attacchi all'ormai ex procuratore di Roma: "Mi auguro che questo processo sia l'ultimo processo dell'era Pignatone", ha detto. E ancora: "Non dico che anche questo sia un processetto - ha aggiunto alludendo alla recente sentenza sull'inchiesta inizialmente indicata come 'Mafia Capitale - altrimenti sarei anche qui esposto al pubblico ludibrio per cinque anni. Massimo rispetto per la vicenda della morte di Stefano".

Il legale difensore del maresciallo Mandolini è poi intervenuto sul ruolo di Francesco Tedesco, uno dei tre carabinieri imputati di omicidio preterintenzionale e teste chiave nel procedimento, le cui dichiarazioni nel 2018 hanno dato una svolta al processo. Secondo il legale, quella di Tedesco - che ha accusato gli altri due colleghi del pestaggio di Stefano - "è una strategia interessata. Voi siete convinti che se gli agenti penitenziari fossero stati condannati nel primo processo e i problemi dei carabinieri neutralizzati, Tedesco avrebbe fatto quello che ha fatto?", ha detto rivolgendosi alla Corte.

"Le parole pronunciate da Tedesco mentre D'Alessandro e Di Bernardo stavano pestando Stefano, "Smettetela!! Non permettetevi!! Che cazzo fate?!?!", non sarebbero state sicuramente sufficienti a fermare la furia della violenza dei colleghi. Ci doveva essere un intervento fisico come è effettivamente accaduto", ha invece commentato in un post Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, che durante l'intervento del legale di Mandolini, ha lasciato indignata l'aula assieme alla famiglia.

Di tutt'altro avviso è la difesa dello stesso Tedesco, secondo cui il carabiniere "ha rappresentato inconsapevolmente la più piccola e debole rondella di un ingranaggio smisurato e potente che per una volta ha ruotato in controfase. Lui ha cercato di fermare questo meccanismo ma ne è  stato inesorabilmente travolto, investito", ha detto l'avvocato Eugenio Pini, per il quale "è Cucchi a dire che Tedesco ha urlato e l'ha salvato. Purtroppo dopo questa vicenda temo perderà il posto di lavoro e la divisa".