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ITALIA

Decreto rimpatri

Migranti, Di Maio: "Rimpatri in 4 mesi e 13 porti sicuri"

"Sui rimpatri siamo all'anno zero. Anche nei 14 mesi precedenti non è stato fatto nulla". Bonafede: "Ora i magistrati possono smaltire le domande con più celerità". Lamorgese: "Ok decreto. Ma no bacchetta magica. Possiamo parlarne tra 6 mesi e vi posso dire quanto ha inciso. Ritengo ci sarà una riduzione dei tempi"

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"Sui migranti presentiamo un decreto che non urla ma fa i fatti". Lo ha detto il ministro degli Esteri e capo del M5s Luigi Di Maio presentando alla Farnesina il nuovo decreto interministeriale Esteri-Giustizia-Interni sui migranti. Si tratta solo del "primo step del nostro piano per i rimpatri sicuri", ha aggiunto ribadendo che la misura "porterà da due anni a quattro mesi i rimpatri verso una serie di Paesi". 

"Sui rimpatri siamo all'anno zero. Anche nei 14 mesi precedenti non è stato fatto nulla" ha detto Di Maio  "Io non credo che la redistribuzione dei migranti negli altri Paesi europei sia la soluzione definitiva. Dobbiamo fare molto di più sul sistema dei rimpatri", ha aggiunto.

I Paesi inseriti nel nuovo decreto interministeriale che prevede di accorciare i tempi per i rimpatri dei migranti sono Algeria, Marocco, Tunisia, Albania, Bosnia, Capo Verde, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Senegal, Serbia e Ucraina. "Ringrazio il Marocco" che è uno dei paesi entrati nella lista dei Paesi che parteciperanno al programma di rimpatrio".  "In questi anni noi non abbiamo rafforzato le nostre relazioni con il Marocco, manchiamo da un po'. Sicuramente sarà oggetto di uno dei miei prossimi viaggi, insieme alla Tunisia dove vedremo il gruppo di lavoro misto italo-tunisino per implementare l'accordo sui rimpatri", ha sottolineato Di Maio.

"Ridurremo i tempi dei rimpatri da almeno due anni a quattro mesi. Si tratta del primo step di un piano contenuto nel decreto interministeriale che firmeremo oggi". "Finora i tempi dei rimpatri sono stati stazionari: troppe lungaggini burocratiche, tra richieste d'asilo e ricorsi", continua il ministro, secondo il quale "oltre un terzo di chi arriva in Italia non ha i presupposti per stare. Ora acceleriamo le procedure. E diamo un messaggio importante: chi resta sa che può stare serenamente, chi non può restare deve andare". 

Tra i leader della maggioranza Di Maio era stato tra i più prudenti sull'accordo di Malta sulla redistribuzione dei migranti. Il tema, sin dalla campagna elettorale del 2018, è tra i più "cari" al leader del Movimento che ora, senza più l'ingombrante ombra di Matteo Salvini, cerca di mettere la sua impronta sul dossier. E lo fa partendo dai rimpatri, nervo scoperto della gestione della questione migranti anche nel governo giallo-verde.   
 
Prevedibile, inoltre, che nel provvedimento sia prevista anche un'accelerazione delle procedure per la definizione dei Paesi d'origine da parte delle commissioni territoriali. E al decreto Di Maio ha intenzione di accompagnare un pacchetto di accordi proprio con i Paesi africani "teatro" delle partenze per l'Europa attraverso i porti libici. Accordi sui quali già nei mesi scorsi, tra l'altro, ha lavorato il premier Giuseppe Conte nelle sue numerose "sortite" in Africa. Una stretta, insomma, che va nella direzione opposta a chi invece pone l'accento sul diritto di asilo individuale, e che testimonia come, nel governo giallo-rosso, il Movimento non voglia mollare la presa sul dossier dando così anche una risposta "politica" a Salvini su un tema che il leader leghista si appresta a cavalcare anche alle prossime Regionali. "La soluzione è il blocco delle partenze", è il mantra che il leader del M5S sta ripetendo da giorni, convinto che con una stretta sui rimpatri e una cooperazione più stretta con i Paesi africani gli sbarchi possano davvero ridursi.

Bonafede: "Ora magistrati possono smaltire domande con più celerità"
"Questo provvedimento ha importanti ricadute anche sul sistema della giustizia - ha detto Bonafede -. Noi abbiamo domande di protezione internazionale, che di fatto soprattutto in considerazione dell'aumentare di queste domande, occupano grande spazio all'interno dei nostri tribunali. Con questo decreto, avendo un elenco di paesi sicuri, si permette di avere tutta la procedura con tempi dimezzati, proprio per quei paesi considerati sicuri", ha aggiunto, ricordando i dati sulle domande di protezione internazionale: "Nel 2016 c'erano pendenze scritte pari a 47.000, nel 2017 41.800, nel 2018 quasi 49mila pendenze, e a fine luglio 2019 oltre 70mila. Cifre che dicono che c'è un incremento importante, ora grazie al decreto i nostri magistrati potranno smaltire queste domande con più celerità".

Lamorgese: "Rimpatri? No bacchetta magica, riparlarne tra 6 mesi"
"Il problema immigrazione è complesso e strutturale, nessuno ha la bacchetta magica che nel giro di un mese risolve il problema". A dirlo è il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, al termine del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica a Milano. Riguardo al decreto sui rimpatri, secondo Lamorgese "sicuramente questo provvedimento può essere utile, può abbreviare i tempi". Ma "dire un mese, due mesi, non do numeri senza avere delle prove ma comunque inciderà sui tempi degli esami" delle richieste di asilo. "Chi ha diritto rimane, chi non ha diritto va via", ha aggiunto il ministro. "Possiamo - ha concluso - parlarne tra 6 mesi e vi posso dire quanto ha inciso. Ritengo ci sarà una riduzione dei tempi".