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EUROPA

L'Ue riscrive le regole per mercati e servizi digitali: la posta in gioco per le Big Tech

Ci vorrà almeno un anno per avere il testo definitivo del regolamento, ma intanto Paesi membri e colossi tecnologici si preparano alla battaglia

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Ci vorrà del tempo – e pazienti trattative -  per arrivare a un regolamento definitivo. La Commissione europea ha proposto due nuove normative per i servizi digitali, compresi i social media, i mercati digitali e altre piattaforme online che operano nell'Unione europea: Dsa (Digital Services Act), e Dma (Digital Markets Act).  

Le due proposte saranno discusse dal Parlamento europeo e dagli Stati membri nel Consiglio Ue, secondo la procedura co-legislativa ordinaria, che potrebbe durare fino a un anno e mezzo. Trattandosi di regolamenti, dopo l'approvazione definitiva i testi saranno direttamente applicabili in tutta l'Unione.  

Le posizioni in Ue
Francia e Paesi Bassi nel settembre scorso hanno pubblicato un documento congiunto che esortava l'esecutivo dell'Ue alla ‘linea dura’ contro i giganti della tecnologia, con una serie di misure identiche a quelle poi proposte dalla Commissione. Anche la Germania è sostenitrice di misure più forti e la sua autorità antitrust ha di recente preso provvedimenti contro Facebook e Amazon, ma potrebbe prendere il ruolo da mediatore in Consiglio insieme all’Italia.

Il governo ceco sarebbe contrario all'eccessiva regolamentazione, così come i Paesi nordici, mentre l'Irlanda, sede europea di quasi tutti i colossi come Google, Facebook e Twitter, ai quali garantisce un regime fiscale favorevole, probabilmente si batterà per un approccio normativo più moderato. Il Parlamento europeo dovrebbero sostenere l'approccio della Commissione.    

Le reazioni alla proposta: dall’ottimismo alla prudenza  
"Accogliamo con favore il riconoscimento da parte della commissione del fatto che alcuni attori digitali hanno una maggiore responsabilità  nel mantenere i servizi digitali liberi da contenuti illegali e nel garantire che lo stato di diritto sia rispettato online con lo stesso rigore con cui lo è offline", è il commento dell'associazione europea delle aziende di telecomunicazioni (Etno) al pacchetto normativo Ue sui servizi e i mercati digitali. Etno condivide le preoccupazioni della commissione rispetto ai comportamenti anticoncorrenziali di alcuni grandi attori digitali che agiscono come 'gatekeeper': "Attendiamo con impazienza che il Digital market act - proponga un audace quadro normativo ex ante per i mercati digitali, insieme a una revisione degli strumenti delle politiche per la concorrenza per affrontare le dinamiche in evoluzione dell'economia digitale".    

"Con questa proposta, la Ue ha la possibilità di essere davanti a tutti", indica a Euronews Jan Penfrat, senior policy advisor di European digital rights (Edri), rete europea di ong per i diritti digitali dei cittadini. "Sia il Dsa che il Dma hanno la potenzialità di influenzare sia positivamente che negativamente la capacità delle persone di godere dei loro diritti umani", dice Penfrat. "Non vorrei davvero essere nei panni della Commissione europea in questo momento", ha aggiunto l'esperto. "Dobbiamo trovare soluzioni intelligenti che proteggano i diritti fondamentali delle persone, perché Internet non scomparirà di certo".      

Le mosse di Big Tech
La prima reazione è arrivata da Google: "Nei prossimi giorni esamineremo attentamente le proposte della Commissione, ma ci preoccupa che possano essere mirate specificamente a un gruppo ristretto di aziende e rendere così più difficile lo sviluppo di nuovi prodotti a sostegno delle piccole imprese in Europa. Continueremo a sostenere l'introduzione di nuove regole che supportino l'innovazione, aumentino il senso di responsabilità e promuovano la ripresa economica a vantaggio dei consumatori e delle imprese europee", ha dichiarato Karan Bhatia, Vice president of government affairs & public policy di Mountain View.
 
I giganti della tecnologia chiedono all’Ue regole proporzionate ed equilibrate che non rallentino l'innovazione. Adesso dovrebbero affilare le armi per attenuare le norme previste dalla bozza. Non si muoveranno all’unisono però, anche perché  spesso sono rivali tra di loro: Facebook, ad esempio, ha dichiarato di sperare l'Unione europea stabilisca confini anche per Apple, portando sul terreno dello scontro le proprie diatribe in corso.

Le due aziende californiane sono infatti alle schermaglie dopo che Cupertino ha introdotto una funzione che consente agli utenti di non essere ‘tracciati’ su diverse applicazioni. Facebook, che vive dalla vendita di pubblicità, ha obiettato che la funzione danneggerà gli sviluppatori ma Apple ribadisce la propria scelta: "Quando il monitoraggio invasivo è il tuo modello di business, tendi a non accogliere la trasparenza e la scelta del cliente".  

Non solo Silicon Valley  
La nuova normativa non riguarda solo le Big Tech degli Stati Uniti: ne ricadono anche l’olandese Booking, le cinesi Alibaba e Bytedance (proprietaria diTikTok), la sudcoreana Samsung, tutte aziende che rientrano tra i criteri fissati per definire una ‘piattaforma digitale sistemica’, vale a dire gruppi con fatturato annuo nell’Ue superiore a 6,5 miliardi di euro, valutazione di mercato superiore a 65 miliardi, presenza in almeno tre Stati Ue e oltre 45 milioni di utenti finali di cui almeno diecimila utenti 'corporate'.