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MONDO

Domani la marcia verso la sede del Governo

Thailandia nel caos

Il primo ministro tenta la mediazione e apre alla possibilità di un referendum, ma l'opposizione si dimette in blocco

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Manifestanti a Bangkok
Bangkok
Il "round finale" era atteso per lunedì con una lunga marcia verso il palazzo del governo già assediato una settimana fa ma la rottura si è consumata anche prima. Tutti e 153 i deputati dell'opposizione si sono dimessi nonostante il passo indietro del primo ministro thailandese Yingluck Shinawatra, che ha accettato di testare il suo consenso. La Shinawatra ha proposto un referendum sulla sua carica, dicendosi disposta a dimettersi se la maggioranza del popolo lo vorrà. Decisione che non accontenta evidentemente il fronte antigovernativo che aveva fissato per martedì 10 dicembre l'ultimatum per le dimissioni del primo ministro. 

Le proteste. Da giorni i manifestanti assediano i palazzi del potere a Bangkok. Nella capitale si stanno consumando violenti scontri, durante i quali ci sono stati 5 morti e oltre 300 feriti. Per cercare di mantenere l'ordine sono stati chiamati in servizio più di 2mila soldati e le forze dell'ordine hanno sparato gas lacrimogeni e granate stordenti contro i gruppi antigovernativi, dopo che questi avevano tentato di entrare nella sede del governo e nel quartier generale della polizia.

Le cause della rivolta. Le proteste, iniziate il 31 ottobre, sono promosse da gruppi nazionalisti e monarchici e da attivisti del sud, feudo del Partito Democratico che è la prima forza d'opposizione. Nel mirino c'è il governo guidato da Yingluck Shinawatra, considerata eterodiretta dal fratello Thaksin, ex premier ora in esilio deposto da un golpe nel 2006 e accusato nel 2008 di corruzione e abuso di potere. Contestatissima è anche la legge sull'amnistia, che ora la premier avrebbe accettato di ritirare. Secondo l’opposizione, infatti, la norma avrebbe permesso il rientro in patria del fratello.