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ITALIA

Su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma

Estorsione e intimidazione per appalto al cimitero, cinque arresti

Un giovane imprenditore vince una gara per la manutenzione del cimitero di Ferentino, nel Frusinate. Un consigliere comunale gli chiede il 'pizzo' e per essere più convincente ingaggia personaggi vicini alla camorra per intimidirlo. E' quanto emerge dalle indagini condotte dai Carabinieri di Tivoli

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Il Palazzo comunale di Ferentino (archivio)
Estorsione, aggravata dal metodo mafioso, da parte di un politico locale ai danni di un giovane imprenditore. E' uno dei reati contestati a vario titolo dai Carabinieri della Compagnia di Tivoli a cinque destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della Capitale. L'ordinanza  è stata eseguita tra le provincie di Roma e di Frosinone.

E' il consigliere comunale di Ferentino, Pio Riggi, l'amministratore pubblico finito in carcere per l'accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo gli inquirenti, chiedeva una percentuale del 5% all'imprenditore che aveva ottenuto un appalto da 6 milioni di euro per la costruzione e gestione dei loculi del cimitero della cittadina ciociara. E' quanto emerge dalla carte dell'indagine condotta dai magistrati della Dda di Roma e dai carabinieri di Tivoli.

Dal versamento di una prima tranche di 44mila euro alla richiesta finale di un milione, piu' un 'pizzo' del 10% sul fatturato per i futuri lavori della sua ditta. A tanto erano arrivate le pretese di una banda di camorristi che spalleggiati dal consigliere comunale di Ferentino, Pio Riggi, avevano pesantemente minacciato un imprenditore di 28 anni, la cui azienda era parte contrattuale di un project-financing per l'ampliamento dell'area del cimitero locale, un appalto del valore di 6 milioni di euro che era stato assegnato sei anni prima.

L'ordinanza cautelare in carcere firmata dal gip Flavia Costantini su richiesta del pm della Dda Corrado Fasanelli, ha messo in luce l'ennesimo esempio di contaminazione tra esponenti criminali che agivano con le modalita' del metodo mafioso e 'colletti bianchi', racconta gli ultimi mesi da incubo vissuti dall'imprenditore costretto a fare i conti con questo gruppo di estortori, quando i lavori stavano per decollare una volta ottenute autorizzazioni e licenze, al punto da costringere la vittima a presentare una denuncia il 4 febbraio scorso ai carabinieri della Compagnia di Tivoli.