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EUROPA

Le mediazioni di Parigi e Berlino

L'Europa spaccata cerca compromessi

Oggi l'Eurogruppo. Poche speranze per la proposta italiana di 'Coronabond'. Forse sarà rinviata all'autunno. Si rafforza l'ipotesi del Fondo salva stati senza 'troika'. Parigi media con Berlino

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A due settimane all'ultimo vertice dei capi di governo europei, che non riuscì a trovare un accordo sui mezzi per risollevare l'economia dei paesi tramortiti dal coronavirus, si terrà oggi la riunione dei ministri delle Finanze dell'Eurogruppo.

Le proposte sul tavolo sono quattro, ma solo su una, la quarta, c'è un disaccordo: è l'ipotesi di una emissione di debito comune per finanziare un fondo per la ripresa. Come i "Corona bond" proposti dall'Italia.

Le tre proposte su cui c'è un sostanziale accordo, sono: 1) il ricorso a una nuova linea di credito del Fondo salva Stati, ma con una "condizionalità" che sia la più leggera possibile (senza 'troika', ha detto Angela Merkel), che vale poco più di 400 miliardi di Euro; 2) un sostegno della Banca europea degli investimenti alla liquidità delle imprese private nell'ordine di 200 miliardi i Euro; 3) il dispositivo "Sure", una misura proposta dalla Commissione europea per sostenere, con prestiti fino a 100 miliardi di euro complessivamente, i meccanismi di cassa integrazione di tutti i paesi dell'Ue. In tutto sono 500 miliardi, a cui bisogna aggiungere gli interventi della Bce.

l due settimane che i leader avevano dato all'Eurogruppo per mettere a punto un "solido" piano economico sono servite a far progressi su vari fronti, ma non  superare l'ostacolo più grande.

Le posizioni in campo sono sostanzialmente tre. La prima è quella del "fronte nordico": sei o sette paesi tra cui Olanda, Finlandia, Danimarca e Austria, che potrebbero accettare le prime tre proposte, ma non vogliono assolutamente sentir parlare di mutualizzazione del debito, di eurobond o di "Corona bond", e premono perché queste ipotesi non siano neanche menzionate nei documenti dell'Ue.

La seconda posizione è quella dei paesi favorevoli a una qualche forma di eurobond, che non riguarderebbero il debito pregresso, ma solo quello necesario da oggi in avanti, per riparare i danni della crisi pandemica e sostenere la ripresa dell'economia. L'Italia, la Spagna, il Portogallo, l'Irlanda sono in questo gruppo, sostenuti dalla Francia che sta cercando di mediare con la Germania. Questi paesi non sono disposti ad accettare un pacchetto dell'Eurogruppo che contenga solo le prime tre proposte.

La terza posizione è quella della Germania, che ha abbandonato l'intransigenza del fronte nordico, con una timida apertura allo strumento di debito comune. Un'apertura che però consiste sostanzialmente in una tattica temporeggiatrice: i tedeschi, in sostanza, vorrebbero che la discussione su questo punto, ovvero il quarto elemento del pacchetto dell'Eurogruppo, fosse semplicemente rimandato a settembre o ad ottobre. Approvando nel frattempo tutto il resto. 

Il premier Giuseppe Conte, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, non è d'accordo. "Mes no, Eurobond assolutamente sì", sintetizza rispondendo ad una domanda. Il Fondo Salva Stati "è uno strumento assolutamente inadeguato", mentre "gli eurobond sono la soluzione adeguata all'emergenza che stiamo vivendo". Conte sottolinea che, sulla questione, c'è piena sintonia con il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri. Sull'opposizione al Mes, "quando abbiamo iniziato a discutere, alcuni, ma non il ministro Gualtieri, mi hanno suggerito di non fare questa battaglia, che appariva avveniristica e futuribile - spiegato Conte -. Ma la verità è che quando si difende il proprio Paese non si fanno calcoli". Su questo, "io sono sicuro che la storia è con noi", ha aggiunto.

La Germania, attraverso i ministri di Esteri ed Economia, Heiko Maas e Olaf Scholz, tentano di rassicurare: "Non ci servono troika, controllori, una commissione che sviluppi programmi di riforma per un Paese, bensì aiuti veloci e mirati - scrivono in una lettera -. Esattamente questo è quanto il Mes può offrire, se lo adeguiamo in modo ragionevole". Ma l'Olanda ha fatto solo uno sforzo a metà: è disposta ad accettare che la condizionalità per i paesi che ricorreranno al Mes sia "alleggerita", ma solo in una prima fase. Più tardi in una seconda fase, gli olandesi ritengono che bisognerà comunque che i paesi sostenuti dal Mes ritornino alla "sostenibilità finanziaria". Che, nel linguaggio del Mes, significa il ritorno della Troika.

Ieri ilministro delle Finanze francese Bruno Lemaire ha proposto una mediazione che ha il pregio di guardare molto avanti, anche rispetto alla crisi del coronavirus. Si tratta di un Fondo di solidarietà della durata "da tre a cinque anni", e dovrebbe emettere titoli di debito sui mercati, con garanzie comuni, per mobilitare finanziamenti che potrebbero arrivare al 3% del Pil complessivo dell'Ue, sotto forma di prestiti di lungo termine (15-20 anni) a tassi bassissimi. I settori a cui andrebbero questi investimenti, secondo la proposta francese, sono tre: innanzitutto, ha elencato Lemaire, il sistema sanitario; secondo, i comparti economici che rischiano il collasso a causa del "lockdown", come "l'aeronautica, il settore dell'auto, il turismo e l'aviazione civile"; terzo, le nuove tecnologie, un campo nel quale, senza l'intervento dello Stato "si rischia di perdere la grande battaglia strategica del XXI secolo di fronte alla Cina e agli Usa". 

In questa situazione, con queste divisioni sul campo, è facile prevedere che l'Eurogruppo finisca senza accordo. Nel qual caso, con tutta probabilità, la palla passerà di nuovo al Consiglio europeo, che potrebbe avere luogo dopo Pasqua. Per il momento l'Eurozona ha le spalle coperte dalla Bce. Il programma di acquisti è partito con sei miliardi al giorno, 133 al mese, contro gli 83 miliardi previsti inizialmente.
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