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TECH

Social media

Facebook e Metaverso, Frances Haugen: "Quando non piace la discussione, cambi argomento"

In un'intervista a Associated Press dopo l'audizione al Parlamento europeo, l'ex data scientist di Facebook parla dei suoi timori riguardo alla nuova impronta del social annunciata da Mark Zuckerberg 

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Frances Haugen teme l'impatto del metaverso - la svolta di Facebook, diventato Meta -  che il gigante dei social media ha annunciato per concentrarsi, come ha spiegato Mark Zuckerberg, sul mondo futuristico e ibrido della realtà virtuale.

Secondo Haugen, ciò costringerebbe le persone a rinunciare ancora di più ai propri dati personali, potrebbe creare dipendenza e consegnare alla 'galassia' di 1 Hacker Way a Menlo Park un altro monopolio nel mondo online.

Nel'intervista a Associated Press l'8 novembre, a seguito dell'audizione davanti ai legislatori europei di Bruxelles -  al lavoro per impostare le regole che le aziende tecnologiche dovranno rispettare nei rapporti con i cittadini, social media compresi - Haugen ha detto che il suo ex datore di lavoro si è affrettato a dare la priorità al metaverso perché “se non ti piace la discussione, provi a cambiare argomento".

"Facebook dovrebbe avere un piano di trasparenza per il metaverso prima di cominciare a mettere su tutta questa roba. Possono nascondersi dietro a un muro, fare errori involontari, dare la priorità ai propri profitti prima della sicurezza", ha dichiarato ancora.

Il metaverso è una sorta di internet che prende vita, più o meno, in un ambiente in 3D. Mark Zuckerberg lo ha descritto come "ambiente virtuale" dove si può entrare, invece di guardarlo da uno schermo. In questo modo, ha riorientato il modello di business dell'azienda, puntando sul futuristico mondo della realtà virtuale e rinominando la società Meta.

Haugen, ex product manager di Facebook diventata informatrice, da alcune settimane fa rivelazioni sulle pratiche dell'azienda californiana che hanno attirato l'attenzione globale. Ha consegnato documenti alle autorità americane che sono stati pubblicati da consorzi di testate statunitensi ed europee (i 'Facebook Papers') e ha portato la sua testimonianza ai legislatori di Washington, Londra e Bruxelles.

Su entrambe le sponde dell'Atlantico le sue rivelazioni hanno evidenziato i problemi profondi di Menlo Park e hanno intensificato gli sforzi di legislatori in ​​tutto il mondo per regolamentare le grandi aziende tecnologiche. Haugen sostiene che il gigante dei social media dà la priorità all'engagement e alla crescita degli utenti a discapito della sicurezza online e ha anche fornito un'ampia raccolta di documenti interni che dimostrerebbero come gli algoritmi di Facebook amplifichino l'odio e l'estremismo online, non proteggano i giovani dai contenuti dannosi e - soprattutto -  l'azienda non dimostri alcuna intenzione di risolvere questi problemi.

Le dichiarazioni e i documenti resi noti ai Haugen hanno messo in crisi il colosso dei social media, che vanta 3 miliardi di utenti. Il Ceo Zuckerberg ha respinto al mittente le affermazioni dell'ex product manager come uno "sforzo coordinato" per presentare una falsa immagine della società, nella quale Haugen ha lavorato per meno di due anni.

I funzionari di Washington e delle capitali europee però prendono sul serio le sue affermazioni: europarlamentari e regolatori dell'Unione Europea l'hanno interrogata a lungo nell'audizione dell'8 novembre, prima di applaudirla al termine della sessione durata due ore e mezza. Haugen ha già fatto tappa a Londra e Berlino per parlare con funzionari e legislatori ed è stata ospite d'onore al Web Summit, conferenza tecnologica a Lisbona. Si rivolgerà anche ai regolatori francesi a Parigi, il 10 novembre.