Original qstring:  | /dl/archivio-rainews/articoli/gran-bretagna-cameron-agli-scozzesi-non-lacerate-la-nostra-famiglia-ad2022a1-a233-424f-ba84-6176e5d18e3e.html | rainews/live/ | true
MONDO

Il 18 settembre il referendum sull'indipendenza

Gran Bretagna, Cameron agli scozzesi: "Non lacerate la nostra famiglia"

Il premier britannico e il leader dell'opposizione Miliband hanno cancellato il question time settimanale per recarsi in Scozia. Se dosserero vincere i 'sì' probabili dimissioni di Cameron e terremoto istituzionale 

Condividi
David Cameron (Ansa)
Londra
Questa potrebbe essere per David Cameron una tra le fasi più difficili della sua carriera politica. Se al referendum scozzese del 18 settembre vincessero i sì per l'indipendenza, sarebbe una sconfitta storica, la 'sconfitta' che metterebbe forse la parola fine sulla sua premiership. Sebbene abbia annunciato di non volersi dimettere in caso di secessione, la pressione su di lui sarebbe fortissima. Come del resto sul leader laburista Ed Miliband, accusato di non aver saputo tenere la presa su un bacino elettorale importante per il Labour come quello scozzese. 

Così il premier britannico, che ha autorizzato il referendum, chiede con forza agli scozzesi di non scegliere l'indipendenza e mantenere intatto il Regno Unito. Evidentemente nel panico di fronte al crescente sostegno secessionista alla vigilia del referendum del 18 settembre, Cameron e il leader dell'opposizione, Ed Miliband, hanno cancellato la loro settimanale seduta di 'question time' in Parlamento e oggi il premier visiterà la Scozia. "Non vogliamo che questa famiglia sia lacerata", ha comunque già anticipato in un articolo pubblicato sul Daily Mail. "Il Regno Unito è un Paese prezioso e speciale". Cameron ha comunque aggiunto anche un chiaro avvertimento: "Se il Regno Unito si rompe, si rompe per sempre". 

Ieri Cameron ha dato ordine di issare la bandiera nazionale scozzese, la 'saltire' con la croce di sant'Andrea bianca su sfondo azzurro, sulla sua residenza ufficiale al n.10 di Downing Street a Londra. L'obiettivo, come ha chiarito un suo portavoce, è dare l'esempio a tutti gli edifici pubblici del Regno Unito, come dichiarazione d'amore dell'ultimo momento per convincere gli scozzesi a votare "no" alla consultazione del 18 settembre.
 
Gli scenari
Ma che cosa succederebbe se vincesseo gli indipendentisti scozzesi?  Il governatore della Banca d'Inghilterra, Mark Carney, ha avvertito che la Scozia non potrà più mantenere l'uso della sterlina. "Un'unione monetaria", ha avvertito il numero uno di Bank of England, "è incompatibile con la sovranità". L'istituto di credito centrale inglese ha così gelato le speranze del fronte secessionista di non privarsi della valuta di Londra, un tema chiave nel dibattito sull'indipendenza. Parlando a una riunione dei sindacati, Carney ha spiegato che l'unione monetaria richiederebbe complessi accordi di frontiera sulla tassazione, sulla spesa e sulle regole bancarie che non possono essere conclusi in tempi brevi. Gli scozzesi con un trionfo del 'sì' sarebbero più liberi ma più poveri. Per Carney, se si vuole creare una unione di successo sotto il pound servono alcuni fattori fondamentali: il libero movimento di capitali, lavoro, merci e servizi; una unione bancaria con regole condivise e una supervisione; un accordo fiscale che stabilizzi le "inevitabili fluttuazioni" tra le economie. "Dobbiamo solo guardare al di là del Canale per vedere che cosa accade se non ci sono tutte queste componenti in atto", ha detto Carney, riferendosi chiaramente all'Eurozona, vista come una unione monetaria che ha mostrato tutti i suoi limiti. La Scozia quindi rischia di ritrovarsi senza un piano sicuro per la sua valuta e allo stesso tempo con una economia nazionale che stenta a muovere i primi passi. Anzi, secondo gli analisti di Credit Suisse, il nuovo Stato dovrebbe subito fronteggiare una pesantissima crisi, con la fuga dai conti correnti, con le file agli sportelli che penalizzerebbero in modo pesantissimo un sistema bancario che gestisce asset 12 volte superiori al Pil del Paese. Una situazione che richiederebbe l'intervento di garanzia della Banca d'Inghilterra e quindi altissimi costi.

​Preoccupa anche la gestione del debito pubblico. Secondo i calcoli del National Institute of Economic and Social Research, la 'porzione' scozzese di debito britannico, che ammonta in tutto a 1700 miliardi di sterline, è pari a 143 miliardi di sterline.

 A livello di economia reale, i problemi maggiori sarebbero dati dalla quasi certa "ri-localizzazione" in Inghilterra di molti servizi finanziari e pubblici, con conseguente perdita di posti di lavoro, e dalle dispute legali per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi del Mare del Nord. Per ritrovare competitività, stima la banca svizzera, l'economia dovrebbe svalutarsi tra il 10% e il 20%, con una conseguente riduzione dei salari tra il 5% e il 10%. Nel frattempo la sterlina subirebbe un contraccolpo in caso di vittoria del sì con un calo della quotazione sul dollaro da 1,6 a 1,5 circa.
 
La Regina Elisabetta ieri ha fatto sapere che non interverrà nel dibattito sull'indipendenza scozzese, che sarà oggetto di un imminente referendum. Bunckingham Palace ha fatto
sapere che resterà "imparziale" nella scelta tra il si' e il no. Tuttavia, con la vittoria del sì, si innescherebbe una crisi costituzionale, fino alla possibilità che dopo l'indipendenza gli scozzesi scelgano di rinunciare alla monarchia.

In caso di indipendenza non è escluso che 'sorga' un confine tra Scozia e Inghilterra, in seguito soprattutto a possibili politiche divergenti in tema di immigrazione. In tal caso si renderebbero necessari accordi per il libero movimento fra i due Paesi. Resta l'incognita sulla eventualità di utilizzare il passaporto per entrare nel nuovo Stato, dipenderà anche dallo status che la Scozia indipendente avrà nell'ambito dell'Unione europea.