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TECH

Apple: accordo milionario per class action

Big Data, l'Antitrust: servono norme per la trasparenza nell'uso di informazioni personali

Indagine Antitrust Garante Privacy e Agcom: in Italia l'uso di informazioni personali da parte dei colossi della tecnologia deve essere trasparente. Negli Stati Uniti, Apple pagherà 500 milioni di dollari per obsolescenza programmata degli iPhone

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iPhone 7 (archivio)
Big Tech nel mirino: mentre in Italia le Autorità di garanzia raccomandano di adeguare il quadro normativo all'uso dei dati personali - in particolare per quanto riguarda la profilazione, negli Stati Uniti Apple, dopo una class action, accetta di pagare 500 milioni di dollari ai possessori di iPhone meno moderni che hanno avuto un calo nelle prestazioni delle batterie per gli aggiornamenti software.

Antitrust: serve una legge sui Big Data
"Governo e Parlamento si interroghino sulla necessità di promuovere un appropriato quadro normativo che affronti la questione della piena ed effettiva trasparenza nell'uso delle informazioni personali". Il riferimento, più che alla privacy e alla concorrenza di mercato, riguarda la quantità di informazioni sui cittadini usata allo scopo di profilazione:  "in un quadro di overload informativo e di limitata trasparenza circa l'origine delle informazioni e la loro natura editoriale, nonché circa gli effetti della profilazione sulla selezione dei contenuti proposti agli utenti", sottolinea il documento.

E' la conclusione dell'Antitrust, dopo la chiusura dell'indagine conoscitiva sui Big Data realizzata insieme al Garante per la protezione dei dati personali e dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. 

L'analisi è contenuta in un corposo documento che prende in esame le novità di questo 'mercato', i suoi risvolti economici e l'effetto su singoli utenti e la comunità. E si conclude, appunto, con le linee guida che Governo e Parlamento dovrebbero tenere in considerazione.

Big Data in mano a pochi, concentrazione di potere
Rischi da non sottovalutare, secondo le Autorità, per la concentrazione di dati in mano a pochi grandi colossi tecnologici: "Agli indubbi vantaggi in termini di riduzione dei costi di transazione per imprese e cittadini consumatori, si affiancano nuovi rischi sotto il profilo concorrenziale, della protezione del dato personale e del pluralismo informativo". In particolare, "la disponibilità in capo ai grandi operatori digitali, attivi su scala globale, di enormi volumi e varietà di dati (personali e non personali, strutturati e non strutturati) e della capacità di analizzarli ed elaborarli ha dato luogo a inedite forme di sfruttamento economico del dato e della sua valorizzazione ai fini della profilazione algoritmica legata a diversi scopi commerciali, generando nuove concentrazioni di potere, inteso non solo come 'potere di mercato', ma più in generale come potere economico e potere tout court, interessando i diritti fondamentali, i profili concorrenziali, il pluralismo e la stessa tenuta dei sistemi democratici".

Pluralismo, origine e natura delle informazioni non tutelati
E mentre il quadro attuale "è sostanzialmente adeguato a tutelare i diritti fondamentali, e in particolare il diritto alla protezione dei dati personali, e la concorrenza, più complesso appare il tema della protezione del pluralismo informativo nella moderna società digitale, in ragione di nuove dinamiche che, diversamente dagli approcci tradizionali al pluralismo, volti a disciplinare forme di accesso dal lato dell'offerta ai media tradizionali, sembrano riguardare, invece, i comportamenti degli utenti dal lato della domanda, in un quadro di overload informativo e di limitata trasparenza circa l'origine delle informazioni e la loro natura editoriale, nonché circa gli effetti della profilazione sulla selezione dei contenuti proposti agli utenti".

Obsolescenza programmata: Apple sborserà mezzo miliardo di dollari
Intanto, negli Stati Uniti, Apple avrebbe accettato di pagare fino a 500 milioni di dollari per chiudere una 'class action' intentata per presunti rallentamenti nelle prestazioni di vecchi iPhone, mentre uscivano nuovi modelli. Un escamotage, secondo i consumatori,  per indurre all’acquisto di nuovi smartphone o batterie sostitutive.

L'intesa preliminare è stata resa nota venerdì e dipende dall'approvazione del giudice distrettuale della California. Apple, che ha sempre negato qualsiasi illecito e che vorrebbe risolvere la questione per evitare gli oneri e i costi delle controversie, non ha risposto alle richieste di commenti, secondo Reuters.

L'accordo prevede risarcimenti ai proprietari statunitensi di iPhone 6, 6Plus, 6s, 6s Plus, 7, 7Plus e SE con sistema operativo iOS 10.2.1  I consumatori avevano sostenuto che le prestazioni dei loro smartphone erano state compromesse dopo l'installazione degli aggiornamenti del software e questo li ha indotti a credere che i telefoni fossero vicini alla fine del ciclo di vita, quindi le batterie andavano sostituite, se non addirittura il vecchio iPhone.