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ECONOMIA

Preoccupazione delle associazioni consumatori e di categoria

Istat. Cala produzione industriale a settembre dopo quattro mesi di crescita

''Rispetto a febbraio 2020, mese immediatamente precedente l'esplosione della crisi, il livello è inferiore di circa il 4% mentre, in termini tendenziali, l'indice corretto per gli effetti di calendario è più basso del 5,1%

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''Dopo quattro mesi di crescita e il forte aumento registrato ad agosto, a settembre la produzione industriale diminuisce in termini congiunturali, registrando comunque un livello superiore dell'1,3% rispetto a luglio''. E' il commento dell'Istat ai dati sulle produzione industriale a settembre.

''Rispetto a febbraio 2020, mese immediatamente precedente l'esplosione della crisi, il livello è inferiore di circa il 4% mentre, in termini tendenziali, l'indice corretto per gli effetti di calendario è più basso del 5,1%. Riduzioni tendenziali particolarmente ampie riguardano le industrie tessili,  dell'abbigliamento, pelli e accessori e quelle petrolifere. In controtendenza solo il comparto estrattivo, la fornitura di energia e le altre industrie manifatturiere'', conclude l'Istat.

L'indice destagionalizzato mostra diminuzioni congiunturali in tutti i comparti: variazioni negative caratterizzano, infatti, i beni di consumo (-4,8%), i beni strumentali (-3,9%), i beni intermedi (-1,6%) e, in misura meno rilevante, l'energia (-0,3%). Corretto per gli effetti di calendario, a settembre 2020 l'indice complessivo diminuisce in termini tendenziali del 5,1% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 22 contro i 21 di settembre 2019). Le flessioni sono più ampie per i beni strumentali (-7,1%), i beni di consumo (-5,7%) e i beni intermedi (-4,2%), mentre resta sostanzialmente stazionaria l'energia (-0,1%).

Gli unici settori di attività economica che registrano incrementi tendenziali sono l'attività estrattiva (+2,7%), la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+2,0%) e le altre  industrie (+0,2%). Viceversa, le flessioni maggiori si registrano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-20,8%), nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi  raffinati (-20,4%) e nella fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (-11,9%). "Dopo quattro mesi di crescita e il forte aumento registrato ad agosto, a settembre  la produzione industriale diminuisce in termini congiunturali, registrando comunque un livello superiore dell'1,3% rispetto a luglio - si legge nella nota di commento -. Rispetto a  febbraio 2020, mese immediatamente precedente l'esplosione della crisi, il livello è inferiore di circa il 4% mentre, in termini tendenziali, l'indice corretto per gli effetti di calendario  è più basso del 5,1%. Riduzioni tendenziali particolarmente ampie riguardano le industrie tessili, dell'abbigliamento, pelli e accessori e quelle petrolifere. In controtendenza solo il  comparto estrattivo, la fornitura di energia e le altre industrie manifatturiere".

Confcommercio: "Si rischia di compromettere tenuta sistema produttivo"
I dati resi noti dall'Istat destano grande preoccupazione. "Il rallentamento produttivo - sostiene Confcommercio  - interessa molti beni destinati al consumo finale, segnale di una domanda interna ed estera molto debole. Questa situazione è inevitabilmente destinata a peggiorare nel breve periodo, con il riacutizzarsi della pandemia e le progressive restrizioni, nazionali ed internazionali, messe in atto per contrastarla. Elemento che rischia di compromettere la tenuta del sistema produttivo e le possibilità di ripresa nel 2021 in assenza di consistenti e rapidi sostegni".

Codacons: "Rischia di avere effetti disastrosi sui consumi"
"Preoccupa in particolare il tonfo dei beni di consumo, che scendono sia a livello congiunturale (-4,8%) che tendenziale (-5,7%), dato che riflette la scarsa propensione alla spesa da parte delle famiglie e rischia di avere effetti disastrosi sui consumi, soprattutto in vista del Natale" sottolinea a sua volta il Codacons. 

Unione Consumatori: "Italia nei guai"
"Italia nei guai! L'ottimo rimbalzo di agosto, grazie al quale si erano recuperati i valori pre-Covid, non solo è già finito, ma il Paese è arretrato come i gamberi. Insomma, smaltiti questa estate gli ordini arretrati, la produzione arranca nuovamente. Un segnale pessimo, per non dire drammatico, considerato che ora l'Italia è già riprecipitata in un nuovo lockdown che rende questi valori, già orrendi, appartenenti ad una precedente era geologica" afferma Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori.