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ECONOMIA

"Nel 2020 record negativo di nascite"

Istat: la crisi da Covid acuisce i divari nel mondo del lavoro. Giovani e donne i più colpiti

La crisi ha interessato di più il Mezzogiorno e i giovani, "ma questa volta sono state soprattutto le donne - maggiormente impiegate nei servizi (il settore più colpito con 809 mila occupati in meno rispetto al secondo trimestre 2019) e in lavori precari - a subire gli effetti maggiori

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 "Gli effetti della crisi occupazionale dovuta all'emergenza sanitaria si sono in prevalenza ripercossi sulle componenti più vulnerabili del mercato del lavoro (giovani, donne e stranieri), sulle posizioni lavorative meno tutelate e nell'area del Paese che già prima dell'emergenza mostrava le condizioni occupazionali più difficili, il Mezzogiorno; in altre parole, la pandemia sembra aver avuto l'effetto di acuire i divari preesistenti nella partecipazione al mercato del lavoro". Lo ha sottolineato il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, in audizione sulla manovra presso le Commissioni bilancio di Camera e Senato.

Tiene lavoro impiegati e operai, male baristi e cuochi 
Oltre la metà del calo occupazionale legato alla crisi Covid ha riguardato professioni nei servizi e nel commercio (-10,2% rispetto allo stesso periodo del 2019); in forte diminuzione anche gli impieghi non qualificati (-5,7%), mentre le professioni impiegatizie, quelle qualificate e, soprattutto, le professioni operaie hanno registrato cali inferiori alla media, ha detto Blangiardo. Tra le figure professionali più colpite spiccano camerieri, baristi, cuochi,commessi ed esercenti delle vendite al minuto, collaboratori domestici e badanti; tra le poche professioni in crescita si segnalano invece i tecnici programmatori o elettronici e gli addetti alle consegne. 

Donne più colpite, 470.000 occupate in meno
La crisi ha interessato di più il Mezzogiorno e i giovani, "ma questa volta sono state soprattutto le donne - maggiormente impiegate nei servizi (il settore più colpito con 809 mila occupati in meno rispetto al secondo trimestre 2019) e in lavori precari - a subire gli effetti maggiori: nel secondo trimestre del 2020 si contano 470 mila occupate in meno rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente (323 mila in meno tra quelle con contratto a tempo determinato) e il tasso di occupazione femminile 15-64 anni si attesta al 48,4%, contro il 66,6% di quello maschile, collocandoci al penultimo posto della graduatoria europea, appena sopra la Grecia", ha sottolineato il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo. "I dati sull'occupazione femminile in Italia permangono preoccupanti nonostante il livello di istruzione femminile sia sensibilmente maggiore di quello maschile", ha aggiunto.

Platea di oltre 2 milioni di giovani interessata da decontribuzione 
Tra i giovani under36 sono circa 2 milioni 375 mila quelli che potenzialmente potrebbero entrare nel mercato del lavoro, rappresentando quindi parte della platea interessata dall'incentivo per le assunzioni previsto nella legge di bilancio. E' la stima fornita dal presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, in audizione sulla manovra. Si tratta, ha spiegato, sia di disoccupati (893 mila), cioè di individui che hanno svolto azioni di ricerca e sono immediatamente disponibili a lavorare, sia di forze di lavoro potenziali (1 milione 482 mila) che includono quanti, pur non avendo svolto azioni di ricerca, sono immediatamente disponibili a lavorare (1 milione 416 mila) e chi ha cercato lavoro ma non è immediatamente disponibile.

Con Covid mai così pochi nati, in 2021 meno di 400.000 
"L'attuale crisi sanitaria ed economica potrebbe influire negativamente, oltre che sul numero decessi, anche sulla stessa frequenza annua di nati".  E' l'allarme lanciato dall'Istat. "E', infatti, legittimo ipotizzare - ha spiegato il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, nel corso dell'audizioni sulla manovra di fronte alle commissioni Bilancio di Camera e Senato - che il clima di paura e incertezza e le crescenti difficoltà di natura materiale (legate a occupazione e reddito) generate dai recenti avvenimenti orienteranno negativamente le scelte di fecondità delle coppie italiane. I 420 mila nati registrati in Italia nel 2019, che già rappresentano un minimo mai raggiunto in oltre 150 anni di Unità Nazionale, potrebbero scendere, secondo uno scenario Istat aggiornato sulla base delle tendenze più recenti, a circa 408 mila nel bilancio finale del corrente anno - recependo a dicembre un verosimile calo dei concepimenti nel mese di marzo - per poi ridursi ulteriormente a 393 mila nel 2021". 

Aiuti liquidità imprese necessarie in seconda ondata
Le "simulazioni" effettuate dall'Istat "segnalano con forza come interventi di sostegno alla liquidità delle imprese siano necessari alla luce del nuovo calo dei livelli di attività connessi alla seconda ondata dell'epidemia". Così il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato in audizione sulla manovra. "Al di là delle modificazioni di breve periodo nelle fonti di finanziamento indotte dalla crisi - ha spiegato Blangiardo - l'azione sulla dimensione finanziaria rappresenta un elemento centrale per una transizione del sistema delle imprese verso profili mediamente più complessi, possibile a tutti i livelli della scala dimensionale e in tutti i settori". In particolare, l'evoluzione delle imprese verso profili maggiormente orientati alla crescita "è associata, secondo recenti analisi condotte dall'Istat, alla possibilità di diversificare le fonti di finanziamento verso forme via via più sofisticate del credito (quali equity, prestiti intragruppo ecc.). Questa evidenza è verificata - con diversi livelli di complessità della struttura delle fonti di finanziamento - in tutti i segmenti dimensionali d'impresa, anche quelli di piccole dimensioni. Una efficace strategia di incentivo dell'evoluzione della struttura delle imprese dovrebbe quindi individuare "modelli" di finanziamento differenziati, adeguati al livello dimensionale delle imprese, riducendo i costi e favorendo l'accesso", ha concluso.

Da assegno unico contributo per attenuare crollo nati
L'assegno unico, se accompagnato da altri interventi, può "dare una mano ad attenuare la caduta" dei nuovi nati prevista per il prossimo anno, risultato dell'emergenza Covid ma anche di una tendenza demografica che, per ragioni economiche, sociali e culturali, caratterizza l'Italia ormai da qualche decennio, ha sottolineato Blangiardo. L'assegno "può contribuire, non è la soluzione che risolve il problema se abbandonato a se stesso, ma insieme ad altri interventi può dare una mano".