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MONDO

Libano

​Beirut, il presidente Aoun: "Non si può escludere un missile o una bomba"

Tra le vittime dell'esplosione anche una connazionale italiana, dieci italiani tra i feriti. Macron in Libano: non siete soli

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Il presidente libanese Michel Aoun ha detto che non si può escludere che le due esplosioni che martedì hanno devastato Beirut possano essere state il risultato di "un'aggressione esterna, con l'ausilio di un missile, di una bomba o di un altro mezzo". Lo riferisce il sito del quotidiano L'Orient le Jour, riportando le affermazioni fatte da Aoun durante un incontro con giornalisti. L'inchiesta  dovrà appurare se si sia trattato appunto di "un'aggressione esterna o delle conseguenze di negligenza", ha aggiunto Aoun, sottolineando che a tal fine ha chiesto al presidente francese Emmanuel Macron, ieri in visita a Beirut, di fornire le immagini satellitari dei momenti delle esplosioni. Finora le autorità hanno detto che il disastro è stato provocato dall'esplosione di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio stoccato da anni nel porto di Beirut, ma non hanno spiegato come sia stata innescata la deflagrazione. L'inchiesta, ha sottolineato Aoun, si svolge a tre livelli: "Primo, per appurare come il materiale esplosivo è entrato ed è stato stoccato, secondo se l'esplosione sia il risultato di una negligenza o di un incidente, terzo la possibilità che ci sia stata una interferenza esterna".

Il presidente libanese, inoltre, oggi ha respinto le richieste di un'inchiesta internazionale sulle esplosion, avanzate ieri da varie parti, compreso il presidente francese Emmanuel Macron durante una visita in Libano. Lo scrive il sito del quotidiano An Nahar ,riportando affermazioni fatte da Aoun durante  un incontro con un gruppo di giornalisti. Le richieste per un'inchiesta internazionale puntano a "distorcere la verità", ha aggiunto Aoun, sottolineando che ogni verdetto perde di significato se richiede troppo tempo per essere emesso.

Trump-Macron: subito aiuti a Libano
Donald Trump e il presidente francese Emmanuel Macron hanno discusso in una telefonata di lavorare insieme ad altri Paesi per mandare immediatamente aiuti in Libano dopo le esplosioni a Beirut. Lo riferisce la Casa Bianca. I due leader hanno parlato anche dell'estensione dell'embargo Onu sulle armi all'Iran.

Nasrallah: non avevamo depositi armi nel porto
Il leader degli Hezbollah libanesi, Hassan Nasrallah, smentisce con forza che l'esplosione di martedì scorso che ha devastato Beirut sia stata causata dalla deflagrazione di armi depositate dal Partito di Dio nel porto di Beirut. "Sono tutte bugie e menzogne", ha detto Nasrallah riferendosi alle accuse, rivolte da più parti a Hezbollah, di esser responsabile del disastro che ha ucciso più di 150 persone.

La rabbia dei libanesi
E' esplosa la notte scorsa la rabbia dei  libanesi, dopo la devastante esplosione che martedì ha distrutto parte di Beirut, capitale di un Paese piegato da una grave crisi economica.  La Bbc dà notizia di scontri tra manifestanti antigovernativi e forze  di sicurezza, che hanno usato i lacrimogeni contro decine di  dimostranti nei pressi del Parlamento, nel cuore di Beirut, poche ore  dopo la visita del presidente francese Emmanuel Macron. Secondo  l'agenzia libanese Nna, che parla di diversi feriti, i manifestanti  hanno lanciato pietre e sassi contro gli agenti.

Arrestato il direttore del porto
A Beirut intanto è stato arrestato il direttore del porto, nell'ambito dell'inchiesta sulla terrificante esplosione avvenuta martedì. Lo riferiscono i media locali. Hassan Qureitem è stato arrestato dalla polizia militare dell'esercito libanese dopo essere stato interrogato sotto la supervisione del procuratore che guida le indagini.Le autorità hanno interrogato più di 18 funzionari portuali e doganali e altri coinvolti nei lavori di manutenzione del magazzino esploso martedì e 16 sono state messe in custodia.  Il direttore generale del porto e il capo delle dogane, anch'essi agli arresti, mercoledì avevano detto alle emittenti libanesi che diverse lettere erano state inviate nel corso degli anni alla magistratura del paese chiedendo la rimozione di materiale altamente esplosivo immagazzinato nel porto. Secondo le autorità, quasi 3.000 tonnellate di nitrato di ammonio, utilizzato per i fertilizzanti, ma anche per costruire bombe, erano state tenute per sei anni senza misure di sicurezza nel magazzino esploso. Arrestati anche 16 membri del personale portuale, lo riferisce l'agenzia di stampa statale libanese citando fonti della procura libanese.

Anche una italiana tra le vittime
C'è anche una italiana di 92 anni tra le 157 persone morte nella potentissima esplosione che martedì scorso ha devastato Beirut. E tra i 5mila feriti si registrano almeno dieci italiani. Un bilancio quello delle vittime di un disastro dalle cause ancora da chiarire che potrebbe purtroppo ancora salire. L'italiana morta era Maria Pia Livadiotti, nata a Beirut nel 1928 e iscritta al registro anagrafico di Roma dei cittadini residenti all'estero. A quanto si apprende dall'ambasciata, la 92enne è morta in casa, probabilmente a causa di un trauma cranico dovuto alla forza d'urto dell'esplosione, che ha seminato vittime a diversi chilometri di distanza dal luogo della deflagrazione. Sul suo corpo non vi erano segni di ferite da schegge o lamiere. Maria Pia Livadiotti era una delle più longeve italiane di Beirut e aveva quasi sempre vissuto nella capitale libanese. Era vedova di Lutfallah Abi Sleiman, già medico di fiducia dell'ambasciata d'Italia a Beirut. Il figlio della donna ha detto di esser stato anche lui lievemente ferito in strada, di aver trovato, al suo ritorno a casa, la madre riversa a terra e di aver capito che purtroppo era già morta. 

La storia dell'anziana italiana si mescola a quella delle oltre 150 persone che hanno perso la vita nella tragedia del 4 agosto. Tra loro spicca la triste vicenda di una donna siriana e dei suoi quattro figli, tutti morti poche ore prima di imbarcarsi su un aereo che li avrebbe portati in Germania, dove li attendeva il marito e il padre dei bambini.  Era una delle innumerevoli famiglie di siriani che passano per Beirut in fuga dalla guerra in Siria. La mamma e i suoi piccoli erano arrivati nei giorni scorsi a Beirut e alloggiavano in una pensione non lontano dal porto. L'esplosione ha divelto le pareti e le finestre della loro stanza e, secondo le fonti, sono tutti morti sul colpo.   

Da ONU fondi per ospedali Beirut
Le Nazioni Unite stanzieranno dei fondi per aiutare gli ospedali di Beirut nelle operazioni di primo soccorso e per migliorare la capacità di accoglienza in seguito alla duplice esplosione che ha colpito Beirut  martedì. Lo ha reso noto il portavoce dell'Onu Farhan Haq, spiegando che le somme serviranno per le unità di terapia intensiva e forniranno kit di pronto soccorso, ventilatori, medicine e dispositivi medici. Haq ha poi spiegato che le Nazioni Unite stanno facendo una stima dei  danni e delle necessità conseguenti all'esplosione e lanceranno un  appello per raccogliere i fondi. ''Di sicuro, il Libano avrà aiuti sostanziosi, da quelli per il sistema ospedaliero alle scorte di cibo, fino alla copertura dei costi per la ricostruzione a lungo termine'',  ha aggiunto.

Macron a Beirut per le strade distrutte: "Il Libano non è solo"
"Il Libano non è solo" ha detto il presidente francese Emmanuel Macron arrivando al porto di Beirut, in Libano, dove ha visitato  il luogo delle devastanti esplosioni che hanno causato almeno 137 morti e 5.000 feriti. Macron si è poi recato a piedi nei quartieri distrutti per vedere con i suoi occhi i danni e incontrare i  sopravvissuti e ha risposto alle richieste di aiuto affermando di voler "proporre un nuovo patto per il Libano" negli incontri con le autorità. "Il primo obiettivo di questo viaggio è quello di portare tutta la solidarietà della Francia e del popolo francese al popolo libanese" ha detto dopo essersi incontrato al palazzo presidenziale con il presidente Michel Aoun, il premier Hassan Diab e il presidente del parlamento Nabih Berri. Un colloquio in cui ha sottolineato l'importanza di "un'indagine rapida e trasparente" sulle cause dell'esplosione al porto, oltre a sollecitare forti iniziative politiche per risolvere la crisi economica in atto in Libano. "Ho parlato con franchezza ai tre presidenti della necessità di combattere la corruzione, attuare le riforme, condurre un'indagine trasparente su quanto sta accadendo nel sistema bancario e portare avanti il dialogo con il Fondo monetario internazionale - ha aggiunto il presidente - il Libano soffre da anni per una crisi economica e finanziaria per la cui soluzione sono necessarie serie iniziative politiche".

FMI: affrontare crisi economica e sociale
Il Fondo monetario internazionale esorta il Libano ad affrontare "la profonda crisi economica e sociale" che attraversa da anni e a superare "l'impasse nelle discussioni sulle  riforme cruciali" che sta conducendo con l'organizzazione. In una nota, a due giorni dalle devastanti esplosioni di Beirut, la  direttrice dell'Fmi, Kristalina Georgieva, scrive: "Dopo la terribile  tragedia in Libano, è il momento dell'unità nazionale, per superare  questo disastro, e di affrontare la profonda crisi economica e sociale che il Paese continua a vivere". Georgieva fa sapere che il Fondo "sta esplorando tutti i modi  possibili per sostenere il popolo libanese: è essenziale superare  l'impasse nelle discussioni sulle riforme cruciali e mettere in atto un programma significativo che per rilanciare l'economia e costruire la fiducia nel futuro del Paese". A marzo il Libano aveva dichiarato un parziale default  nell'impossibilità di ripagare un prestito da 10 miliardi dell'Fmi, ma i colloqui per il salvataggio sono da settimane in una fase di stallo.

Polizia Cipro interroga armatore nave carica di nitrato di ammonio   
La polizia cipriota ha interrogato un cittadino russo sui suoi presunti legami con la nave che trasportava il carico di nitrato di ammonio poi stoccato nel porto di Beirut ed esploso nella capitale libanese. "Le autorità libanesi ci hanno chiesto di localizzare l'uomo e fargli alcune domande, cosa che abbiamo fatto", ha detto un portavoce della polizia cipriota. "La sua deposizione è stata inviata in Libano", ha raccontato il portavoce precisando che Igor Grechushkin non è stato arrestato, ma è stato interrogato su questioni relative al carico della nave come richiesto da Interpol Libano.

Oggi il ministro dell'Interno cipriota aveva smentito le indiscrezioni dei media secondo le quali Grechushkin aveva anche un passaporto cipriota. Secondo il quotidiano cipriota Politis, Grechushkin è residente nella città portuale meridionale di Limassol, uno dei più grandi centri del mondo per la gestione delle navi. Nel 2013, circa 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio arrivarono in Libano sulla Nave Rhosus, salpata dalla Georgia e diretta in Mozambico, ha affermato una fonte della sicurezza libanese che ha richiesto l'anonimato. Il russo aveva noleggiatola nave che fu costretta ad attraccare al porto di Beirut a causa di problema tecnico, ma che venne poi sequestrata dalle autorità a seguito di una causa intentata da una società libanese contro l'armatore.