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MONDO

Primo interrogatorio a Bruxelles

Salah: "Volevo farmi esplodere allo stadio, poi ci ho ripensato"

Il terrorista è stato trasportato in ambulanza nel carcere di Bruges. Il suo legale si oppone all'estradizione, ma Parigi ha emesso un nuovo mandato di arresto europeo proprio per accelerarla. La decisione entro 90 giorni

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L'arresto di Salah Abdeslam a Molenbeek, Belgio (Ap)
Salah Abdeslam "voleva farsi esplodere allo Stade de France" la sera delle stragi di Parigi, il 13 novembre scorso,
prima di fare "marcia indietro". Il terrorista ferito e catturato ieri a Bruxelles dopo 127 giorni di fuga lo ha ammesso davanti agli inquirenti belgi, secondo quanto rende noto il procuratore di Parigi in una conferenza stampa. "Queste prime dichiarazioni, che bisogna prendere con cautela, lasciano in sospeso una serie di questioni che Abdeslam Salah dovrà spiegare", ha aggiunto François Molins, che ha descritto Abdeslam come "un attore chiave" degli attacchi jihadisti perché "ha avuto un ruolo centrale nella formazione dei commando", di cui faceva parte, e nei preparativi logistici.

Il terrorista giunto nel carcere di Bruges
L'ambulanza gialla scortata da due auto della polizia con a bordo Salah Abdeslam è intanto giunta nel carcere di Bruges, dove il terrorista passerà la sua prima notte di prigione. Francese naturalizzato belga di origine marocchina,  26 anni, Abdeslam è stato accusato di "stragi terroristiche e partecipazione ad attività di un gruppo terroristico" dalla giustizia belga.

L'avvocato difensore: no all'estradizione in Francia 
Il suo legale, Sven Mary, uno dei migliori avvocati di Bruxelles, dopo il primo interrogatorio del suo assistito, ha detto in una intervista che si oppone all'estradizione verso Parigi. "Dobbiamo smettere di inginocchiarci davanti alla Francia dopo gli attentati", ha detto l'avvocato.  L'ex ricercato numero uno in Europa si oppone dunque all'estradizione in Francia, ma è pronto a collaborare con la giustizia belga e ha ammesso di essere stato nella capitale francese nel giorno delle stragi. 

Parigi emette un nuovo mandato d'arresto europeo
Proprio al fine di accelerare il processo di estradizione, la Francia ha però emesso un nuovo mandato d'arresto europeo. "Il rifiuto della persona coinvolta di essere consegnato alle autorità straniere non è un ostacolo all'esecuzione della consegna", sottolinea il ministero francese della Giustizia. La decisione definitiva sulla consegna di Abdeslam alle autorità francesi dovrà arrivare entro 60 giorni dall'arresto, 90 in caso di ricorso davanti alla massima giurisdizione. 

La latitanza
Salah Abdeslam si sarebbe nascosto per quattro giorni nella cantina dell'edificio della Rue des Quatre-vents a Molenbeek dove è stato catturato ieri. Prima avrebbe usato come riparo l'auto di Abid Aberkan, poi la cantina della madre di quest'ultimo. Polemiche in Francia per il lungo periodo di latitanza di Salah che avrebbe trascorso 4 mesi alla macchia praticamente sempre in Belgio se non addirittura nel quartiere di Molenbeek: "Non un grande successo" sostengono esponenti politici dell'opposizione in Francia, dei servizi segreti del Belgio. "O Salah Abdeslam era molto furbo, o i servizi belgi sono stati del tutto incapaci, cosa che è più verosimile".

I familiari "sollevati" dopo l'arresto
La famiglia di Salah Abdeslam ha fatto sapere di sentirsi "sollevata" dall'arresto del proprio congiunto. I familiari hanno detto di avere provato un senso di sollievo, perché è stato preso vivo e perché finalmente la caccia all'uomo si è conclusa. Ed è comprensibile poiché la pressione è stata costante per ben quattro mesi. Da quel 13 novembre 2015, giorno in cui a Parigi, in conseguenza di attacchi multipli messi in opera da Salah Abdeslam e dal suo commando terrorista, erano morte 137 persone, tra le quali l'italiana Valeria Solesin, e 368 altre erano rimaste ferite.

I complici 
Gli stessi capi d'accusa vengono contestati anche al "sedicente Monir Ahmed Alaaj alias Amine Choukri", arrestato ieri assieme ad Abdeslam. Amid Aberkan, l'uomo che nascondeva Abdeslam e Choukri a casa sua a Molenbeek, è stato incriminato per "partecipazione alle attività di un gruppo terrorista e favoreggiamento di ricercati". Tutti e tre rimangono in stato di detenzione. Una donna della famiglia Aberkan, Djemila M., è stata anche lei accusata di partecipazione alle attività di un gruppo terrorista e favoreggiamento di ricercati", ma non è stata privata delle libertà. Una seconda donna, Sihane A., non è stata incriminata ed è stata scarcerata.

In totale sono una trentina i jihadisti implicati nelle stragi di Parigi: oltre ai nove terroristi morti la sera stessa del 13 novembre e a una decina di persone arrestate in Francia e Belgio per aver contribuito alla strage o per aver aiutato gli autori, alcuni complici dei terroristi sono ancora alla macchia o devono essere identificati.

Il primo della lista adesso è Mohamed Abrini, l'uomo di 30 anni filmato in compagnia di Abdeslam in una stazione di servizio dell'Oise all'indomani delle stragi. Poi c'è Soufiane Kayal, di cui non si conosce la vera identità, che era entrato in Belgio con Mohamed Belkaïd, l'uomo ucciso martedì nell'operazione di Forest. Infine sono ancora ricercati i fratelli Fabien e Jean-Michel Clain, la cui voce è stata identificata su una registrazione audio di rivendicazione degli attentati di novembre. 

Obama si congratula con il premier Michel e il presidente francese Hollande
Il presidente staunitense Obama ha telefonato sia al primo ministro belga Michel che al presidente francese Hollande per congratularsi dell'arresto di Salah Abdeslam e ribadito l'appoggio degli Usa ai Paesi nella lotta al terrorismo e all'Isis.