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ITALIA

Respinto il ricorso della difesa

Macerata. Cassazione conferma condanna Traini a 12 anni

Il magistrato ha ricordato la "sequenza impressionante di colpi, con 17 bossoli e 14 frammenti di proiettili rinvenuti", sparati dal 'Lupo di Macerata' "a distanza ravvicinata e ad altezza d'uomo", rivolti "verso persone, esercizi commerciali e anche verso la sede di un partito". "Né strage, né odio razziale" sostiene il difensore, l'avvocato Franco Coppi

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E' stata confermata dalla Cassazione la condanna a 12 anni di reclusione per il 31/enne Luca Traini accusato di tentata strage per aver sparato a sei migranti, ferendoli, il 3 febbraio 2018 a Macerata, con l'aggravante dell'odio razziale. La Suprema Corte ha anche confermato il diritto al risarcimento per le vittime e per le parti civili.
Tra queste, il comune di Macerata e la struttura territoriale del Pd. Traini, allora 28enne, rivendicò la sparatoria dicendo di voler vendicare il delitto di Pamela Mastropietro. Il 'Lupo di Macerata' nell'ottobre del 2018 è stato condannato in primo grado, con rito abbreviato, a 12 anni per i reati di strage aggravata dall'odio razziale e porto abusivo d'arma. Condanna poi confermata in Appello nel 2019.

"Traini quella mattina, per il suo sciagurato tour della morte, è uscito di casa con una pistola Glock e una scatola di munizioni e voleva uccidere una moltitudine indeterminata di persone. E' corretto definire strage ciò di cui ci stiamo occupando oggi" ha detto il pg nella sua requisitoria. Per questo, il magistrato ha ricordato la "sequenza impressionante di colpi, con 17 bossoli e 14 frammenti di proiettili rinvenuti", sparati "a distanza ravvicinata e ad altezza d'uomo", rivolti "verso persone, esercizi commerciali e anche verso la sede di un partito". "Chiunque - ha rilevato il pg Dall'Olio - si fosse trovato a passare di là, sarebbe potuto essere attinto dai colpi".

Su Traini la Cassazione si era già espressa nel luglio 2019, respingendo la richiesta della difesa di concedere gli arresti domiciliari. Per i giudici della prima sezione penale, quello di Traini è un "reato di estrema gravità" commesso da una persona di "spiccatissima pericolosità sociale" e per questo, scrivevano i giudici nelle motivazioni, persiste il "rischio di recidiva derivante dalla perdurante mancanza di comprensione dei fatti".

Difesa Traini: "Nessuna strage aggravata da odio razziale"
Nessuna strage aggravata dall'odio razziale: così la difesa di Luca Traini, nell'udienza di oggi in Cassazione, è tornata a contestare il quadro accusatorio nei confronti dell'imputato, condannato nei giudizi di merito a 12 anni per aver ferito, il 3 febbraio 2018, 6 nordafricani dicendo di aver agito per vendicare la morte di Pamela Mastropietro. "Nel reato di strage - ha rilevato davanti ai giudici della sesta sezione penale il professor Franco Coppi, difensore di Traini - c'è l'indeterminatezza delle persone offese: Traini invece voleva colpire solo i neri, ergendosi a vendicatore, convinto che nella  provincia di Macerata i neri siano responsabili dello spaccio". Per questo, secondo il penalista, "non vi è neanche l'odio razziale: i neri vengono da lui identificati come responsabili del traffico  di stupefacenti e, quindi, responsabili della morte di Pamela Mastropietro".