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ITALIA

Maxi-operazione tra Italia e Germania

Mafia, stroncato il clan Rinzivillo: estorsioni a Roma e al Car di Guidonia

Sequestrati beni e società per 11 milioni. Due militari avrebbero passato notizie riservate ai membri del clan.  Alle indagini ha partecipato la Polizia tedesca

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Affari illeciti a Gela. Droga sull'asse Germania-Italia ma soprattutto estorsioni a Roma, vittima un esercizio di via Veneto, e al Mercato ortofrutticolo di Guidonia, con 37 arresti che hanno coinvolto anche la Germania. Queste le caratteristiche delle due maxi operazioni antimafia denominate "Druso" e "Extra fines" ai danni del clan mafioso dei Rinzivillo che ha coinvolto Sicilia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Colonia in Germania.

I dettagli dell'operazione sono stati resi noti oggi nel corso di una conferenza stampa nella sede della Direzione distrettuale Antimafia alla presenza, tra gli altri, del procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti, del procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone e del Procuratore aggiunto Michele Prestipino. In particolare il gip del tribunale capitolino, su richiesta della direzione Distrettuale Antimafia di Roma, a seguito delle indagini condotte dal GICO della Guardia di Finanza di Roma e del reparto operativo del nucleo investigativo dei Carabinieri di Roma, ha disposto l'arresto di 10 persone, tra cui il boss gelese Salvatore Rinzivillo, da tempo residente a Roma, per intestazione fittizia di società al fine di eludere la normativa Antimafia in materia di misure di prevenzione patrimoniali, traffici di droga sull'asse Germania-Italia destinati a rifornire il mercato della Capitale, e per un grave episodio estorsivo aggravato dalle modalità mafiose nei confronti della famiglia Berti, titolare del rinomato caffè Veneto che si trova proprio in via Veneto.

Per quanto riguarda il caffè Veneto è stato spiegato come due infedeli uomini dello Stato vicini al clan, Marco Lazzari e Cristiano Petrone, impiegati del boss per l'acquisizione illecita di notizie sulla vittima attraverso l'accesso abusivo alle banche dati in uso alle forze di Polizia, coadiuvati anche da pregiudicati gelesi e romani come Angelo Golino e Salvatore Iacona, compivano atti diretti in modo non equivoco per ottenere dalla famiglia Alberti, indebitamente, la somma di 180.000 euro.

Le indagini della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, inoltre, hanno fatto emergere un contesto di minacce ed estorsioni volte a condizionare la gestione di fornitura nell'ambito del mercato ortofrutticolo di Roma.

Allo stesso tempo il gip del tribunale nisseno, su richiesta della direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, ha disposto l'arresto di 31 soggetti per associazione di stampo mafioso, plurimi episodi di estorsione detenzione illegale di armi, riciclaggio e autoriciclaggio, intestazione fittizia di società al fine di eludere la normativa Antimafia in materia di misure di prevenzione patrimoniali e traffici di droga.

Da questo punto di vista, sul fronte imprenditoriale, di primaria importanza è risultato l'interesse per la commercializzazione di prodotti ittici sull'intero territorio nazionale e all'estero, in forza di accordi intercorsi tra il
boss gelese Salvatore rinzivillo ed importanti esponenti della mafia palermitana. Altri affiliati del clan operavano in Lombardia ed in Germania sul fronte del traffico illecito di sostanze stupefacenti. Due le cellule criminali individuare nelle città di Karlsruhe e Colonia.

La direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta ha poi ottenuto il sequestro preventivo di due compendi aziendali, di partecipazioni in altre società, denaro contante e di una autovettura di grossa cilindrata, per un ammontare complessivo di circa 11 milioni di euro.

L'operazione è stata definita da Roberti "una delle più importanti degli ultimi anni contro un clan mafioso. Abbiamo assicurato alla giustizia il regente del clan Rinzivillo e sequestrato beni per oltre 11 milioni. Vorrei evidenziare come elemento di massima importanza il coordimento perfetto tra le Procure di Roma e Caltanissetta ed il sostegno tra Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza".

Coldiretti: da pesce a frutta, la mafia fa business per 22 miliardi 
"Dal pesce alla frutta, dai ristoranti ai caffè, il volume d'affari delle agromafie è salito a 21,8 miliardi di euro, con un balzo del 30% nel 2017 e attività che riguardano l'intera filiera del cibo, della sua produzione al trasporto, distribuzione e vendita". È quanto afferma la Coldiretti in riferimento all' operazione che ha portato agli arresti di presunti appartenenti al clan Rinzivillo. "Le mafie - spiega la Coldiretti - condizionano il mercato agroalimentare stabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati, l'esportazione del nostro vero o falso Made in Italy, la creazione all'estero di centrali di produzione dell'Italian sounding e lo sviluppo ex novo di reti di smercio al minuto."

In questo modo - aggiunge Coldiretti - la malavita si appropria di vasti comparti dell'agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando la imprenditoria onesta, ma anche compromettendo in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l'effetto indiretto di minare profondamente l'immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy".

"Le agromafie vanno contrastate nei terreni agricoli, nelle segrete stanze in cui si determinano in prezzi, nell'opacità della burocrazia, nella fase della distribuzione di prodotti che percorrono centinaia e migliaia di chilometri prima di giungere al consumatore finale, ma soprattutto con la trasparenza e l'informazione dei cittadini che devono poter conoscere la storia del prodotto che arriva nel piatto", osserva il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che "per l'alimentare occorre vigilare sul sottocosto e sui cibi low cost dietro i quali spesso si nascondono ricette modificate, l'uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi se non l'illegalità o lo sfruttamento".