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POLITICA

Calenda: con i 'grillini'? Lascio il partito

Martina: governo M5s-Pd? Tanti chiedono di provare, decidiamo insieme. 'No' a voto anticipato

Il segretario reggente incalza: stop logiche correnti. Rosato parla di "distanze abissali" con Di Maio, ma nello stesso tempo richiama tutti al senso di responsabilità: "convochiamo i nostri organismi  dirigenti" per capire "se è utile o no, nell' interesse del Paese, fare un governo con forze politiche così distanti". Renzi intanto non interviene direttamente nel dibattito interno al partito. E a Firenze si improvvisa sondaggista e chiede a chi lo saluta: "Vorreste governo con 5telle? 

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"C'è preoccupazione per un governo a trazione leghista. Tanti chiedono al Pd di provare, decidiamo insieme. No a un voto a breve, un voto anticipato, darebbe un segnale sbagliato". A parlare -  a margine di una manifestazione Anpi a Roma - il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina, dopo i segnali di insofferenza manifestati da diversi esponenti Dem, dopo che la loro delegazione (incontrato Fico) ha aperto al M5s. Ed ha proseguito: "per lavorare di fronte a questo scenario molto complesso abbiamo bisogno di tutte le forze del Partito democratico. Non possiamo semplificare questo lavoro nelle logiche comunicative dei renziani e antirenziani, dei martiniani e degli antimartiniani. Basta, basta... Prendiamoci questo spazio per lavorare e dimostriamo che siamo gli unici a poter fare questo per l'Italia. Decideremo insieme e quel che decideremo impegnerà tutti". 

Dunque, mentre si attende, domani in tarda mattinata (11 incontro con Pd, alle 13 5Stelle), il nuovo giro di consultazioni da parte del Presidente della Camera, acque sempre più agitate all'interno del Pd. Sandro Gozi attacca e dice che un'intesa tra le due forze politiche per dar vita ad un nuovo esecutivo, va raggiunta non per volere di un manipolo di persone, ma va decisa dalla "direzione del Partito democratico". Anna Ascani, ribadisce che voterà contro "qualsivoglia ipotesi di governo" con i grillini. Mentre Anna Rita Leonardi incalza che l'accordo avrebbe "un gruppo immenso di oppositori".

Sulla stessa lunghezza d'onda, David Ermini. Il deputato del Partito Democratico, questa mattina ai microfoni di Agorà ha detto: “A me non piace come si sono comportati, sino a ora, i Cinque Stelle. Credo che (rispetto al Partito Democratico) ci siano delle differenze sostanziali nel rapporto con la democrazia, nel rapporto di come si sta in un partito, nello stile dei rapporti personali, nello stile dei rapporti con chi la pensa diversamente, nello stile dei rapporti con i giornalisti”. E poi aggiunge: “Tutta questa roba non si può eliminare dicendo 'adesso siccome non parlo più con Salvini adesso parlo con voi', è una roba grossissima”. 

Dura la reazione anche del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda che minaccia di lasciare il partito  "in caso di alleanza" con i Cinque Stelle. "E lo confermo", scrive sul suo profilo twitter. E prosegue: "Mi sono rotto di questa politica da tifo da stadio e opposti bullismi. Non ha nulla a che fare con la complessità dei problemi che dobbiamo affrontare e neanche con una politica forte (non arrogante o aggressiva) di cui abbiamo disperatamente bisogno". 



Per Debora Serracchiani invece i dem devono "aprire una discussione al proprio interno, una discussione approfondita e franca, che tenga conto di questa nuova fase che si è aperta dopo il fallimento dell'ipotesi di intesa Centrodesta-Cinquestelle". "Abbiamo il dovere di accettare una discussione che parta dal nostro programma, anche se certo non siamo obbligati a sottostare a diktat o a firmare contratti". Anche Roberto Giachetti - contrario ad un accordo - invita al dialogo: "nessuna difficoltà a parlare con loro", spiega. Confronto anche per Piero Fassino che invita a verificare se ci siano le condizioni per un accordo con i 5Stelle: "Ci vuole un confronto vero, senza "prendere o lasciare", dove ognuno va al tavolo con le proprie posizioni e si cercano le sintesi e le soluzioni possibili". 

"Non ha alcun senso litigare, non bisogna mai avere paura del confronto, vale per il Pd come per il M5s. Adesso che il tavolo si è aperto, dialoghiamo senza tabù sui temi - sottolinea a sua volta Francesco Boccia - Una classe politica all'altezza non deve mai assecondare la pancia degli elettori più radicali ma deve dimostrare di saper risolvere i problemi. Va fatto un grande patto contro le povertà; gli italiani sanno riconoscere le qualità delle classi politiche che pensano al lungo termine. Questa è la sfida che abbiamo di fronte, non è semplice ma non si affronta questo passaggio". 

Ettore Rosato parla di "distanze abissali" ma nello stesso tempo richiama tutti al senso di responsabilità: "convochiamo i nostri organismi dirigenti" per capire "se è utile o no, nell' interesse del Paese, fare un governo con forze politiche così distanti". 

Matteo Renzi intanto non interviene direttamente nel dibattito interno al partito, anche se la sua posizione è chiara: nessuna intesa con i grillini. E da Firenze, precisamente in piazza della Signoria dove prende parte alle celebrazioni del 25 aprile, si improvvisa intervistatore e a chi lo saluta chiede - facendo un personale sondaggio  - "Vorreste governo con M5s?".



Il centrodestra non sta a guardare. Mariastella Gelmini invita a cercare voti in Parlamento. E il leghista Giancarlo Giorgetti avverte: "Chi dovesse consentire e siglare il sodalizio M5S-Pd si assumerebbe una grande responsabilità, non solo perché verrebbe lasciata fuori dal governo la coalizione che ha vinto le elezioni a vantaggio dei secondi e dei terzi, ma ancor più perché verrebbe escluso dall'area di governo tutto il Nord produttivo". E aggiunge: "L'esasperazione delle regioni che continueranno a tirare la carretta non so se sarà ancora contenibile", avverte l'esponente della Lega, perché "faremo fatica a contenere certe spinte perfino secessionistiche. Penso al Veneto, per esempio, con forti propensioni autonomistiche da noi canalizzate responsabilmente nel referendum autonomista".

Matteo Salvini - fermo sulla propria linea - parla di non rispetto del voto degli italiani. E dice che non è assolutamente possibile "un governo senza il centrodestra", vincente alle urne come coalizione.