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MONDO

Domani vertice a Varsavia per discutere modifiche a Triton

Migranti, linea dura del governo: il piano Minniti per cambiare le regole. Sbarchi, calo sospetto

 Il timore è che sia uno strumento di pressione verso l'Italia - i migranti vengono trattenuti sulle coste libiche per minacciare sbarchi di massa, una strategia di ricatto di gheddafiana memoria - ma anche il segno che i gruppi che in Libia controllano il traffico sui migranti stiamo lavorando dietro le quinte per entrare nei lavori del nuovo centro di coordinamento dei salvataggi in Libia

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Negli ultimi sei mesi in Italia sono arrivati 85 mila migranti (un ennesimo record), nei giorni scorsi c'è stato praticamente uno stop che proeoccupa il Viminale perchè potrebbe essere una forma di pressione. L'Italia intanto, in vista del vertice di domani a Varsavia, gioca la carta della linea dura: nuove regole per Triton oppure siamo pronti a uscire dalla missione (entrata in vigore sotto il governo Renzi). 

Cosa significa lo stop agli sbarchi dalla Libia
Di sicuro Tripoli non ha bloccato da un momento all'altro le partenze. Il timore è che sia uno strumento di pressione verso l'Italia - i migranti vengono trattenuti sulle coste libiche per minacciare sbarchi di massa, una strategia di ricatto di gheddafiana memoria - ma anche il segno che i gruppi che in Libia controllano il traffico sui migranti stiano lavorando dietro le quinte per entrare nei lavori del nuovo centro di coordinamento dei salvataggi in Libia (in fase di costituzione, come previsto dal vertice di Tallin).

Cosa chiede l'Italia: trasferimenti forzati negli altri Paesi UE
La linea del ministro Minniti è questa: servono nuove regole, altrimenti l'Italia potrebbe uscire da Triton. La richiesta è quella di una revisione delle regole di Triton: le navi delle ONG straniere potranno attraccare sulle coste italiane ma i richiedenti asilo, dopo le normali procedure di soccorso, dovranno essere trasferiti in aereo nei Paesi di origine delle navi. Restano fermi anche i punti previsti dal vertice di Tallin - il centro di coordinamento in Libia, la definizione dell'area SAR di Libia e Tunisia - il rifinanziamento del Fondo per l'Africa e la revisione di Dublino, la stesura sempre più urgente di un nuovo corpus di regole per le navi delle ONG. 

Cosa aveva accettato l'Italia quando ha aderito a Triton e cosa vuole cambiare ora
L'Italia chiede che Triton cambi, altrimenti potrebbe lasciarlo. Uscire dal programma sarebbe però un boomerang dato che è proprio grazie all'impegno con i migranti che l'Italia sente meno il fiato sul collo sul versante economico. Roma ha aderito a Triton quando Renzi era Presidente del Consiglio. All'epoca ne aveva accettato le regole: l'Italia ha il comando della missione, il che significa che tutte le unità navali - italiane e straniere - che partecipano all'operazione sono state autorizzate dall'Italia a sbarcare sul suo territorio, in condizioni di sicurezza, le persone intercettate e salvate. Malta, ad esempio, ha stabilito che sul suo territorio sbarchino solo i migranti soccorsi nelle sue acque territoriali. 

Cosa succederà nei prossimi giorni
Sul versante politico domani è previsto a Varsavia un consiglio di gestione di Frontex, dove si discuterà di eventuali revisioni del programma Triton. Su quello operativo entro due giorni un pattugliatore della Guardia di Finanza verrà inviato verso la Libia: da un lato potrà monitorare da vicino la questione degli sbarchi (e del blocco degli sbarchi) e dall'altro potrò tenere sotto controllo il lavoro delle ONG per evitare che diventino "corridoi umanitari privati che dalla Libia portano i migranti nel nostro Paese", come aveva detto Nicola Latorre in Senato, alla commissione Difesa.