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Coronavirus

Inchiesta

Rsa, le testimonianze al Trivulzio: "Non dovevamo spaventare i pazienti"

Altre testimonianze dei lavoratori del Pio Albergo Trivulzio nell'inchiesta della Procura di Milano su presunte irregolarità nella gestione dell'emergenza Coronavirus nelle case di riposo e sull'operato di Regione Lombardia e delle Agenzie di tutela della salute

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"Ci minacciavano se usavamo le mascherine, non dovevamo spaventare i pazienti". Sono i racconti di alcuni infermieri e operatori raccolti nell'inchiesta della Procura di Milano su presunte irregolarità nella gestione dell'emergenza Coronavirus nelle case di riposo.

Stando ai racconti dei lavoratori e ad una lettera di diffida che era stata inviata dai sindacati Cisl-Cgil ai vertici della struttura, gli operatori avrebbero ricevuto le mascherine per proteggere loro stessi e gli anziani ospiti oltre un mese dopo lo scoppio dell'epidemia in Lombardia, il 23 marzo scorso. E gli stessi sindacati avevano parlato delle "velate minacce" agli operatori.

Anche tra lo stesso personale del Trivulzio, però, in questi giorni sono volate accuse incrociate tra chi difende i vertici e chi li accusa, come hanno fatto molti familiari degli anziani con le loro denunce.

Comincia, così,  la raccolta delle testimonianze dei lavoratori del Pio Albergo Trivulzio, operatori, infermieri, medici, nell'inchiesta della Procura di Milano su presunte irregolarità nella gestione dell'emergenza Coronavirus nelle case di riposo, dove sono morti centinaia di anziani, e anche sull'operato di Regione Lombardia e delle Agenzie di tutela della salute. 

L'inchiesta della Procura di Milano
Diversi dipendenti del Pio albergo già nelle scorse settimane sui media hanno denunciato carenze nei protocolli interni di sicurezza della struttura che avrebbero favorito il contagio tra ospiti e operatori. Venerdì è stata sentita un'infermiera che lavora all'Istituto Frisia di Merate
(Lecco), struttura che fa capo al Trivulzio, e che ha ripetuto ciò che aveva già denunciato: mancavano i "presidi sanitari" di sicurezza, i pazienti e gli anziani con sintomi "non venivano isolati" in modo corretto e i parenti continuavano ad entrare anche dopo lo scoppio dell'epidemia.

Gli investigatori della Gdf in videoconferenza hanno iniziato a raccogliere testimonianze su presunti errori di gestione da parte dei responsabili del Pat.

Nuove ispezioni
E proprio a Merate oggi carabinieri del Nas di Brescia stanno effettuando un'ispezione alla Frisia, nel Lecchese, che fa capo al Pio Albergo Trivulzio.

Secondo quanto si apprende da fonti investigative, proseguono anche le ispezioni in altre Rsa della Lombardia con i militari del Nas di Milano, che controllano le Rsa della città metropolitana e delle province di Como, Varese e Monza Brianza.

L'obiettivo è cercare riscontri sul rispetto della direttiva regionale che ha concesso alla Rsa la possibilità di accogliere "su base volontaria" malati Covid "a bassa intensità" ma solo a condizione di evitare "commistioni" tra le varie tipologie di pazienti.

Da verificare anche se le varie strutture abbiano adottato tutte le precauzioni necessarie per limitare la diffusione del contagio, come l'uso di mascherine e guanti protettivi da parte di medici e infermieri e l'esecuzione del tampone ai sospetti casi di Coronavirus.