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MONDO

Osama Alisawi

​Gaza, ex ministro di Hamas: "Così Israele usa la tregua"

Sulle proteste e i morti in Cisgiordania: "Credo che ci sarà una Terza Intifada"

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Osama Alisawi
di Veronica Fernandes
Osama Alisawi - ministro dei Trasporti di Hamas dal 2008 fino al governo di riconciliazione con Fatah nato il 2 giugno scorso, era certo che Israele avrebbe rifiutato il piano proposto da John Kerry. Alisawi ha vissuto in Italia per 15 anni - prima a Venezia, dove si è laureato allo IUAV e poi al Politecnico di Milano, per il dottorato, con una borsa di studio della Farnesina - poi nel 2003 ha deciso di tornare nella Striscia. Dopo aver insegnato all'Università Islamica di Gaza e ed essere stato presidente del sindacato degli ingegneri ha deciso di dedicarsi a tempo pieno alla politica: ministro dei Trasporti, delle Telecomunicazioni e della Cultura. Una scelta tanto sofferta quanto convinta: “Questo è il mio Paese, la mia città, la mia gente, la mia gente e il mio destino”. Prima Hamas aveva rifiutato la tregua mediata dall'Egitto, ieri Israele ha detto no a quella proposta da Kerry: non mi sorprende, dice Alasawi, "il governo Netanyahu non ha ancora raggiunto gli obiettivi che si era prefissato”.
 
Perché invece ha accettato 12 ore di cessate il fuoco?
Ora Israele ha bisogno di fare riposare i soldati e di raccogliere informazioni sul terreno d’invasione. Non mi stupisce che il governo Netanyahu abbia rifiutato la tregua di Kerry perché ha cercato e voluto la guerra e ora non ha risultati chiari con cui dire alla sua popolazione che ha polverizzato la resistenza. Gli attacchi aerei e via terra non hanno ottenuto la vittoria che voleva.
 
Ieri la protesta ha varcato i confini della Striscia ed ha raggiunto la Cisgiordania. Si prospetta una Terza Intifada?
La reazione in Cisgiordania è normale dopo che Israele continua a sterminare la popolazione di Gaza e altrove non si fermano le aggressioni da parte dei coloni. La situazione è ancora molto complicata, però, non so quanto dureranno le proteste perché, come dice il presidente Abbas, il coordinamento della sicurezza è sacro. Io credo che la Terza Intifada arriverà perché i soprusi dei coloni non si fermeranno così come la costruzione dei nuovi insediamenti e le azioni barbariche contro i palestinesi.
 
Il mondo è rimasto sconvolto quando l’artiglieria israeliana ha bombardato la scuola di Beit Hanoun, rifugio ONU per i profughi, uccidendo 17 persone e ferendone oltre 200. Dall’inizio di Protective Edge qual è la situazione a Gaza?
Prima dell’invasione mancava tutto: farmaci, forniture mediche, tutto il resto. Ora la situazione sanitaria è ancora più precaria: abbiamo paura che gli ospedali smettano di fornire i loro servizi da un momento all’altro, non ci sono nemmeno le lenzuola per coprire le salme. Sono otto anni che, a causa dell’embargo e della continua chiusura della Striscia, la popolazione muore lentamente.
 
A fronte dell’orrore per questi morti e per i feriti, l’accusa che vi viene mossa è di utilizzare scudi umani e di lanciare razzi da scuole e ospedali, ragione per cui Israele bombarda questi luoghi.
Israele non ha bisogno di nessuna scusa per compiere i suoi atti criminali e queste accuse sono false. Io mi chiedo: anche i profughi che si trovavano nella scuola di Beit Hanoun diretta dall’ONU erano scudi umani?
 
Tra le vittime i bambini sono quasi 200 e i sopravvissuti convivono con la morte, con l’odio e con i bombardamenti. Che generazione sta crescendo a Gaza?
E poi ci sono i feriti, ad oggi sono 1567 ma sono destinati ad aumentare. Che cosa volete da bambini che si trovano a vivere senza genitori, con fratelli e parenti e uccisi, bambini che non abitano in una casa ma tra le macerie? Alcuni di loro cresceranno come disabili, quelli salvi avranno per sempre impressi nella memoria che ogni minuti erano terrorizzati dai raid e dalle esplosioni. Il loro futuro è difficile, avranno bisogno di supporto sanitario e psicologico. Il loro messaggio per la comunità internazionale è questo: il vostro silenzio ci ha ucciso.
 
Sia in Italia sia in altri Paesi europei ci sono state però molte manifestazioni a sostegno della popolazione di Gaza.
In questi giorni ogni atto di solidarietà è molto apprezzato perché ci dà speranza, ci mostra che ci sono persone che vogliono dire no all’occupazione israeliana e ai massacri e al genocidio della popolazione palestinese. Noi contiamo molto su di voi, sul vostro sostegno, perché voi avete la libertà.