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ITALIA

Caos magistratura

Palazzo dei Marescialli: il Csm sarà parte offesa nelle indagini delle procure su verbali Amara

L'inchiesta sulla fuga di notizie venne assegnata al pm di Milano, Paolo Storari, e ora Storari è indagato per rivelazione di segreto d'ufficio. Il Riesame di Roma si è riservato di decidere sul ricorso presentato dal difensore di Marcella Contrafatto

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Il Csm si costituirà parte offesa nei procedimenti in corso davanti alle procure che si stanno occupando del caso dei verbali dell'avvocato Piero Amara. Lo ha deciso - a quanto si è appreso - il Comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura, accogliendo la richiesta che era stata avanzata dal gruppo dei togati di Magistratura Indipendente.

Con questo passo il Csm potrà esercitare una serie di prerogative, a partire dalla richiesta di atti alle procure che stanno indagando. Il gruppo di Mi aveva motivato la sua richiesta con l'esigenza di tutelare il Csm, oggetto "di dossieraggio e delegittimazione".

L'inchiesta su fuga di notizie fu affidata a Storari
Al pm di Milano, Paolo Storari, al centro dello scontro nella Procura milanese per il caso dagli interrogatori resi dall'avvocato Piero Amara, venne assegnata dai vertici dell'ufficio l'inchiesta sulla fuga di notizie, quando un cronista lo scorso autunno denunciò di aver ricevuto quei verbali. Indagine di cui lo stesso magistrato "si spogliò" lo scorso aprile, non appena venne a conoscenza del fatto che nell'indagine aperta a Roma era coinvolta l'ex segretaria di Piercamillo Davigo, all'epoca consigliere del Csm e al quale lo stesso pm aveva dato quelle carte per autotutelarsi dall'inerzia nell'indagine sulla presunta 'loggia Ungheria'.

E' un altro degli intricati passaggi della vicenda che sta scuotendo non solo il Palazzo di giustizia milanese, ma anche il Csm. Da quanto si è potuto ricostruire, Storari, su richiesta di Greco e dell'aggiunto Laura Pedio, si occupò delle indagini sulla fuga di notizie, quando un cronista portò quei verbali ricevuti in forma anonima lo scorso ottobre, e dispose pure una consulenza  per stabilire la provenienza di quelle carte.

Quando poi venne a sapere che Roma indagava sull'ex segretaria di Davigo, che risponde di calunnia e accusata di aver divulgato quegli interrogatori segretati, l'8 aprile scorso, Storari riferì a Greco che un anno prima aveva consegnato le carte a Davigo e decise di chiamarsi fuori da quell'indagine. Decisione presa per evitare gravi conseguenze, dato che i verbali che circolavano erano gli stessi da lui affidati all'ex toga di Mani Pulite.

Da indagatore a indagato
L'inchiesta sulla fuga di notizie nelle scorse settimane fu, poi, trasmessa a Roma e in quel fascicolo ora Storari è indagato per rivelazione di segreto d'ufficio, mentre anche i pm bresciani hanno da poco aperto un'indagine ipotizzando lo stesso reato, ma anche per accertamenti più ampi sull'operato dei pm milanesi.

Davigo, sentito come teste ieri dai pm romani, nella sua ricostruzione ha detto di aver riferito anche al pg della Cassazione, Giovanni Salvi, dei contrasti interni alla Procura milanese su un'inchiesta che coinvolgeva Amara. Salvi, dal canto suo, ha negato di aver saputo dei verbali, ma ha detto di aver "immediatamente" informato Greco, il quale iscrisse i primi nomi della presunta loggia a maggio, dopo l'insabbiamento lamentato da Storari.

Storari che era in contrasto con gli aggiunti Fabio De Pasquale e Pedio anche sulla gestione dell'inchiesta sul "falso complotto Eni", nella quale è indagato Amara, assieme all'ex manager Eni, Vincenzo Armanna, entrambi molto "valorizzati" da De Pasquale nel processo sul caso Eni-Nigeria, poi finito con assoluzioni. Il pm Storari, tra l'altro, voleva verificare anche eventuali profili di calunnia nelle affermazioni a verbale dell'ex legale esterno dell'Eni.

Riesame si riserva su dissequestro atti
Il Riesame di Roma si è riservato di decidere sul ricorso presentato dal difensore di Marcella Contrafatto, l'impiegata del Csm (ora sospesa) indagata dalla Procura per calunnia perché accusata di avere diffuso verbali secretati resi dall'avvocato Piero Amara ai magistrati di Milano. 

L'istanza verteva sulla restituzione del materiale sequestrato nel corso di perquisizioni. "Abbiamo fatto ricorso al tribunale del Riesame sostenendo che a nostro avviso manca il presupposto per la configurabilità del reato calunnia - afferma l'avvocato Alessia Angelini -. Inoltre non ci sono stati messi a disposizione i 6 verbali di Amara. La procura non ha aggiunto atti nuovi, invece noi abbiamo depositato una memoria difensiva. Ci sono alcuni accertamenti in corso e la mia cliente è intenzionata a collaborare alle indagini".