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MONDO

Il papa: "Toccheremo ferite, ma accoglieremo i messaggi che troveremo"

Il papa sul volo per Cipro si ferma a parlare con i giornalisti. Per ognuno ha un pensiero e un sorriso. Il racconto della nostra inviata Liana Mistretta

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di Liana Mistretta
“E' un viaggio bello e toccheremo delle piaghe, spero che tutti noi possiamo accogliere i messaggi che troveremo". Papa Francesco descrive cosi il suo viaggio a Cipro e in Grecia sul volo che ci porta, insieme a lui, a Larnaca, Cipro, per la prima tappa. Ringrazia noi giornalisti per la compagnia. Fila dopo fila, ci saluta tutti, ha una parola per tutti. Con pazienza e attenzione ci ascolta. Con semplicità. Molti hanno portato dei pensieri per lui. Libri, lettere, fotografie, pupazzetti. Un collega francese gli regala un dono da parte di una parrocchia di Calais, sulla Manica,  impegnata nell’accoglienza dei migranti. È un aquilone costruito con brandelli di tende nelle quali vivono i rifugiati. Porta due iscrizioni, la prima è il nome di Aleksandra Hazhar, nata su un barcone, salvata e morta dopo appena tre giorni di vita. L’altra recita, in francese:  ‘A tutte le persone esiliate e decedute sulla frontiera franco-britannica’. “È terribile”, commenta  Francesco. E’ scosso, gli occhi lucidi. Lo vedo bene perché il collega francese è seduto proprio nella fila davanti alla mia. Poi il Papa arriva da me, me lo presentano perché è la prima volta che sto sul volo con lui. Sto ancora pensando alla sua commozione per la bambina nata  in mare e morta poco dopo. “I cardinali sono venuti a prendermi alla fine del mondo” aveva detto Francesco nel marzo del 2013 quando è stato eletto. E io in quella fine del mondo c’ero arrivata il giorno stesso, a Buenos Aires, in Argentina. Per raccontare a Rainews la sua città, la sua gente, i suoi luoghi. Terra lontana, meta di tanti immigrati andati a cercare un futuro migliore. Penso questo, in un istante, mentre mi stringe la mano. E così gli regalo il mio ricordo di casa sua.