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MONDO

Il Parlamento iracheno: basta con le truppe straniere

​Trump: se ci cacciano, "sanzioni enormi" contro Baghdad

Se le truppe USA saranno costrette a lasciare l'Iraq ci saranno "sanzioni enormi" contro Baghdad, ha detto il presidente americano Donald Trump

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Il presidente Usa, Donald Trump, ha minacciato di varare sanzioni pesanti contro l'Iraq se le truppe Usa saranno espulse dal Paese. "Abbiamo lì una base aerea straordinariamente costosa. Costruirla è costato miliardi di dollari, molto prima di me. Non ce ne andremo a meno che non ci rimborsino", ha detto Trump ai giornalisti a bordo dell'Air Force One. Se l'Iraq chiedesse alle forze statunitensi di andarsene "vareremo contro di loro sanzioni come non le hanno mai viste prima, che in confronto quelle all'Iran sembreranno morbide", ha aggiunto. 

L'amministrazione Trump ha tentato invano di fermare il Parlamento iracheno dal votare l'espulsione delle forze americane dall'Iraq. Secondo Washington, la decisione aprirebbe le porte all'Iran. Lo riporta il sito d'informazione Axios, citando due fonti dell'amministrazione americana e del governo iracheno. "Penso che sarebbe un problema per noi, ma catastrofico per l'Iraq", ha commentato una fonte. 

Il Parlamento iracheno, nella sessione straordinaria convocata ierio dopo il raid Usa in cui è stato ucciso il comandante iraniano Qassem Soleimani, ha esortato il governo a "porre fine alla presenza di truppe straniere" in Iraq, iniziando col "ritirare la sua richiesta di assistenza" alla comunità internazionale per combattere l'Isis. Durante la sessione straordinaria, trasmessa in diretta sulla televisione di Stato e alla presenza del premier dimissionario Adel Abdul-Mahdi, i deputati hanno approvato una risoluzione che "obbliga il governo a preservare la sovranità del Paese ritirando la sua richiesta di aiuto", ha detto il capo del parlamento, Mohammed al-Halboussi. La risoluzione chiede nello specifico di metter fine a un accordo secondo cui Washington invia truppe in Iraq per oltre quattro anni, come appoggio alla lotta contro il gruppo jihadista Stato islamico. Il testo è stato approvato dalla gran parte dei membri sciiti del Parlamento, che ricoprono la maggioranza dei seggi. Molti deputati sunniti e curdi non si sono presentati in aula, apparentemente perché contrari alla revoca dell'accordo. 

In precedenza il ministero degli Esteri iracheno aveva convocato l'inviato americano a Baghdad, per protestare contro la "violazione della sovranita'" rappresentata dal raid Usa in cui due giorni fa è stato ucciso il comandante iraniano Soleimani e Mohandis a capo di una delle milizie irachene filo-Iran, integrate nell'esercito regolare. Lo fa sapere lo stesso dicastero.