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MONDO

Le torture

Rapporto Cia, le torture: annegamenti, percosse e privazione del sonno

Isolamento, privazione del sonno, reidratazione: le torture fisiche e psicologiche descritte nel rapporto del Senato Usa sui crimini commessi dalla Cia

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La senatrice Feinstein
Nel rapporto sulle torture della Cia redatto dalla commissione intelligence del Senato Usa ci sono diversi casi di tortura.  Come quelle su Khalid Sheikh Mohammed, una delle menti dell'11 settembre, che fu sottoposto al waterboarding: per 183 volte, i torturatori hanno tentato di affogare Khalid. Per dieci giorni di fila. Il motivo? L'uomo era collaborativo, ma dalle sue parole non c'era riscontro sull'esistenza di un complotto che la Cia rivelò poi essere una truffa.

Torturato in Thailandia
L'uomo venne tenuto in una struttura segreta in Thailandia, definita 'Site Green'. Inizialmente, dopo aver avuto informazioni su un complotto imminente, fu tenuto in isolamento per 47 giorni senza essere interrogato. Quindi venne sottoposto a diverse torture, in seguito alle quali iniziò a soffrire di problemi psicologici. Dal rapporto emerge che il sospetto terrorista durante una sessione di waterboarding divenne completamente "inerte" e iniziò a uscirgli schiuma dalla bocca.

Le altre torture e le minacce
Secondo il rapporto almeno cinque detenuti vennero sottoposti alla cosiddetta reidatrazione rettale, una forma di alimentazione forzata attraverso il retto. Il documento del Senato non ha trovato alcuna motivazione medica alla base della tecnica. Altri sono stati sottoposti a bagni ghiacciati e  minacce di morte. Ad almeno tre detenuti venne detto che le loro famiglie avrebbero sofferto, i funzionari della Cia minacciarono di far del male ai loro figli, di abusare sessualmente della madre di un prigioniero e di tagliare la gola alla madre di un altro.

Fatti morire di freddo
Nel settembre 2002 nella struttura Cobalt, nota come 'Salt Pit', in Afghanistan, i prigionieri erano detenuti in isolamento e al buio. Le loro celle avevano solo un secchio per i bisogni. Il primo detenuto in quella prigione fu Redha al-Najar, guardia del corpo di Bin Laden. Dopo mesi di privazione del  sonno era un "uomo distrutto", come emerge dalle registrazioni della Cia, ma la sua situazione peggiorò ancora. I funzionari iniziarono a tagliare le sue razioni di cibo, lo incatenarono al freddo mettendogli un pannolone invece che concedergli l'uso del bagno. Venne quindi interrogato alla fine del 2002, incatenato a un muro della cella e costretto a stare sul pavimento di cemento nudo, con solo una felpa. Morì e l'autopsia evidenziò che la causa fu ipotermia.