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POLITICA

E oggi il capo del governo vola a Londra

Senato, si cambia. Renzi sfida chi dice no: "Saranno in minoranza"

Il premier va avanti nonostante le critiche e le polemiche: "Mi gioco tutto, dobbiamo essere rapidi". Dubbi anche dal ministro Giannini, ma in Cdm anche lei vota sì
 

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Matteo Renzi
Dopo le trasferte di oggi a Londra e di mercoledì a Bruxelles "per qualche settimana, anzi per un mese, i miei appuntamenti internazionali subiscono una severa frenata. Da giovedì mi concentro a tempo pieno sulle questioni interne". Così il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in conferenza stampa al termine della riunione del Consiglio dei ministri annuncia che questi saranno i suoi ultimi viaggi prima di un mese di intensa politica italiana.

Intanto, dopo una vigilia di aspre polemiche, è con un voto unanime che il Consiglio dei ministri dà il via libera al ddl che cambierà Senato e Titolo V della Costituzione. Una riforma che è "una grandissima svolta per la politica e le istituzioni" e che chiude "un dibattito trentennale", annuncia il premier Matteo Renzi al termine del Cdm, confermando che il Senato del futuro non sarà elettivo, costerà molto meno e non voterà né la fiducia né il bilancio. E lanciando il guanto di sfida al popolo dei contrari: "Saranno in minoranza, al Senato e nel Paese". Renzi, quindi, non frena il treno delle riforme e dopo un Cdm durato quasi due ore appare ancora più sicuro. Anche perché, nel frattempo, incassa nuovamente il sostegno del Presidente Giorgio Napolitano. "E' noto da tempo" che il Capo dello Stato abbia espresso la sua convinzione sul "superamento del bicameralismo paritario", spiega il Quirinale.

E un plauso arriva anche dall'ad della Fiat Sergio Marchionne, che invita a non frenare il premier "rottamatore" perché i mercati "stanno apprezzando ciò che sta accadendo in Italia". E Renzi non sembra intenzionato ad arretrare di una virgola. "E' fondamentale" che si arrivi all'ok della prima lettura del ddl al Senato "entro le Europee", sottolinea, avvertendo che, "di fronte a populismo e antipolitica", la classe politica non debba mettere, come gli struzzi, "la testa sotto la sabbia". L'obiettivo, rileva il premier, è portare avanti un "elemento di novità", ovvero il fatto che, ora, "i cittadini vedono come la classe politica stia rischiando assieme a loro". Concetto che Renzi gira direttamente al M5S: "Non è un caso se in questo momento quello che più di tutti, come si dice a Roma, sta a rosica', è Beppe Grillo". Eppure, fino a poche ore fa, il ddl destinato a "rottamare" il vecchio Senato era ancora circondato da ombre.

Tanti erano stati i dubbi a partire da quelli, particolarmente rumorosi, rivendicati dal presidente del Senato Pietro Grasso. Perplessità che Grasso non smentisce, rassicurando, tuttavia, "sull'imparzialità" del suo ruolo. E a Grasso, si affianca il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, che, pur votando sì in Cdm, invita Renzi a non correre avanzando un dubbio, quello sui tempi, che serpeggia anche nei partiti alleati della maggioranza. Senza contare la fronda dei senatori Pd che già aveva manifestato il suo malumore in un documento e che, nelle parole della senatrice dem Angelica Saggese, reitera il suo messaggio: "Non possiamo accettare un progetto a scatola chiusa. Serve confronto". Parole cui Renzi risponde per le rime. "Il Pd non mi preoccupa, credo ci sarà una grande condivisione del progetto", rimarca il premier, respingendo anche il pressing di FI sulla legge elettorale.

A Berlusconi, infatti, assicura che il "Pd rispetterà gli impegni", sottolineando al tempo stesso di "non avere motivi" per dubitare che sia il Cavaliere a infrangere il patto del Nazareno. Un patto che, oltre all'Italicum, comprende anche le riforme di Senato, Titolo V, e l'abolizione del Cnel, ricorda Renzi. Riforme su cui il premier era stato chiaro fin da subito: "Mi gioco tutto, io non mollo".